{"id":1000006792,"date":"2024-07-21T09:38:59","date_gmt":"2024-07-21T12:38:59","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000006792"},"modified":"2024-07-21T09:39:00","modified_gmt":"2024-07-21T12:39:00","slug":"paolo-guninelli-omaggia-leopardi-in-mostra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000006792","title":{"rendered":"Paolo Guninelli Omaggia Leopardi in Mostra"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>alla &nbsp;Biblioteca Nazionale Napoli<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 18 Ottobre si potr\u00e0 ammirare alla Biblioteca Nazionale di Napoli la mostra Nel Silenzio.\u00a0 L\u2019opera su carta di Paolo Gubinelli\u00a0 in omaggio a Giacomo Leopardi a cura di Paolo Gubinelli Testi di Fabienne Cacciapuoti, Antonello Tolve, Raffaele Gaetano e Novella Bellucci. Come afferma Antonello Tolve : Nell\u2019ampio e luminoso Omaggio a Giacomo Leopardi di Paolo Gubinelli si legge tutta l\u2019intensit\u00e0 del graffio inteso come stratagemma linguistico \u2013 la pittura, si sa, \u00e8 una questione squisitamente linguistica \u2013 mediante il quale l\u2019artista scava ergograficamente l\u2019apriori poetico per annullare la distanza (la censura) tra scrittura e pittura, fino a raggiungere l\u2019eco delle parole mediante operazioni di ricerca che si avvitano a un silenzio brillante, cromaticamente spigoloso e vibrante. Gubinelli con metodo e disciplina affronta alcuni manoscritti leopardiani (tra questi L\u2019infinito e Alla luna del 1819, A Silvia del 1828, Le ricordanze del 1829, Il tramonto della luna del 1836 o un indimenticabile Luna caduta secondo il mio sogno che poi diventa Lo spavento notturno (conosciuto anche come Odi Melisso) creando pressioni sulla carta, quasi a generare lucide figure acrobatiche disegnate nell\u2019aria poetica che non solo definiscono un elegante dialogo immaginifico tra l\u2019artista e il poeta, ma intersecano anche tempi (spazio) e temperature (spazialit\u00e0) diverse. Chiamando a s\u00e9 una riflessione di Simonide ricordata da Plutarco in uno dei suoi settantotto \u03b8\u03b9\u03ba\u03ac (Moralia), e pi\u00f9 esattamente il \u03a0\u03cc\u03c4\u03b5\u03c1\u03bf\u03bd \u03b8\u03b7\u03bd\u03b1 \u03bf\u03b9 \u03ba\u03b1\u03c4 \u03c0\u03cc\u03bb\u03b5\u03bc\u03bf\u03bd \u03ba\u03b1\u03c4 \u03c3\u03bf\u03c6\u03af\u03b1\u03bd \u03bd\u03b4\u03bf\u03be\u03cc\u03c4\u03b5\u03c1\u03bf\u03b9 (De gloria Atheniensium) in cui si legge che la pittura \u00e8 poesia silenziosa, la poesia \u00e8 pittura che parla (tra l\u2019altro la frase \u2013 \u03b6\u03c9\u03b3\u03c1\u03b1\u03c6\u03b9\u03ba\u03ae \u03b5\u03af\u03bd\u03b1\u03b9 \u03c0\u03bf\u03af\u03b7\u03c3\u03b7 \u03c0\u03bf\u03c5 \u03c3\u03c9\u03c0\u03b1\u03af\u03bd\u03b5\u03b9 \u03ba\u03b1\u03b9 \u03b7 \u03c0\u03bf\u03af\u03b7\u03c3\u03b7 \u03b5\u03af\u03bd\u03b1\u03b9 \u03b6\u03c9\u03b3\u03c1\u03b1\u03c6\u03b9\u03ba\u03ae \u03c0\u03bf\u03c5 \u03bc\u03b9\u03bb\u03ac\u03b5\u03b9 \u2013 non sfugge a Leonardo e anzi la rimodella nel suo Trattato della pittura: \u201cla pittura \u00e8 una poesia muta, e la poesia \u00e8 una pittura cieca o anche la pittura \u00e8 una poesia che si vede e non si sente, e la poesia \u00e8 una pittura che si sente e non si vede\u201d), Paolo Gubinelli innesca un dialogo serrato con Leopardi che insegue sempre dalla parte della linea, del tratto, dell\u2019unit\u00e0 grafica: e questo per dar luogo a una sorta di groviglio miocinetico dove si intravedono la mano pensante del poeta e quella dell\u2019artista avvicinarsi, sovrimprimersi sulla superficie per generare un innesco a catena tra il simbolismo delle linee, quello lontano dei suoni, quello del corpo (il corpo della parola e il corpo della graffiatura), quello dei colori (applicati a mano e a secco dall\u2019artista sulla carta) e quello perfettamente analitico dell\u2019energia calligrafica. In una mia ricerca storiografica e scientifica sulla figura di Paolo Gubinelli e il suo dialogo intenso con Giacomo Leopardi apro il saggio dicendo : La storia della critica leopardiana\u00a0 ha assunto con difficolt\u00e0 la figura di un Giacomo Leopardi filosofo. Soltanto nel 1947 apparvero due testi che segnarono una svolta all\u2019interno della considerazione critica del pensiero di Leopardi: Leopardi progressivo di Cesare Luporini\u00a0 e La nuova poetica leopardiana di Walter Binni.\u00a0 Tali testi assumevano il pensiero di Giacomo Leopardi sulla base di un interesse che rimosse dal campo degli studi critici su Leopardi la centralit\u00e0 e soprattutto l\u2019esclusivit\u00e0 della poesia. Gran parte della critica si era fino ad allora rifiutata di considerare l\u2019opera di Leopardi come un\u2019opera di respiro europeo, e si era soffermata sulle riflessioni del poeta di Recanati, intendendole soltanto come l\u2019espressione di un pensiero provinciale, a-sistematico, formulato da un poeta idillico. Frutto di un\u2019esperienza individuale di dolore e solitudine isolati, tale pensiero non era suscettibile di una considerazione storicamente determinata che potesse assurgere a chiave di lettura di un\u2019epoca, n\u00e9 tanto meno era degna di concettualizzazione in sede interpretativa, a discapito del conferimento di univocit\u00e0 a tutti gli scritti del recanatese, che perpetuarono nell\u2019essere considerati ora come espressioni in termini idillici di una debolezza fisica e corporale dell\u2019autore, ora come espressioni di una fenomenale capacit\u00e0 di resa stilistica e letteraria di temi e figure tipiche dell\u2019infelicit\u00e0 romantica, ora come entrambe le cose. L\u2019attenzione da parte di Luporini e Binni alla ricostruzione storica degli avvenimenti politici che potevano aver segnato l\u2019evoluzione del pensiero di Leopardi, e la ricognizione di questi temi all\u2019interno delle produzioni liriche del poeta, favorirono una lettura che faceva della dimensione politica e attiva quella centrale per l\u2019elaborazione poetica e moralistica di Leopardi. I problemi dell\u2019operosit\u00e0, dell\u2019attivit\u00e0, della prassi, vengono letti, in queste opere, come aspetti dell\u2019analisi delle grandi azioni, che Leopardi accosta al tema dell\u2019illusione, della virt\u00f9 e del rapporto con la civilt\u00e0. Questo modo di intendere la riflessione di Leopardi sull\u2019azione, con analisi dell\u2019idea di progresso, e la sottolineatura della smentita da parte di Leopardi della perfettibilit\u00e0 dell\u2019uomo e della civilt\u00e0, comporta per\u00f2 un sacrificio di quegli aspetti pi\u00f9 cari ad un diverso e pi\u00f9 recente filone di critica leopardiana, l\u2019attenzione della quale si \u00e8 spostata piuttosto su temi di carattere prettamente filosofico e ontologico. Tra tutti gli altri interessi della critica, non si pu\u00f2 prescindere dal ritenere rilevante il modo in cui la vita attiva, intesa da Luporini e Binni &#8211; e da molti sostenitori e seguaci delle loro tesi\u00a0 quasi esclusivamente\u00a0 come eroismo e fonte di grandi azioni in ambito politico, possa essere letta sul piano dell\u2019attenzione alla metafisica leopardiana, conseguentemente al rilievo che assume in questa prospettiva il tema del nulla. Questo diverso modo di approcciare il dialogo tra Gubinelli e il tema delle opere di Leopardi emerge una volta che dell\u2019azione si sia sottolineata l\u2019attenzione alla quotidianit\u00e0, alla corporeit\u00e0 dell\u2019esperienza, alla critica dello spiritualismo e alla definizione di alcune figure, esemplari per questi aspetti, sia all\u2019interno della poetica leopardiana, e sia nella pittura dell\u2019artista . Tratto peculiare della critica leopardiana degli ultimi anni \u00e8 proprio l\u2019attenzione nei confronti del concetto di nulla leopardiano, che individua in Giacomo Leopardi un precursore rispetto a delle correnti del pensiero nichilistico o negativo. Alberto Caracciolo nel 1987 radun\u00f2 i passaggi delle proprie opere all\u2019interno di una raccolta \u201cartigianale\u201d intitolata significativamente Leopardi e il nichilismo.\u00a0 L\u2019attenzione prestata da parte dello studioso all\u2019interno delle diverse parti delle proprie opere nei confronti del nulla leopardiano nasce dichiaratamente da un\u2019esperienza di vita\u00a0 da lui stesso definita \u00abanaloga\u00bb\u00a0 a quelle vissute da Leopardi e Heidegger nel corso delle loro esistenze.\u00a0 Tale vicinanza comport\u00f2, per lo studioso Caracciolo, una volont\u00e0 di interessamento nei confronti di quelle che lui stesso definisce le tre \u00abLeitworte: morte- Dio- tempo\u00bb.\u00a0 In lui nacque cos\u00ec il rifiuto per la dimensione della critica che faceva di Leopardi e Heidegger un\u2019espressione della crisi del pensiero borghese europeo in decadenza. Caracciolo interpreta la questione della meditazione sul nulla in modo da non leggere tale riflessione svolta da Leopardi\u00a0 come un motivo di evasione dall\u2019impegno politico o di rifiuto pessimistico della vita. Egli si esprime contro la critica letteraria leopardiana, colpevole di generare in lui una \u00abimpressione di esaurimento\u00bb,\u00a0 perch\u00e9 incapace di \u00absentire la domanda estetica come domanda totale\u00bb.\u00a0 Nel caso della lettura di Croce\u00a0 nota una incapacit\u00e0 di comprendere la vera dimensione del vissuto leopardiano, da Croce stesso descritto come una \u00abvita strozzata\u00bb, come se Leopardi fosse stato un uomo da principio votato all\u2019azione, ma ostacolato in ci\u00f2 da una \u00abforza bruta di carattere fisico e intrinseco\u00bb.\u00a0 Vera natura di Leopardi, secondo Caracciolo, era quella della contemplazione, del senso vitale e poetico, che si spense interiormente in lui a causa dell\u2019\u00abaridit\u00e0 pi\u00f9 quotidiana e insignificante\u00bb. Coerentemente con questa ricostruzione, Caracciolo sottolinea \u00abla coscienza vivissima che Leopardi ebbe del carattere religioso infinito e catartico dell\u2019esperienza poetica rispetto alla bassezza e alla quotidianit\u00e0, la coscienza della necessit\u00e0 della poesia perch\u00e9 si abbia vita morale\u00bb,\u00a0 dando il proprio consenso all\u2019interpretazione metafisico-religiosa della poesia leopardiana fornita da Vossler,\u00a0 per il quale \u00ab\u201dil distacco del poeta dal cattolicesimo e il suo approdo alla metafisica del Nulla infinito\u201d non rappresentano \u201clo spegnimento di ogni fede religiosa\u201d, ma \u201cil passaggio ad una forma tutta personale di religione seppure di inconsapevole religione\u201d\u00bb. L\u2019\u00abinsopprimibile bisogno di trascendere il limite e il sensibile\u00bb si configura, secondo Caracciolo, come espressione di \u00abun\u2019esigenza religiosa anche se non si obiettivi in Dio\u00bb.\u00a0 La critica di Caracciolo alla lettura di Croce del pensiero e della vita di Leopardi pu\u00f2 essere compresa soprattutto facendo riferimento alla questione del nulla. Il riconoscimento, da parte di Caracciolo stesso, di una certa rilevanza al pensiero di Leopardi \u00e8 giustificato, oltre che dalla presenza della riflessione sul problema della strutturalit\u00e0 del male nel mondo, anche da quella sul nihil stesso, cui Caracciolo attribuisce la caratteristica della bipolarit\u00e0. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img data-recalc-dims=\"1\" fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"486\" height=\"772\" data-attachment-id=\"1000006795\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000006795\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/gubinelli2.jpg?fit=486%2C772&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"486,772\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"gubinelli2\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/gubinelli2.jpg?fit=189%2C300&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/gubinelli2.jpg?fit=486%2C772&amp;ssl=1\" data-id=\"1000006795\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/gubinelli2.jpg?resize=486%2C772&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-1000006795\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/gubinelli2.jpg?w=486&amp;ssl=1 486w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/gubinelli2.jpg?resize=189%2C300&amp;ssl=1 189w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/gubinelli2.jpg?resize=450%2C715&amp;ssl=1 450w\" sizes=\"(max-width: 486px) 100vw, 486px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" width=\"480\" height=\"521\" data-attachment-id=\"1000006794\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000006794\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/gubinelli-3-3376930505-e1718713518942.jpg?fit=480%2C521&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"480,521\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"gubinelli-3-3376930505-e1718713518942\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/gubinelli-3-3376930505-e1718713518942.jpg?fit=276%2C300&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/gubinelli-3-3376930505-e1718713518942.jpg?fit=480%2C521&amp;ssl=1\" data-id=\"1000006794\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/gubinelli-3-3376930505-e1718713518942.jpg?resize=480%2C521&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-1000006794\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/gubinelli-3-3376930505-e1718713518942.jpg?w=480&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/gubinelli-3-3376930505-e1718713518942.jpg?resize=276%2C300&amp;ssl=1 276w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/gubinelli-3-3376930505-e1718713518942.jpg?resize=450%2C488&amp;ssl=1 450w\" sizes=\"(max-width: 480px) 100vw, 480px\" \/><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<p>Caracciolo confronta il testo del Cantico del Gallo Silvestre di Leopardi con Was ist Metaphysik? di Heidegger: essi rivelano che, quando si guardi a fondo, ci si accorge che ad essere determinante nel nichilismo non \u00e8 la perdita di senso (Wertl\u00f6sigkeit) legata al nihil inteso \u00abcome niente oggettivo e oggettivante\u00bb,\u00a0 ma \u00abil nihil come Nulla religioso\u00bb.\u00a0 Nihil consiste perci\u00f2 in un\u2019espressione identica stante a significare due realt\u00e0 \u00abantagonistiche\u00bb: il Nulla come \u00abspazio trascendentale di Dio, di quello che assicura il senso, come scaturigine della fede e delle varie possibili figure della fede\u00bb e il niente \u00abcome negazione del senso, dell\u2019esser degno di essere, come morte\u00bb. Il dualismo o meglio il dialogo tra Gubinelli e il Poeta ci permette di capire che nel suo intervento sull\u2019opera leopardiana dove alla base del suo linguaggio c\u2019\u00e8 incontro- scontro tra il Nulla religioso, che nell\u2019interrogare privo di risposta\u00a0 d\u00e0 senso all\u2019\u00abarcano mirabile e spaventoso dell\u2019esistenza universale\u00bb del Cantico; e il niente oggettivante, inteso in senso onto-assiologico, configurantesi come \u00abbruto e muto\u00bb. L\u2019aspetto di trascendentalit\u00e0 caratterizzante lo spazio di Dio nella riflessione sul nichilismo svolta da parte di Caracciolo trova particolare giustificazione innanzitutto per merito della teoria sull\u2019opera di genio di Giacomo Leopardi, la quale rappresenta \u00abal vivo la nullit\u00e0 delle cose\u00bb.\u00a0 Il rapporto tra la poesia e il male nel mondo \u00e8 analizzato dallo stesso Caracciolo,\u00a0 e riconosciuto come strumento con valore catartico, \u00abincontro dello Spazio della Trascendenza e del mondo\u00bb\u00a0 disvelante la dimensione della sofferenza. In una nuova forma della discussione sulla fede come fondamento delle opere, tale dolore risulta evocato e placato,\u00a0 attribuendo alle opere un valore solo se perseguite in coerenza con la dimensione della fede. L\u2019inevitabilit\u00e0 della validit\u00e0 delle \u00abtavole di legge\u00bb\u00a0 come \u00abprincipio o imperativo o apriori dell\u2019eterno\u00bb\u00a0 per l\u2019uomo contemporaneo \u00e8 dimostrata dal fatto che \u00abnessuna critica finora ha anche solo scalfito la realt\u00e0 vera allusa dalle\u00a0 parole\u00bb \u00abassoluto, spirito, eternit\u00e0\u00bb.\u00a0 La lotta della poesia contro il male nel mondo appartiene alla realt\u00e0 della fede perch\u00e9 consiste nel trovare un senso, o un maggior senso, proprio dove questo appariva assente. E questo intravedere una luce di senso nella negativit\u00e0 assoluta \u00e8 l\u2019esito della lirica di Leopardi: l\u2019assunzione dell\u2019angoscia si converte in \u00abpace\u00bb e \u00abgioia\u00bb, divenendo il fondamento della possibilit\u00e0 stessa di agire. Caracciolo afferma, in sintesi, che nel pensiero di Leopardi la possibilit\u00e0 di \u00abinnumeri figure\u00bb trascendenti, personali o impersonali,\u00a0 indipendentemente dalla presenza di un Dio o meno, \u00e8 espressa dalla bipolarit\u00e0 che il poeta di Recanati ha colto tra il nihil oggettivante di significato onto-assiologico e il nihil inteso nel senso del Nulla religioso, spazio della trascendenza che consente di intravedere un senso e di fondare l\u2019\u00abarcano mirabile e spaventoso dell\u2019esistenza universale\u00bb del Cantico del Gallo Silvestre. L\u2019adesione alla critica che di Leopardi fece K. Vossler\u00a0 e l\u2019attenzione per un aspetto per cos\u00ec dire \u201cplatonico mistico\u201d\u00a0 e \u201csalvifico-soterico\u201d\u00a0 della concezione del Nulla in senso religioso per continuare ad utilizzare l\u2019espressione caraccioliana \u2013 \u00e8 oggetto generale di critica da parte di un altro autore del XX secolo: Sergio Givone.\u00a0 L\u2019autore della Storia del nulla intraprende la sua lettura del pensiero di Leopardi a partire soprattutto dalla volont\u00e0 di critica nei confronti degli sviluppi della lettura che del pensiero del poeta di Recanati d\u00e0 un altro importante protagonista della critica leopardiana degli ultimi anni: Emanuele Severino. La contrapposizione tra i due interpreti si gioca sulla possibilit\u00e0 di considerare la questione del nulla leopardiano come \u00abnegazione pura e semplice di qualsiasi ontologia\u00bb, per Severino,\u00a0 oppure come meontologia o metafisica del Nulla che preserva l\u2019enigmaticit\u00e0 dell\u2019essere che si converte nel nulla, per Givone.\u00a0 Le critiche rivolte a Severino da parte di Givone si possono riassumere in tre punti: innanzitutto il punto di vista sul nulla, impiantato sulla verit\u00e0, verrebbe a dissiparsi se fosse fondata l\u2019idea di una verit\u00e0 che \u00e8 nulla, che \u00e8 annientamento. Tale punto di vista o sguardo rende possibile il rapporto con la verit\u00e0 nonostante sembri negarla. Givone descrive questo sguardo definendolo come sguardo che accomuna poesia e filosofia all\u2019interno del pensiero di Leopardi.\u00a0 Si tratta di un punto di vista capace di cogliere la verit\u00e0 in tutta la sua totalit\u00e0 di annientamento, ma che porta dentro di s\u00e9 il nulla che la costituisce, non essendo esso stesso annientato nella dialettica tra verit\u00e0 ed illusione. Dunque la poesia diventa la \u00absuprema ironia\u00bb che giunge alla verit\u00e0 al di l\u00e0 della verit\u00e0 stessa, illudendo e mentendo. L\u2019 al di l\u00e0 in questione della verit\u00e0 non \u00e8 la pura autotrasparenza del non essere di tutte le cose che sono, ma \u00e8 laddove \u00abla verit\u00e0 \u00e8 sempre altra da s\u00e9, figlia del divenire\u00bb. Il secondo aspetto della critica a Severino da parte di Givone intende esprimere una caratteristica propria del nulla stesso. Esso deve necessariamente stare metafisicamente al di l\u00e0 del processo temporale di dissolvimento proprio del cosiddetto divenire. Se cos\u00ec non fosse non avrebbe senso parlare di nulla come origine di tutte le cose &#8211; e Leopardi ne parla in un passo dello Zibaldone\u00a0 in modo pi\u00f9 radicale delle sue stesse fonti di ispirazione. Givone lascia intendere come per lui Leopardi stesso consideri il nulla non stante \u00abal culmine o alla fine di una parabola di consumazione\u00bb,\u00a0 bens\u00ec come ci\u00f2 in cui l\u2019essere \u00e8 convertito fin dall\u2019inizio. Questa viene presentata come uno dei migliori argomenti a favore della meontologia o ontologia del nulla. Ma questo riconoscimento della volont\u00e0 di Leopardi di non negare il fondamento non \u00e8 sufficiente per illustrare la posizione di Givone, originale anche nei confronti degli altri autori sopra citati (Caracciolo e Vossler). La terza critica a Severino pu\u00f2 dare ragione di tale originalit\u00e0: riguarda il non annientamento delle cose da parte del nulla, ma il fatto che esse risultano dal nulla poste in evidenza in tutta la loro enigmaticit\u00e0.\u00a0 Secondo Givone il pensiero di Leopardi si rapporta alla verit\u00e0 del nulla in modo estetico: la verit\u00e0 \u00e8 libert\u00e0, perch\u00e9 libera fornendo all\u2019uomo un\u2019\u00abautentica esperienza di libert\u00e0\u00bb\u00a0 attuando uno \u201csfondamento\u201d di quello che pu\u00f2 essere inteso come il presupposto che dovrebbe, secondo necessit\u00e0, governare la realt\u00e0\u00a0 ossia il principio di ragione, inteso come ratio che tutto spiega ma che \u00abtutto annichilisce\u00bb. Per Givone in Leopardi la verit\u00e0 non si oppone all\u2019illusione come nel nichilismo, ma ha luogo nell\u2019illusione e nella menzogna. Si tratta di un platonismo eccentrico, di una meontologia, o ontologia del nulla, che privilegia la dimensione estetica del nulla. \u00c8 ultranichilista nella sua volont\u00e0 di superare il nichilismo all\u2019interno del nichilismo stesso, fornendo una diversa visione dell\u2019alternativa interna ad esso che contrappone mondo vero e mondo falso: la poesia e l\u2019arte si presentano come \u00abconsolazione metafisica\u00bb,\u00a0 da condannare per il loro carattere illusionistico, e da salvare per lo stesso motivo della loro condanna.\u00a0 Givone, dunque, in questo senso asserisce che la tradizione del neoplatonismo a cui far assurgere il pensiero di Leopardi non \u00e8 quella mistica, ma quella estetica: \u00abl\u2019accento cade sull\u2019essere che \u00e8 lasciato essere piuttosto che sull\u2019essere che \u00e8 al di l\u00e0 dell\u2019essere. Cade sull\u2019incanto e sull\u2019enigma di un puro e libero star l\u00ec, piuttosto che sulla certezza, sul possesso, sulla piena soddisfazione. Ed esige uno sguardo che non chiede perch\u00e9, o se lo chiede, \u00e8 per far risuonare l\u2019inoggettivabile, il non afferrabile dalla risposta\u00bb. Il ruolo del nulla in merito a tale arcano enigmatico \u00e8 quello di salvaguardare l\u2019\u201dessere come sono\u201d proprio delle cose: \u00abfragili, effimere, mortali\u00bb esse permangono proprio per questo nella loro dignit\u00e0 di \u00abessere amate nella loro realt\u00e0 sospesa tra una doppia negazione\u00bb.\u00a0 Secondo Givone nel pensiero di Leopardi la verit\u00e0 \u00e8 la libert\u00e0 propria dell\u2019Uno o nulla, la possibilit\u00e0 di manifestare la sua potenza indifferentemente negli opposti, la libert\u00e0 dell\u2019essere principio. \u00c8 l\u2019\u00abarcano che il principio di ragione non pu\u00f2 mai sciogliere e perci\u00f2 suscita orrore e meraviglia, spavento e stupore, angoscia e incanto\u00bb.\u00a0 Ed il ruolo di conciliatrice della realt\u00e0 con la verit\u00e0 spetta alla poesia. L\u2019Infinito\u00a0 di Leopardi assume spesso, tra i canti, il ruolo di somma espressione poetica di quel concetto di infinito che in molteplici passi dello Zibaldone, e non solo, trova la sua corrispettiva espressione in prosa.\u00a0 In questi testi non poetici Leopardi sostiene che l\u2019infinito \u00ab\u00e8 un parto della nostra immaginazione, della nostra piccolezza ad un tempo e della nostra superbia\u00a0 \u00e8 un\u2019idea, un sogno, non una realt\u00e0,\u00a0 pare che solamente quello che non esiste, la negazione dell\u2019essere, il niente, possa essere senza limiti, e che l\u2019infinito venga in sostanza a esser lo stesso che il nulla\u00bb , questo viene espresso dal segno e dal gesto che Gubinelli \u00a0crea su queste opere meravigliose dove nel contempo si crea anche\u00a0 l\u2019incontro \u2013 scontro tra Materia e Pittura .\u00a0 \u00a0\u00a0Perci\u00f2, anche se per definirlo l\u2019autore fa riferimento alla limitatezza dell\u2019individuo, alla sua immaginazione, l\u2019infinito stesso appare di fatto avere un legame con il nulla, a prescindere dal singolo che lo concepisce, ma per propria fattezza, per cos\u00ec dire, ontologica. Si rivela dunque interessante osservare come alcuni critici di Leopardi abbiano saputo cogliere il rapporto tra il nulla e l\u2019infinito all\u2019interno di questo componimento poetico che per eccellenza \u00e8 dedicato al tema, e che come tale si dimostra essere una sorta di definitiva consacrazione della concettualizzazione di questo legame. In particolare si vedano le opere di Massimo Cacciari dedicate a Leopardi e un saggio di Cesare Luporini intitolato Assiologia e ontologia nel nichilismo di Leopardi,\u00a0 scritto qualche decennio dopo rispetto al saggio Leopardi progressivo. In esso Luporini considera il tratto assiologico-emozionale del nichilismo leopardiano. Il fallimento della capacit\u00e0 immaginativa e della facolt\u00e0 intellettiva nel cogliere il nulla si deve al fatto che la rivelazione di esso avviene in termini emozionali, attraverso la noia e il tedio, autonomamente rispetto alla ragione. Secondo Luporini, in Leopardi \u00abla realizzazione di siffatta possibilit\u00e0 strutturale\u00bb delle facolt\u00e0 umane di immaginazione, intelletto &#8211; o ragione &#8211; e sentimento\u00a0 affiora per la prima volta proprio in forma poetica in un canto come l\u2019Infinito, che esprime attraverso la dolcezza finale del naufragare leopardiano in quel \u00abmare\u00bb, proprio quella sconfitta dell\u2019intelletto e dell\u2019immaginazione di fronte al coglimento del nulla. Se si conosce il nulla \u00e8 solo grazie alla facolt\u00e0 propria dell\u2019uomo di sentire. Se il pensiero \u00abannega\u00bb nell\u2019infinito, per esso indominabile cos\u00ec come per l\u2019immaginazione, cos\u00ec non fa il sentimento, che naufraga con dolcezza all\u2019interno di esso. La dolcezza estatica non \u00e8 espressione di misticismo, ma di un atto emotivo-assiologico. Di tale atto, sempre secondo Luporini, si impregna anche il nichilismo di Leopardi, che fa del disvalore emozionalmente percepito un\u2019assiologia. Secondo Luporini il nichilismo di Leopardi deriva dal suo \u00absentirsi negato e cancellato dalle cose e dal mondo\u00bb.\u00a0 In sostanza il nichilismo assiologico di Leopardi \u00e8, secondo Luporini, frutto del suo materialismo. Secondo le tesi di questo saggio sono venuti definitivamente meno, in questa fase del pensiero di Leopardi, il senso della vitalit\u00e0, del valore della vita, a favore del sopravanzare del \u00absenso della morte\u00bb\u00a0 presente in molti passaggi dello Zibaldone e delle Operette morali. In quanto antagonista del vitalismo, il senso della morte, appunto, si presenta come \u00absenso del nulla totale\u00bb,\u00a0 \u00abvanit\u00e0, o nullit\u00e0 di valore, di ogni esistente in quanto esistente\u00bb.\u00a0 La conseguenza di questo \u00e8 stata la smentita della \u00abcompattezza e coesione finalistica\u00bb propria della precedente concezione leopardiana della natura. Questa prospettiva \u00e8, per Luporini, la prima delle due concezioni della natura di Leopardi, e si presenta come il nucleo della lettura data alla produzione del poeta di Recanati, all\u2019interno del testo di Luporini Leopardi progressivo.\u00a0 In realt\u00e0, qualora si voglia dare un respiro cronologico ai passi che vengono presi in considerazione da Luporini nel saggio dell\u201988, va sottolineato come Zib. 85 sia, come la numerazione stessa della pagina zibaldoniana indica chiaramente, un passo risalente proprio agli anni di stesura dell\u2019Infinito, quindi certo non facente parte di quella fase in cui Luporini sostiene avvenire il solidificarsi della visione non pi\u00f9 vitalistica della natura. Anche qualora si voglia confermare la suddivisione della concezione della natura leopardiana in diverse fasi di sviluppo, non si pu\u00f2 affermare che questo passo faccia parte della fase di declino del vitalismo, ma se la percezione del senso del nulla \u00e8 correttamente letta da Luporini come atto assiologico-emozionale, si deve cogliere in questo non tanto un\u2019espressione anticipatrice della critica alla prima concezione della natura vitale, quanto un sintomo gi\u00e0 piuttosto chiaro dell\u2019importanza della meontologia di Leopardi, e si dimostrer\u00e0 in che senso questa ontologia del nulla abbia influito sul suo modo di intendere il legame tra la vita attiva e il nulla. I versi dell\u2019Infinito presi in considerazione all\u2019interno del saggio intitolato Leopardi platonicus? scritto da Massimo Cacciari sono quelli che illustrano il naufragio del poeta nel mare dell\u2019immensit\u00e0, e la dolcezza sentita di questo naufragare.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" width=\"724\" height=\"1024\" data-attachment-id=\"1000006793\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000006793\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/Copertina-Gubinelli-001.jpg?fit=1240%2C1754&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1240,1754\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Copertina-Gubinelli-001\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/Copertina-Gubinelli-001.jpg?fit=212%2C300&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/Copertina-Gubinelli-001.jpg?fit=724%2C1024&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/Copertina-Gubinelli-001.jpg?resize=724%2C1024&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-1000006793\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/Copertina-Gubinelli-001.jpg?resize=724%2C1024&amp;ssl=1 724w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/Copertina-Gubinelli-001.jpg?resize=212%2C300&amp;ssl=1 212w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/Copertina-Gubinelli-001.jpg?resize=768%2C1086&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/Copertina-Gubinelli-001.jpg?resize=1086%2C1536&amp;ssl=1 1086w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/Copertina-Gubinelli-001.jpg?resize=450%2C637&amp;ssl=1 450w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/Copertina-Gubinelli-001.jpg?resize=780%2C1103&amp;ssl=1 780w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/Copertina-Gubinelli-001.jpg?w=1240&amp;ssl=1 1240w\" sizes=\"(max-width: 724px) 100vw, 724px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>L\u2019attenzione di Cacciari \u00e8 rivolta alla descrizione del particolare tipo di platonismo che all\u2019interprete \u00e8 dato di riconoscere nelle pagine leopardiane: secondo Cacciari, Leopardi si accosta alle idee platoniche con la volont\u00e0 di tenere ben saldi quei presupposti del suo pensiero materialista che lo avevano condotto alla negazione radicale di \u00abogni teleologismo, di ogni provvidenzialismo, di ogni retorica esaltazione della \u201cdignit\u00e0 dell\u2019uomo\u201d\u00bb. Leopardi \u00e8 portavoce di un platonismo \u00abduro, disincantato, affatto scevro da tutti quegli elementi dialetticoconciliativi che ne avevano pesantemente segnato la tradizione\u00bb. Anche nei versi del famoso naufragio dell\u2019Infinito, secondo Cacciari, un tale platonismo, spogliato dalla tradizione dialettica, tornato alla radice del suo rapporto con l\u2019assoluto, conduce alla possibile comprensione della risposta alla seguente domanda: \u00abci\u00f2 che criticamente reagisce al senso immanentistico- materialistico dominante nel procedere della ragione, pu\u00f2 essere semplicemente la dimensione del \u201cgiovanile error\u201d?\u00bb. Con l\u2019introduzione del problema del \u00abprocedere della ragione\u00bb Cacciari desidera fare affiorare la leopardiana concezione delle idee platoniche, chiarendo cosa Leopardi intenda pi\u00f9 profondamente indicare con l\u2019espressione \u00abcaro immaginar\u00bb. Leopardi, secondo Cacciari, oppone l\u2019immaginazione dell\u2019\u00abet\u00e0 fiorita\u00bb alla ragione, sulla base di uno scontro che per\u00f2 appare molto meno duro del contrasto tra quest\u2019ultima e il pensiero, soprattutto sul piano della riflessione leopardiana sulle idee. La delicata analisi di Cacciari si contrappone implicitamente all\u2019analisi delle facolt\u00e0 umane fatta da Luporini nel saggio sopra analizzato, facendo emergere una ragione che non \u00e8 pensiero, che si manifesta come \u00abratio calcolante\u00bb, pretendente esclusivit\u00e0 e totalit\u00e0 di dominio sul sapere, insaziabile volto dell\u2019idea del nichilismo. Ma fa soprattutto affiorare il carattere di un pensiero che naufraga dolcemente nel mare dei \u00absovrumani silenzi\u00bb e della \u00abprofondissima quiete\u00bb, leopardiane espressioni del nulla: l\u2019\u00abincanto che pensa\u00bb&nbsp; di Leopardi, \u00abpi\u00f9 resistente al procedere del vero effettuale di tutti gli altri \u201cincanti dell\u2019et\u00e0 pi\u00f9 bella\u201d\u00bb&nbsp; consente la salvezza rispetto alla pretesa insaziabile della ragione, che opera in modo tale che \u00abdiscoprendo\/ solo il nulla s\u2019accresce\u00bb.&nbsp; Perci\u00f2 Cacciari risponde all\u2019interrogazione su ci\u00f2 che si oppone al senso immanentistico-materialistico della ragione: in Leopardi \u00e8 il pensiero stesso ad essere soggetto antagonista in questa lotta. Il pensiero permette di osservare il mondo non riconoscendone l\u2019intrinseca aporia costitutiva. In questo senso salva dal nichilismo della ragione che scoprendo accresce il nulla. Per Cacciari una volta distrutto l\u2019oggetto del pensiero, ossia l\u2019idea nel senso platonico, con tutto il suo carico di illusione, viene meno nell\u2019uomo la capacit\u00e0 di stare, il momento dell\u2019\u00aben-ergheia\u00bb,&nbsp; la possibilit\u00e0 di essere illusoriamente felice, perch\u00e9 l\u2019individuo stesso \u00e8 destinato all\u2019insaziabile desiderio di sapere e scoprire. Il problema dell\u2019azione pu\u00f2 dirsi collegato a questa lettura del platonismo di Leopardi? Solo se ci si sofferma per un ulteriore approfondimento sul tema del pensiero. Cacciari si occupa, tra gli altri, del problema dell\u2019azione e del vivere occupato&nbsp; in un altro saggio sul Leopardi: Solitudine ospitale. Il solitario leopardiano \u00e8 \u00absempre insieme al ricordo, incapace di oblio\u00bb. Ma la sua solitudine, oltre ad ospitare il ricordo, \u00e8 anche accogliente rispetto all\u2019immaginazione: \u00abcontinuo \u00e8 il travaglio dell\u2019immaginazione, che affligge il solitario\u00bb.&nbsp; Tutto ci\u00f2 \u00e8 un \u00abtormento\u00bb&nbsp; che \u00e8 accompagnato anche dal pensare. La ragione della negativit\u00e0 del pensare, immaginare e ricordare del solitario sta tutta in questo: \u00abnella solitudine raggiungiamo piena consapevolezza della nostra impossibilit\u00e0 di disperare\u00bb,&nbsp; ossia si tratta di una solitudine priva di illusione, che immagina, ma tale immaginazione non permette l\u2019oblio della \u00abmiseria e vanit\u00e0 del tutto\u00bb. Secondo la lettura che Cacciari offre di Leopardi \u00abl\u2019\u201doccupato\u201d, che dimentica l\u2019immaginare, per il quale l\u2019immaginare \u00e8 niente, potrebbe disperare e far dunque tacere la cura della speranza\u00bb.&nbsp; Perci\u00f2 colui che da solitario \u00e8 anche inoccupato sa di non poter disperare, mentre l\u2019occupato pu\u00f2 disperare, perch\u00e9 dimentica di immaginare. Se l\u2019occupazione viene letta in modo positivo rispetto alla possibilit\u00e0 di acquietare la speranza, l\u2019accezione data all\u2019immaginare \u00e8 invece negativa in questo senso. Le idee di Leopardi sulla vita occupata non sono lette da Cacciari con riferimento alla possibilit\u00e0 che l\u2019attivit\u00e0 aumenti la speranza, ma l\u2019esatto contrario: essa rende capaci di perdere la speranza, e quindi capaci di disperare. Ci\u00f2 che al solitario, non occupato, non \u00e8 dato, \u00e8 invece tale disperazione. Per concludere: secondo Cacciari, in Leopardi, ragione, pensiero e azione sono tre dimensioni che si contendono l\u2019individuo, ognuna delle quali gioca un ruolo diverso nei confronti dell\u2019illusione. Se il pensiero si presenta come salvezza dal nichilismo della ragione, l\u2019azione \u00e8 salvezza dalla solitudine del pensiero. Ma in entrambi i casi l\u2019illusione si conserva nella forza di quel \u00abcaro immaginar\u00bb che non sembra celare soltanto le illusioni del fanciullo o la favola dell\u2019antico, ma che si fa facolt\u00e0 creatrice dell\u2019idea, secondo il mito di un \u00abplatonismo nuovissimo e disperato\u00bb. Si deve tenere presente, per il momento, un ultimo lavoro, l\u2019unico forse esplicitamente dedicato al problema della vita attiva in Leopardi, che fu scritto nel 1988 da Antimo Negri: Leopardi e i giorni del \u201clavoro usato\u201d. Nel saggio dell\u201988 Negri si occupa del tema del \u201clavoro usato\u201d, ponendo in evidenza non soltanto quasi tutti i frammenti delle opere di Leopardi in cui il tema della vita attiva e occupata in senso materiale viene trattato,&nbsp; ma lasciando aperto in finale di trattazione un aspetto che per la presente servir\u00e0 da punto di partenza del ragionamento: gli \u00abscritti in favore dell\u2019attivit\u00e0\u00bb \u00abhanno una motivazione che non \u00e8 affatto quella che soggiace ad una valutazione del lavoro suggerita da preoccupazioni di ordine unicamente o prevalentemente politico, sociale ed economico\u00bb. Il lavoro \u00abusato\u00bb del de\u2019 Il Sabato del villaggio (e di molti altri passi dell\u2019opera di Leopardi di cui si avr\u00e0 modo di parlare nel prosieguo della trattazione) \u00e8 inteso da Leopardi, secondo Negri, in senso aneconomico e apolitico, perch\u00e9 va inteso nel significato di \u00aboccupazione esterna\u00bb e come aderente al tema della \u00abdistrazione\u00bb. Leopardi, secondo Negri, scorge \u00abun margine \u201ccivile\u201d contro la noia intesa come \u201cmancamento e voto\u201d\u00bb e problematizza il lavoro \u00aball\u2019interno di una meditazione di respiro metafisico che investe l\u2019uomo nel suo destino esistenziale\u00bb e come \u00abmezzo pi\u00f9 efficace non tanto per guadagnare una felicit\u00e0 di fatto irraggiungibile quanto piuttosto per godere della maggior felicit\u00e0 possibile o meglio, forse, della minore infelicit\u00e0 possibile\u00bb. Negri sostiene, in sintesi, che non ci si deve sentire esonerati dal considerare in senso critico \u00abil senso pi\u00f9 profondo dell\u2019\u201dinvidia\u201d che Leopardi nutre verso\u00bb&nbsp; gli animali, ma anche verso quegli uomini che sono attivi o occupati. Per Negri \u00abil \u201cLeopardi progressivo\u201d non \u00e8 tutto Leopardi\u00bb. E questa conclusione, che dal tema di questi oggetti di invidia leopardiani apre a ulteriori approfondimenti in termini metafisici, \u00e8 quanto da ora in poi ci interesser\u00e0 approfondire. Nel contempo posso dire che Paolo Gubinelli \u00e8 un artista dal linguaggio dove si incontrano e si scontrano gesto, forma e sentesi dove ricerca e sperimentazione sono alla base dei suoi lavori, dove viene fuori nel contempo una rinnovata mitologia dell\u2019opera fatta da pulsioni e di sentimenti .&nbsp; Il suo dialogo con Giacomo Leopardi attraverso il gesto che gli permette di analizzare la calligrafia del Poeta, egli tende a un dialogo interno della propria arte con cui rapportare la personale e individuale emozione, l\u2019opera sembra voler raccogliere una molteciplit\u00e0 di eredit\u00e0 anche colte, alte che tutto il fine secolo scorso ha disseminato e forse dissipato nel suo tumultuoso processo di affrancamento dell\u2019oggetto artistico, nei confronti della letteratura, della sociologia, di quella propensione al racconto. Paolo Gubinelli vuole valorizzazione questo dialogo interiore con il Poeta attraverso la materia e la pittura. Gubinelli parte dalla pittura nella quale spesso i termini espressivi del pigmento si coniugano con la scelta del supporto, con il sedimentarsi di differenti tracce, come se, da subito, la sola pittura risultasse povera, poco significativa, incapace di dare conto della complessit\u00e0 del reale. In quelle grandi stesure iconiche, che segnano la pittura di Paolo Gubinelli &nbsp;\u00e8 caratterizzata fortemente dalla sperimentazione e dalla ricerca posso affermare che il suo \u00e8 universo linguistico ampio \u00e8 attraversato dalla sperimentazione ed legato alla ricerca, che riemerge attraverso la materia e la valorizzazione linguistica dei suoi supporti. L\u2019opera di Paolo Gubinelli non \u00e8 dunque un evento isolato, ma ha matrici specifiche nella sua terra di riferimento, l\u2019uso dei materiali che presto compaiono come supporto ineliminabile diventano un sostrato espressivo della sua immagine esse sono soluzioni linguistiche specifiche grazie al suo percorso interiore che da anni egli porta avanti.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019uso dei materiali come oggetto della narrazione, e della duplice scansione&nbsp; appare come il segnale di una ricerca che vuole scardinare l\u2019ordine della narrazione e della pittura. L\u2019attivit\u00e0 artistica di Paolo Gubinelli pare dunque compendiarsi in due differenti momenti espressivi, complementari e autonomi, con quel modello duplice che abbiamo visto, dall\u2019inizio, essere carattere specifico dell\u2019opera dell\u2019artista da una parte le opere fortemente di ricerca attraverso: il gesto e il segno . Le opere dell\u2019artista traducono la tensione, la misura, intese come valore etico che&nbsp;sembrano trascrivere nello spazio un equilibrio, da valorizzare e scardinare ad un tempo. Paolo Gubinelli&nbsp; attraverso le sue opere ci narra infine della metafora della vita, con le sue pulsioni e i suoi sogni, le sue tensioni e i suoi approdi dell\u2019animo. Che si rinnova di continuo in quella diversa, pi\u00f9 lineare, ma non meno eloquente, costituita dall\u2019insieme di numerose opere che trovano la loro verit\u00e0 espressiva attraverso l\u2019accostamento che costituisce la trascrizione emotiva di una geografia dello spazio, una geometria della mente, una scansione lirica dei movimenti del cuore. Paolo Gubinelli cerca nelle sue opere la giusta dimensione dove l\u2019umano pensiero possa trascrivere se stessa e la nostra presenza nella mente degli uomini, l\u2019opera come vicenda umana si concretizza attraverso il segno il gesto la forma la sperimentazione che divengono il senso pi\u00f9 alto del nostro esistere. I richiami all\u2019ars poetica con il ricorso costante all\u2019emozione della materia, costituiscono l\u2019essenza stessa della dimensione espressiva dell\u2019artista. Ecco perch\u00e9 l\u2019artista tende di dialogare con le poesie del Poeta come l\u2019Infinito oppure con la Ginestra, in questa eterna ricerca l\u2019artista crea una &nbsp;tensione espressiva nel contempo tende recuperare l\u2019immediatezza del gesto e del segno. Posso affermare infine che Paolo Gubinelli ci offre opere ricche di autentiche sfumature emotive, &nbsp;in questo viaggio o meglio in questo incontro con il Poeta la pittura prende forma attraverso il contrasto tra le immagini e i vissuti interiori e le cromie. Tutto diviene pittura essenziale, apertura al nuovo, &nbsp;alla \u201cvita vissuta\u201d. Le opere dell\u2019artista e del Poeta sono all\u2019eterna ricerca, di dubbi e le domande della tensione espressiva (l\u2019artista tenta di \u201candare incontro alle cose stesse\u201d direbbe Husserl), e quello che fa Paolo Gubinelli nell\u2019immediatezza del gesto e del segno sono gli elementi che gli permette di dialogare con il Poeta dando un equilibrio unico alla pittura e alla materia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Biblioteca Nazionale di Napoli<\/p>\n\n\n\n<p>Nel Silenzio.&nbsp; L\u2019opera su carta di Paolo Gubinelli&nbsp; in omaggio a Giacomo Leopardi<\/p>\n\n\n\n<p>dal 18 Giugno 2024 al 18 Ottobre 2024<\/p>\n\n\n\n<p>dal Luned\u00ec al Venerd\u00ec&nbsp; dalle ore 8.30 alle ore 19.00<\/p>\n\n\n\n<p>Sabato e Domenica Chiuso&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>alla &nbsp;Biblioteca Nazionale Napoli Giovanni Cardone Fino al 18 Ottobre si potr\u00e0 ammirare alla Biblioteca Nazionale di Napoli la mostra Nel Silenzio.\u00a0 L\u2019opera su carta di Paolo Gubinelli\u00a0 in omaggio a Giacomo Leopardi a cura di Paolo Gubinelli Testi di Fabienne Cacciapuoti, Antonello Tolve, Raffaele Gaetano e Novella Bellucci. 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