{"id":1000007120,"date":"2024-08-05T13:18:16","date_gmt":"2024-08-05T16:18:16","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000007120"},"modified":"2024-08-05T13:18:18","modified_gmt":"2024-08-05T16:18:18","slug":"imprese-dazi-clima-ed-energia-difendere-lalluminio-in-europa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000007120","title":{"rendered":"Imprese, \u00abDazi, clima ed energia. Difendere l&#8217;alluminio in Europa\u00bb"},"content":{"rendered":"\n<p>L&#8217;Europa deve importare circa 8 milioni di tonnellate di alluminio primario all&#8217;anno, a fronte di un utilizzo totale di metallo grezzo, incluso quindi quello proveniente dal riciclo, di poco pi\u00f9 di 13,5 milioni di tonnellate. Negli ultimi anni l&#8217;Ue ha avuto infatti un forte calo nella produzione di primario con una perdita del 65%, e la produzione interna che era oltre 3 milioni di tonnellate nel 2000 ammonta oggi a sole circa 950.000 tonnellate. Una situazione a rischio per un materiale ad alta tecnologia, di ampio e crescente utilizzo in ogni segmento industriale dai trasporti all&#8217;elettronica, alle strutture e presente nella vita quotidiana di tutti, dal foglio sottile, alle lattine per bevande, all&#8217;arredo, alle finestre, all&#8217;illuminazione. Su questa situazione impattano in particolare nel Vecchio continente circostanze legate alle caratteristiche stesse della produzione e alla supply chain del versatile metallo leggero: l&#8217;elevato consumo di energia nella sua produzione su cui pesano alti e crescenti costi; la effettiva disponibilit\u00e0 del metallo grezzo e i problemi nelle catene di fornitura, come i dazi sull&#8217;import in Ue, inconcepibili per una materia prima che non abbiamo; le misure climatiche che impattano sui costi di produzione, sia come costo che come dazio all&#8217;import da Paesi meno virtuosi dell&#8217;Ue; aggiungiamo poi le pressioni lobbystiche per sanzioni autolesioniste costruite ad arte anche in relazione a crisi internazionali come il conflitto tra Russia e Ucraina. Abbiamo parlato con Mario Conserva, fondatore di METEF, la fiera di riferimento sull&#8217;alluminio in Italia creata 25 anni fa, direttore della Rivista Alluminio e Leghe, presidente di FACE, la confederazione che rappresenta gli interessi di trasformatori e utilizzatori di alluminio in Europa. &#8216;Il fattore energia \u00e8 un elemento che ha caratterizzato l&#8217;industria dell&#8217;alluminio sin dalla sua origine, anche quando la questione prezzi non era &#8216;calda&#8217; come \u00e8 attualmente&#8217;, ha spiegato Conserva. Oggi uno tra i primi interventi chiave \u00e8 senza dubbio nel miglior sfruttamento di quella che \u00e8 una caratteristica fondamentale del metallo leggero e sue leghe, quella di poter essere recuperato e riciclato quasi infinitamente senza apprezzabili perdite di qualit\u00e0 metallurgiche e tecnologiche. Dal punto di vista del costo energetico, rimettere in ciclo il metallo leggero consente di recuperarne gli oneri della produzione elettrolitica, ed \u00e8 per questo che da sempre si parla di alluminio come di una banca di energia, ne serve per la prima produzione ma te la restituisce se ti impegni a recuperarlo ed a rimetterlo in ciclo correttamente. Noi italiani- ha sottolineato Conserva- il riciclo dell&#8217;alluminio lo abbiamo praticamente inventato tanti anni fa, quando c&#8217;era molta spensieratezza sulla questione energetica, e oggi siamo giustamente in posizione di leader. La seconda cosa comunque da fare, ed affrontata in effetti da tutti i principali produttori mondiali, \u00e8 migliorare le tecnologie di produzione del metallo primario e scegliere le giuste fonti di energia per le fabbriche di elettrolisi dell&#8217;alluminio, gli smelter; subentra qui la questione di ecosostenibilit\u00e0 e l&#8217;obiettivo decarbonizzazione, una cosa \u00e8 utilizzare per fare il metallo primario energia da fonti fossili ad alta impronta di CO2, altra cosa sono le produzioni con energia idroelettrica o solare, abbiamo ai nostri confini produttori di alluminio di qualit\u00e0 eccezionale e prodotto da energia idroelettrica, come in Norvegia o in Siberia, Paesi con molta acqua, mentre in Medio Oriente stanno portando avanti importanti applicazioni su alluminio solare&#8217;. Costi energetici pi\u00f9 bassi e tutela dell&#8217;ambiente, evitando i fossili: anche in questo l&#8217;alluminio supera il test della sostenibilit\u00e0. &#8216;Il problema dell&#8217;energia per la produzione di alluminio \u00e8 usarne di ecosostenibile, questo avr\u00e0 un peso enorme nei prossimi anni&#8217;, ha evidenziato Mario Conserva, segretario generale di FACE. &nbsp;&#8216;Bene quindi il riciclo dell&#8217;alluminio, punto molto importante dove l&#8217;industria ha giocato ottime carte- ha proseguito Conserva- In Europa se ne recupera pi\u00f9 del 50%, ed arriva oltrech\u00e8 dagli scarti dell&#8217;industria, dai rottami auto, dai cavi, dall&#8217;edilizia, dalle pentole e dagli imballaggi di vario tipo che utilizziamo ogni giorno, il percorso non \u00e8 stato facile, ma i risultati ci sono, sottolineo che in Italia abbiamo raggiunto un ottimo obiettivo. D&#8217;altro canto la produzione interna di primario non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 da noi da anni quindi abbiamo puntato molto su recupero e riciclo, con risultati importanti&#8217;. Comunque, nonostante i buoni risultati di recupero e riciclo, resta il serio problema in Ue di mancanza di metallo grezzo primario, data la crescita continua a livello globale della domanda di alluminio (ne sono state utilizzate nel mondo lo scorso anno intorno a100 milioni dei tonnellate di cui circa 70% primario ed il resto secondario da riciclo; le previsioni pi\u00f9 accreditate vedono 150 milioni di tonnellate utilizzate nel 2050, 55% secondario e 45% primario). &#8216;Il fatto \u00e8- ha aggiunto Conserva- che in Europa manca il grezzo, manca in particolare l&#8217;alluminio primario, ne produciamo oggi meno del 15% di quanto serve per alimentare le industrie e gli impieghi a valle, i costi energetici ci hanno colto impreparati, le grandi multinazionali hanno delocalizzato i loro smelter dal vecchio continente, e noi italiani, pur con una capacit\u00e0 produttiva relativamente modesta rispetto alla domanda interna, siamo stati tra i primi&#8217;. In sostanza l&#8217;alimentazione della filiera alluminio dell&#8217;Unione Europea \u00e8 legata fortemente all&#8217;import di grezzo primario, ma \u00e8 qui che si crea un nodo sinora irrisolto\u00bb. Abbiamo ancora una vecchia eredit\u00e0 di un dazio all&#8217;import di metallo grezzo- ha precisato Conserva- la misura tariffaria era stata introdotti decine e decine di anni fa quando in Europa producevamo alluminio primario e la tariffa poteva essere vista come una protezione, ma questa protezione non ha chiaramente funzionato, non ha potuto difendere nulla, ma ciononostante i dazi sul metallo grezzo sono sempre l\u00ec pressoch\u00e9 invariati dopo una modestissima revisione del 2007 che non modific\u00f2 in alcun modo il danno per i trasformatori e gli utilizzatori a valle di alluminio in Ue; e stiamo parlando di cifre importanti, valutate dall&#8217;Universit\u00e0 Luiss di Roma in una perdita di competitivit\u00e0 del sistema a valle alluminio in Ue di circa 18 miliardi di euro nel periodo 2000-2018\u2032. Detto in altri termini, un prodotto in alluminio in Europa gi\u00e0 in partenza costa pi\u00f9 di uno prodotto altrove, diciamo in Cina, un costo superiore il che rappresenta con tutta evidenza un pesante freno alla competitivit\u00e0 delle migliaia di piccole e medie aziende del segmento a valle dell&#8217;alluminio in Ue che valgono, secondo le stime di FACE, il 75% del fatturato e circa il 90% dell&#8217;intera forza lavoro in Unione Europea. Altro tema relativo ai dazi \u00e8 il Cbam-Carbon Border Adjustement Mechanism, un &#8216;dazio ambientale&#8217; che l&#8217;Ue prevede sui prodotti importati da Paesi che non hanno le stesse regole climatiche per la riduzione delle emissioni di carbonio europee. Quei prodotti costerebbero in partenza meno di quelli europei, senza il costo del carbonio, e la loro produzione comporterebbe l&#8217;emissione dello stesso, vanificando la lotta \u2013 globale \u2013 alle emissioni nemiche del clima e danneggiando la competitivit\u00e0 delle imprese italiane. Si tratta per\u00f2 di un&#8217;altra zavorra sul settore dell&#8217;alluminio, un dazio appunto ambientale. Il meccanismo del Cbam &#8216;\u00e8 una costruzione complicatissima- ha commentato Mario Conserva- vorrebbe essere perfetto ma in realt\u00e0 risulta impraticabile&#8217;. Secondo le stime di FACE l&#8217;effetto cumulativo del dazio sull&#8217;import dell&#8217;alluminio primario, che oggi manca pesantemente alla filiera in Europa, quello degli oneri del Cbam, porterebbe ad un extracosto per il downstream Ue dell&#8217;alluminio intorno 3,6 miliardi di euro per anno, un peso insopportabile in termini di perdita di competitivit\u00e0 sul piano internazionale, in un contesto con Paesi che non hanno le nostre stesse legislazioni climatiche e i nostri stessi vincoli. &#8216;L&#8217;Europa cos\u00ec rischia di perdere posizioni e quello che \u00e8 da sempre stato il nostro punto di forza, l&#8217;eccellenza nella trasformazione, l&#8217;originalit\u00e0 degli impieghi finali e degli utilizzi dell&#8217;alluminio e sue leghe nei vari segmenti\u2013 ha avvertito Conserva- a tutto danno di quelle migliaia di piccole e medie aziende di trasformazione e manifattura che tutti dicono di voler difendere ma che alla fine pochissimi difendono veramente. Noi le difendiamo, fin dove \u00e8 possibile, e quello che ci conforta \u00e8 che la voce di FACE, insieme a quella di altre associazioni di categoria in Italia ed in Europa con noi solidali in queste iniziative per il metallo leggero, viene ascoltata&#8217;. Dunque, sul fronte delle richieste al governo e alle istituzioni, da parte di un settore trasversale cruciale per l&#8217;economia del Paese, &#8216;sicuramente la prima azione da fare- ha sottolineato Conserva- \u00e8 garantire condizioni e regole uniformi, una parit\u00e0 di competizione ai nostri operatori, con le stesse condizioni di accesso alla materia prima che hanno i nostri formidabili concorrenti a Est. I decisori ci debbono aiutare a selezionare i produttori pi\u00f9 adeguati ed ecosostenibili, i pi\u00f9 affidabili e anche pi\u00f9 vicini, perch\u00e9 anche la distanza conta&#8217;. E&#8217; una chiara presa di posizione che pone grande attenzione alle richieste di sanzioni sull&#8217;alluminio primario russo, ritenute penalizzanti per il mancato afflusso in Ue di metallo green e di alta qualit\u00e0 metallurgica, non solo prive di efficacia ma autolesioniste per il downstream Ue, &#8216;tenendo conto che il metallo di qualit\u00e0 cui dovrebbero rinunciare gli operatori europei \u00e8 apprezzatissimo in Cina, che anche in virt\u00f9 di questo regalo potr\u00e0 aumentare la capacit\u00e0 competitiva a nostro danno&#8217; ha concluso Mario Conserva.<\/p>\n\n\n\n<p>Roberto Antonini<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;Europa deve importare circa 8 milioni di tonnellate di alluminio primario all&#8217;anno, a fronte di un utilizzo totale di metallo grezzo, incluso quindi quello proveniente dal riciclo, di poco pi\u00f9 di 13,5 milioni di tonnellate. 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