{"id":1000006476,"date":"2024-06-29T10:19:39","date_gmt":"2024-06-29T13:19:39","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000006476"},"modified":"2024-06-29T10:19:41","modified_gmt":"2024-06-29T13:19:41","slug":"in-mostra-a-perugia-il-capolavoro-di-klimt-le-tre-eta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000006476","title":{"rendered":"In Mostra a Perugia il Capolavoro di Klimt Le Tre Et\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 15 Settembre 2024 si potr\u00e0 ammarare alla Galleria Nazionale dell\u2019Umbria la mostra dedicata Gustav Klimt ed al capolavoro dell\u2019artista\u00a0 Le tre et\u00e0(1905), concesso straordinariamente in prestito dalla Galleria Nazionale <a>d\u2019Arte Moderna e Contemporanea di Roma<\/a>, si inaugura un nuovo ciclo espositivo della Galleria Nazionale dell\u2019Umbria: Un capolavoro a Perugia<em>. <\/em>Durante l\u2019estate il museo offre al suo pubblico la possibilit\u00e0 di ammirare e conoscere in profondit\u00e0 un\u2019opera di particolare importanza nel percorso di un celebre artista, al quale \u00e8 affiancata una selezione di opere di altri autori suoi contemporanei, allo scopo di illustrare l\u2019epoca della sua creazione, il contesto storico culturale e i temi affrontati. Nel caso di Klimt, ad introdurlo sar\u00e0 Galileo Chini, di cui sono esposti alcuni disegni, dipinti e ceramiche ispirate allo stile del maestro viennese. In una mia ricerca storiografica e scientifica su Gustav Klimt e sulla Secessione Viennese che divenne una dispensa universitaria e un seminario per evidenziare il momento storico- artistico e nel contempo vuole dare un ampia descrizione della figura di Klimt. La mia indagine relativa al periodo che precede la prima Grande Guerra, si soffermer\u00e0 in particolare attorno al clima politico\u2013 culturale della cosiddetta Vienna Gaudente dei primi del secolo, come luogo ipersensibile e quasi profetico rispetto agli eventi immediatamente successivi e di snodo tra il passato e il futuro dalle conseguenze ancora in atto nel nostro presente. Prima di tutto, alcune precisazioni su quel che intendiamo per Eredit\u00e0 e Memoria come concetti che utilizzeremo quali due lati estremi di una specie di \u201csetaccio\u201d, attraverso cui far passare tutti gli eventi presi in considerazione per filtrarli e interpretarli con visione critica. Per Eredit\u00e0 storico\u2013culturale intenderemo qualcosa di parallelo alla definizione classica, e cio\u00e8 quale \u201clascito\u201d, ci\u00f2 che si lascia agli eredi consanguinei e intenderemo quindi \u201ceredit\u00e0\u201d come qualcosa di formalmente automatico praticamente nella sua accezione biologica di ereditariet\u00e0 genetica; in questo senso quindi prenderemo in considerazione questo termine come qualcosa che viene lasciato \u201cautomaticamente\u201d ai posteri, i quali non solo non sono responsabili di ci\u00f2 che ricevono ma non ne hanno neppure piena coscienza. Nella nostra accezione del concetto di Memoria intendiamo il coinvolgimento della presa di coscienza di una eredit\u00e0 sub\u00ecta. Memoria sarebbe cio\u00e8 quel prendere coscienza che prevede un impegno personale, come fissavamo nella memoria le poesie della nostra infanzia grazie ad un esercizio volontario per \u201cnon dimenticare\u201d. Vedremo pi\u00f9 avanti che la memoria avr\u00e0 a che fare con il concetto di responsabilit\u00e0. Faremo ora una specie di breve anamnesi rivolta ad analizzare i pregressi di questa cosiddetta \u201cipersensibilit\u00e0\u201d culturale viennese. Gli storici definiscono il 28 luglio 1914 il giorno dell\u2019inizio della prima guerra mondiale, con la dichiarazione di guerra dell\u2019Impero Austro-ungarico nei confronti della Serbia, a seguito dell\u2019uccisione dell\u2019arciduca Francesco Ferdinando d\u2019Asburgo-Este avvenuta a Sarajevo il 28 giugno 1914. Fu un fenomeno che si manifest\u00f2 a seguito di diversi eventi che cominciarono a succedersi dalla met\u00e0 del 1800. L\u2019Europa intera era un\u2019abile equilibrista, capace di tenere in piedi una pace effimera, visto i troppi e continui conflitti che invece la vedevano coinvolta. Finita una guerra di espansione austro-prussiana del 1866 ne cominciava subito un\u2019altra guerra franco-prussiana del 1870 da parte di un altro paese. Molto determinante per i successivi equilibri europei, che per\u00f2 ben presto sfoceranno in disequilibri, fu la proclamazione dell\u2019impero tedesco e la successiva elezione del primo Reichstag tedesco. Cominciarono ad essere firmate diverse alleanze: nel 1882 quella triplice tra Germania, Austria,Ungheria e Italia, mentre nel 1894 viene firmata quella franco-russa. L\u2019Europa \u00e8 invasa da una modernit\u00e0 che per\u00f2 non garantisce condizioni di vita decente per tutti, visto che i governi non riescono a garantire un pasto caldo alle fasce meno abbienti. Esiste un abisso tra chi \u00e8 ricco e chi \u00e8 povero.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img data-recalc-dims=\"1\" fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1009\" height=\"1024\" data-attachment-id=\"1000006481\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000006481\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Klimt-Gustav-Le-tre-eta-1905-Galleria-Nazionale-dArte-Moderna-e-Contemporanea-di-Roma-1-1891x1920-1.jpg?fit=1891%2C1920&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1891,1920\" data-comments-opened=\"1\" 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Il riarmo \u00e8 sempre un fatto straordinario, perch\u00e9 il processo stesso \u00e8 rischioso e pu\u00f2 innescare una crisi ancora prima che i suoi sostenitori diventino essi stessi un fattore di rischio. &nbsp;La fine dell\u2019Ottocento e il primo decennio del 1900 rappresenta per l\u2019Europa un\u2019 era complicata e complessa, dove si assiste anche all\u2019avvio di progressi positivi, come l\u2019urbanizzazione delle citt\u00e0 e l\u2019invenzione delle ferrovie. Quello che non era stato calcolato era che gli Stati Uniti d\u2019America, potenza sottovalutata, nel frattempo si preparavano ad entrare in campo, mentre gli europei combattevano l\u2019ennesimo conflitto territoriale. Rispetto alla potenza che oggi l\u2019America rappresenta, all\u2019epoca invece risultava uno Stato non pericoloso, sicuramente lontano e quindi ininfluente. Una tra le eredit\u00e0 che il primo conflitto mondiale in quattro anni ha lasciato \u00e8 la stima in circa 15 milioni di vittime tra soldati e civili l\u2019elevata perdita di vite umane fu causata oltre che dalla guerra stessa anche dalla comparsa di malattie e di carestie, che subentrarono durante il conflitto. Quello che la storia dell\u2019umanit\u00e0 ricorda e classifica come Grande Guerra, \u00e8 stata la fine di un Mondo e l\u2019inizio di un altro che non ha pi\u00f9 conosciuto la parola Pace. La nuova fisionomia, alla fine del conflitto, significher\u00e0 per alcuni paesi la voglia di rivincita. In primis per\u00f2 l\u2019Europa dovette fare i conti con se stessa, da sconfitta, aveva provato ad affrontare come meglio poteva gli eventi, priva di mezzi e di uomini capaci di fronteggiare una battaglia dietro l\u2019altra. Come pivelli alle prime armi cos\u00ec vennero mandati al fronte ragazzi inesperti nell\u2019uso delle armi. A questo si aggiungano gli errori di valutazione sui campi e gli eventi atmosferici-naturali, a tal riguardo \u00e8 significativa l\u2019inondazione delle campagne del Belgio avvenuta nell\u2019ottobre del 1914, che provoc\u00f2 l\u2019arresto delle truppe tedesche, determinando di fatto il prolungamento fino al 1918 della guerra. La massa rimasta a casa aveva modo di essere informata attraverso un mezzo di comunicazione quale la stampa, che era inavvicinabile per molti cittadini, visto che richiedeva la conoscenza del saper leggere. La stampa si riveler\u00e0 infatti un utilissimo quanto pericoloso strumento durante il conflitto. Diversi sono i saggi dell\u2019epoca che mettono in luce la fondamentale svolta, dovuta alla stampa; da un lato essa permette di passare da un\u2019ignoranza dilagante ad una societ\u00e0 che comprende, osserva e comincia a giudicare. Tra questi si cita l\u2019esempio di \u2018La folla\u2019 studio della mentalit\u00e0 popolare del 1895, l\u2019autore Gustave Le Bon pone in evidenza questo aspetto, anche le masse ora hanno un\u2019opinione, \u201cL&#8217;ingresso delle classi popolari nella vita politica \u00e8 una delle pi\u00f9 sorprendenti caratteristiche di questa nostra epoca di transizione.&nbsp; Le masse stanno creando sindacati davanti ai quali le autorit\u00e0 capitolano un giorno dopo l&#8217;altro&#8230; Oggi le rivendicazioni delle masse mirano a distruggere completamente la societ\u00e0 come adesso esiste, con l&#8217;intenzione di tornare indietro a quel comunismo primitivo che era la condizione normale di tutti i gruppi umani prima dell&#8217;avvento della civilizzazione. Il diritto divino delle masse sta rimpiazzando il diritto divino dei re\u201d. D\u2019altro lato questa diffusione di notizie creer\u00e0 il timore che un eccesso di conoscenza da parte delle classi considerate inferiori possa innescare l\u2019esplosione del malcontento e quindi la stessa stampa verr\u00e0 usata quale strumento di persuasione utilizzata dal potere. Infine un evento improvviso scosse l\u2019opinione pubblica e cos\u00ec cadde l\u2019ultima goccia che in qualche modo i fautori della guerra stavano aspettando: l\u2019attentato e la morte di Francesco Ferdinando e di sua moglie Sofia. Ora non c\u2019erano pi\u00f9 motivi di aspettare, solo il tempo di organizzare le truppe e la guerra poteva avere inizio. Ecco che \u201cla Grande Guerra\u201d lasci\u00f2 dunque sepolta un\u2019intera generazione, con i suoi progetti, le sue scoperte, i suoi sogni e desideri, soffocati. Tanti incompresi e oscurati protagonisti di allora sono stati riscoperti solo in tempi recenti grazie al serio ed appassionato lavoro di attenti ricercatori. Un esempio \u00e8 la lucida analisi che fornisce Thomas Harrison, con il suo libro 1910 L\u2019emancipazione della dissonanza, testo che ci conduce ancora una volta a quel fatale 1910 in cui ebbe inizio il noto e sciagurato percorso autodistruttivo posto sotto la nostra attenzione. Tre nazioni, germanica, austriaca e italiana, tra fine Ottocento e primi Novecento, avevano vissuto un periodo di espansione territoriale che gener\u00f2 una convivenza forzata di diversi popoli, trasformando le vecchie citt\u00e0 in un groviglio di diverse tradizioni, culture e linguaggi. In queste confuse condizioni di vita, in una boriosa atmosfera di autocelebrazione di conquiste appena ottenute dalle classi al potere, si nascondeva una diffusa e profonda prostrazione testimoniata dal preoccupante aumentare del numero di suicidi da parte di giovani studenti, intellettuali e filosofi, o semplici giovani cittadini in un mondo del quale non si sentivano pi\u00f9 partecipi. Spesso questi episodi non sembravano avere una spiegazione logica, dettata semplicemente da tragici fallimenti personali o amorosi; questi suicidi erano invece stranamente accomunati da un misterioso e generico senso di nichilismo e da una strana e forte lucidit\u00e0 che li accompagnava verso un ultimo gesto fatto non di occasionale perdita di coscienza, ma di volont\u00e0, calcolo e determinazione. Forte influenza avr\u00e0 senz&#8217;altro avuto il clima filosofico vissuto nei luoghi di studio e ricerca di quel periodo, un nebbioso clima intriso di una nuova confusa e cupa consapevolezza: l\u2019uomo \u201cmoderno\u201d, abbandonando le vecchie certezze teleologiche, era ora in grado di decidere autonomamente della propria vita e se la propria vita era ora divenuta quasi solo un semplice diritto soggettivo, allora si poteva decidere in ogni momento di decretarne la fine. Su questa drammatica escalation di morti venne organizzata una conferenza proprio nel 1910 a Trieste e questa fu organizzata con l&#8217;intento di approfondire ed analizzare attentamente i motivi di questa preoccupante tendenza giovanile. Sar\u00e0 certo un semplice caso ma, per ironia della sorte, tra gli organizzatori di questa conferenza figurava proprio quel Sigmund Freud destinato ad incrinare e poi scuotere profondamente le visioni del mondo della vecchia Europa, ancora intrise di un&#8217;illusa cieca fiducia nella \u201cRagione Cosciente\u201d. Senza aprire un capitolo sulla nascita della psicoanalisi, ci basti sapere, a livello di cultura diffusa, quanto pes\u00f2 la scoperta dell\u2019inconscio quale realt\u00e0 oscura che misteriosamente minava la certezza delle scelte fino ad allora considerate \u201crazionali\u201d e coscienti; quanto pes\u00f2 poi la teoria della rimozione dalla \u201cmemoria cosciente\u201d di eventi pericolosi per l\u2019armonia interiore e il mistero di un nuovo modo di considerare il corpo e il sesso. Queste grandi novit\u00e0 destabilizzarono la sicurezza dell\u2019individuo, ed aprirono la ricerca allo studio delle malattie psicotiche nel singolo come a livello sociale, sconfessando la vecchia psichiatria e i metodi fino ad allora utilizzati negli ospedali psichiatrici, cos\u00ec presenti in maniera inquietante nelle opere di Schiele. &nbsp;\u201cA ogni epoca la sua arte, all&#8217;arte la sua libert\u00e0\u201d \u00e8 il motto con il quale la Secessione si mostr\u00f2 al mondo ed \u00e8 anche l\u2019iscrizione apposta sul Palazzo dove sarebbero state organizzate le future mostre espositive; il Palazzo della Secessione \u00e8 opera di J.M. Olbrich, costruito tra il 1897-1898, ispirato da un disegno dello stesso Klimt. La Secessione, inizialmente nata come gruppo di artisti autonominatosi come \u201cPrimavera Sacra\u201d, ebbe una durata di circa otto anni, durante i quali fece cambiare l\u2019approccio del pubblico verso l\u2019arte. Come arte totale, a partire dalla parte grafica, con la rivista Ver Sacrum, e nell\u2019esposizione delle opere d\u2019arte, dove tutto conferiva verso un unicum. Gli spazi, le pareti insieme all\u2019utilizzo di tutti i materiali, dava unicit\u00e0 al loro intento di arte. Mentore Klimt, insieme a J. Hoffmann e ad altri artisti, si decise di costruire un luogo dove vigesse l\u2019idea guida dell\u2019unione tra architettura, pittura e arti decorative, dinamica che doveva condurre il pubblico verso una nuova visione dell\u2019arte. La \u201clinea\u201d dello stile secessionista diviene tratto tranquillizzante fondamentale: arte come strumento di funzionalit\u00e0 per le esigenze contingenti dell\u2019 era delle industrie e delle macchine, uno slogan contro la massificazione e la riduzione del quantitativo della produzione industriale, che doveva rimettere al centro l\u2019artigianato e l\u2019uomo. Senza appoggi e sovvenzioni ministeriali, questi artisti riuscivano a godere di un intenso mecenatismo, soprattutto clienti ebrei, che risultarono essere molto amanti di questa nuova arte moderna. Precoce \u00e8 stato l\u2019esordio di Gustav Klimt&nbsp; all\u2019et\u00e0 di 14 anni entr\u00f2 alla scuola di arti applicate di Vienna, superando con lode l\u2019esame di ammissione. Anche suo fratello Ernst vi entr\u00f2 a far parte e insieme a Franz von Marsch formarono, una volta terminato il ciclo di studi, un sodalizio, la K\u00fcnstler-Compagnie, che riusc\u00ec ad ottenere diversi incarichi, soprattutto alla morte di Makart, avvenuta nel 1884. La K\u00fcnstler-Compagnie, all\u2019apice del successo, ebbe un drammatico epilogo con la morte improvvisa di Ernst. Questo avvenimento familiare comporter\u00e0 per Klimt una lunga riflessione che lo porter\u00e0 ad una presa di posizione verso un atteggiamento che aveva respirato durante gli studi alla scuola di arti applicate. Insieme ad altri ex allievi della scuola cominci\u00f2 il percorso della Primavera Sacra. Il nuovo fermento artistico viennese risult\u00f2 essere il punto di non ritorno per Klimt in contrasto con la tradizione. Considerato fedele erede di Hans Makart, Klimt in realt\u00e0 cominci\u00f2 a far germogliare le radici che la Scuola di arti applicate gli aveva lasciato trasgredendo e trasformando le vecchie regole in nuove visioni della realt\u00e0. Da designato erede di Makart si rivel\u00f2 al centro della rivoluzione artistica: il pittore del XX secolo doveva avere un suo stile. Questa nuova organizzazione voleva dare l\u2019impronta di una nuova etica artistica: il bello non \u00e8 pi\u00f9 fondamentale, diviene essenziale invece il messaggio e l\u2019interazione con lo spettatore. Il culmine di questo progetto combaci\u00f2 con l\u2019inizio della sua fine: il 1902, anno della mostra su Beethoven, si raggiunse un livello di sviluppo che comport\u00f2 anche la consapevolezza che la parabola della Secessione era ormai destinata ad un rapido epilogo. Pittore che ha saputo nel corso della sua vita cogliere e cambiare generi stilistici differenti, a dimostrazione del fermento artistico ed evolutivo austriaco da una parte e della sua grande intuizione dall\u2019altra, Klimt, prima di Freud, aveva intuito e aveva espresso la visione del dentro, di quell\u2019inconscio che voleva gridare al mondo la nuova visione dell\u2019erotismo, della femminilit\u00e0 e dell\u2019aggressivit\u00e0. Vantando una forte componente di genio e follia, che erano capaci di scatenare la facolt\u00e0 di immaginazione che superava nell\u2019atto artistico un potente effetto eccentrico, ebbe una visione da preveggente nel comprendere la degenerazione della societ\u00e0 industriale moderna. La sua formazione umana si era creata anche grazie alla frequentazione dei caff\u00e8, dove poteva discorrere con dottori, filosofi e scienziati. Il salotto di una sua grande ammiratrice come Berta Zuckerkandl era una fonte inesauribile di committenze. Era un grande amante del sapere, instancabile studioso e grande conoscitore dell\u2019arte antica come di quella contemporanea. I viaggi, le influenze degli artisti contemporanei visti durante le Esposizioni, la commistione tra arte e scienza, arte e storia, arte e musica, dovettero essere certamente stimoli molto forti e capaci di fargli raggiungere la consapevolezza del bisogno di un nuovo rapporto con lo spettatore. Il valore della sensibilit\u00e0 dimostrata da Gustav Klimt durante la sua vita \u00e8 inestimabile, uniti alla generosit\u00e0 e alla disponibilit\u00e0 che dispensava ai giovani emergenti, tutti elementi che lo elevano a punto cardine nella storia dell\u2019arte moderna viennese. Senza di lui artisti come Egon Schiele e Oskar Kokoschka non avrebbero avuto non solo la possibilit\u00e0 di esporre le loro opere, ma anche di entrare in contatto con un clima, che non senza difficolt\u00e0, li ha distinti all\u2019epoca. Klimt, ben consapevole di essere solo il loro trampolino di lancio, li vedr\u00e0 entrambi distanziarsi dal suo stile. I suoi pupilli porteranno a termine quello che il maestro aveva lasciato come discorso sospeso, l\u2019impreziosimento degli ori dei suoi ritratti si riveler\u00e0 nelle giovani matricole in scarne e vive rappresentazioni di un vuoto interiore. Si pu\u00f2 azzardare affermando che se l\u2019evoluzione artistica di Klimt sta nell\u2019intuizione di rottura con l\u2019associazione ufficiale degli artisti, cos\u00ec l\u2019evoluzione artistica di Schiele e Kokoschka sta nell\u2019aver incontrato Klimt. Punti di eredit\u00e0 da parte del suo pupillo Schiele saranno lo studio della donna e l\u2019erotismo, che il giovane Schiele riprender\u00e0 con un soggettivismo tutto suo. Klimt rest\u00f2 sempre ad un livello allegorico della figura femminile, donando quel tocco di erotismo che trasforma la sua figura in eterna divinit\u00e0. &nbsp;In Klimt ebbe una componente accademica, che lo vincolava rispetto a Schiele e Kokoschka: le proporzioni, aspetto che invece risulter\u00e0 essere il primo a saltare nell\u2019espressionismo. Viso e mani in Klimt erano naturali, mai estremizzati come invece fecero Schiele e Kokoschka. Abilissimo artigiano, seppe fondere modernit\u00e0 con l\u2019arte classica, impreziosendo con la sua dote di artigiano le foglie d\u2019oro. Comprendeva anche l\u2019arte giapponese che amava moltissimo. La donna in Klimt \u00e8 un soggetto che fin dall\u2019adolescenza ricopre un ruolo fondamentale, di studio perenne, come una meta in continua ricerca, ma anche in perenne cambio di forma e di struttura. Raffigurare la donna \u00e8 stato anche il suo modo di voltare pagina, verso un\u2019arte ogni volta nuova. I tre ritratti femminili, presenti in queste pagine, rappresentano il superamento e i suoi continui passaggi verso una forma d\u2019arte che rifletteva le sue nuove sensibilit\u00e0. Il Ritratto femminile del 1894 sembra lontano dal Klimt de Il bacio del 1907, da Le tre et\u00e0 della donna del 1905. Il passaggio all\u2019Espressionismo quasi a raggiungere quello dei suoi pupilli avvenne con il ritratto dove scomparvero l\u2019allegoria e le decorazioni, tutto scompare per fare luce al viso, come nel ritratto di Johanna Staude, datato 1917-1918. Il mentore aveva spianato la strada ma non super\u00f2 mai i limiti che invece Schiele e Kokoschka superarono subito, distanziandosene fin da subito. Oltre a queste differenze, gli allievi realizzarono moltissimi autoritratti, mentre Klimt non lavor\u00f2 mai su un autoritratto, dichiarando che la sua immagine non aveva alcun interesse. L\u2019opera che consacra l\u2019inizio dell\u2019arte moderna \u00e8 il Fregio di Beethoven del 1902, Klimt risulter\u00e0 essere passato definitivamente ad una nuova era. Un\u2019era nuova anche per quanti furono spettatori del suo capolavoro. La resa temporale del \u201cracconto\u201d fu permessa anche da un passaggio che conduceva alla prima parete lunga, dove vi erano raffigurati il desiderio di felicit\u00e0, le sofferenze dell\u2019umanit\u00e0, le preghiere di queste all\u2019uomo forte e ben armato, la compassione e l\u2019orgoglio che inducono a intraprendere la lotta per la felicit\u00e0. Nella parete stretta sono dipinte le forze nemiche e il gigante Tifeo. Nella seconda parete lunga ci sono invece il desiderio di felicit\u00e0 che viene appagato nella poesia, e nelle arti, come la musica, che ci conducono nel regno ideale dove solo noi possiamo trovare la vera gioia, la vera felicit\u00e0, il vero amore. L\u2019arcaicismo, trova una nuova forma di sfondamento, un simbolo dirompente che non \u00e8 assolutamente classicismo, ma \u00e8 una forza fondata sulla mitologia. \u00c8 un\u2019opera preziosa questa, dove vi \u00e8 una sperimentazione di pose e di espressioni alla ricerca di un\u2019intensit\u00e0. L\u2019 affresco \u00e8 realizzato con diversi materiali, tra cui: vernice, gesso, frammenti di specchi, graffite e lame d\u2019oro. Sono presenti il rapporto uomo\u2013donna, con una forte componente di pathos e gestualit\u00e0 del corpo umano, elementi tra di loro contradditori e ambivalenti. L\u2019importanza del pensiero e dell\u2019opera di Beethoven venne consacrata attraverso questo affresco e dall\u2019intera mostra secessionista. Con il passaggio al XX secolo Vienna si ritrov\u00f2 ad affrontare quel malessere generazionale, la rottura ufficiale con l\u2019arte accademica, cominciata nel 1896 da Klimt, che ebbe come passaggio ulteriore uno stile che oltre alla rottura, avr\u00e0 un nuovo messaggio da diffondere. Un nuovo punto di partenza: l\u2019arte moderna. Non esiste un inizio ufficiale dello stile espressionista viennese, n\u00e9 un gruppo, n\u00e9 un luogo fisico: esprime semplicemente un desiderio di condivisione, di forte turbamento che esige l\u2019interazione con lo spettatore. Quello che fu evidente all\u2019epoca era la necessit\u00e0 da parte di chi sentiva cambiare i tempi, di poter esprimere questo sentimento. Le nuove frontiere della medicina, con gli studi della mente umana, la visione della pazzia, del turbamento presenti negli ospedali psichiatrici, furono rappresentati soprattutto da Egon Schiele e Oskar Kokoschka, che seppero rilevare la nuova frontiera dell\u2019arte pittorica rivolta alla medicina e alla psiche umana. Molti saranno i ritratti che non avevano nulla a che vedere con la bellezza, con i canoni accademici delle proporzioni, rilevavano invece ansie, nevrosi, debolezze attraverso mani e occhi. L\u2019arte cosiddetta espressionista abbraccia una realt\u00e0 sociale che comporta un rapporto nuovo che si instaura tra l\u2019Uomo e la Natura, tra l\u2019Uomo e la Modernit\u00e0, discorsi talmente rivoluzionari da parte di fisici che sconvolsero la societ\u00e0 rompendo gli schemi nelle arti, modificando le idee filosofiche e le motivazioni della politica. Dapprima il fisico Jean Bernard L\u00e9on Foucault che formalizz\u00f2 un discorso sospeso da tempo sulla certezzadella teoria che sia la Terra a girare intorno al Sole, facendo crollare il centralismo terrestre. Successivamente Max Planck e Albert Einstein che con la teoria dei quanti, e con quella della relativit\u00e0, evidenzieranno un passaggio epocale essenziale nella storia di questa generazione. L\u2019espressionismo tedesco sar\u00e0 uno stile che condivider\u00e0 con i viennesi una linea di tendenza nuova, ma allo stesso tempo molto diversi. La frammentariet\u00e0, disomogeneit\u00e0 tipiche di questo stile sono visibili e riscontrabili, proprio per questa contraddittoriet\u00e0 di fondo: nessuna scuola, n\u00e9 formazione da cui gli artisti potevano trarre spunti, l\u2019unica linea guida \u00e8 la pura e semplice espressione del di dentro. In Germania la sfaccettatura verr\u00e0 evidenziata dalla formazione di diversi gruppi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo nacque nel 1905, Die Br\u00fccke, (Il ponte) creato contro tutti i convenzionalismi. In qualche modo \u00e8 il primo vero nucleo, anticipatore anche di quello viennese. Grazie a loro cominci\u00f2 il percorso della pittura e della grafica espressionista dove fa irruzione un\u2019arte dall\u2019interiorit\u00e0 irrazionale, con una concezione metafisica e una visione audace della realt\u00e0. Con i colori come forza evocatrice dei paesaggi, dove l\u2019uomo tenta di riprendersi e di riallacciare il contatto con la natura. Nel 1911 nasce Der Blaue Reiter (Il cavaliere azzurro) capeggiato da Vasilij Kandinsky, l\u2019intento di questo gruppo era l\u2019astrazione, Kandinsky ambiva ad un rinnovamento spirituale dell\u2019arte. Primo acquerello astratto del 1910 di Kandinsky \u00e8 l\u2019opera che segue ad un libro Astrazione e Empatia di Wilhelm Worringer del 1908, seguendo un percorso che condurr\u00e0 a delle autentiche rotture con scardinamento delle regole. L\u2019arte astratta non immobilizza lo spettatore, non esiste pi\u00f9 un filtro, vi \u00e8 una comunicazione diretta, la spiritualit\u00e0 pittorica ha finalmente abbattuto un ostacolo tra il quadro e il pubblico. La distruzione del passato, o meglio la distruzione dei meccanismi sociali che connettono l\u2019esperienza dei contemporanei a quella delle generazioni precedenti, \u00e8 uno dei fenomeni pi\u00f9 tipici e insieme pi\u00f9 strani degli ultimi anni del Novecento. La maggior parte dei giovani alla fine del secolo \u00e8 cresciuta in una sorte di presente permanente, nel quale manca ogni rapporto organico con il passato storico del tempo in cui essi vivono.&nbsp; Esiste oggi una realt\u00e0 come l\u2019esempio di Vienna, con i suoi caff\u00e8 e i pomeriggi nei salotti? No, perch\u00e9 esiste una connessione e interconnessione diversa, basata principalmente sull\u2019assenza di distanza spaziale. La distanza vicina \u00e8 inesistente. Quello che differenzia il prima e il dopo \u00e8 la profonda superficialit\u00e0 delle vicinanze contemporanee. Il nostro mondo rispetto a quello di \u201cieri\u201d consiste in una diversa modalit\u00e0 del vivere sociale. \u00c8 come se le parole avessero cambiato la propria connotazione: da sociale a social; da persona a profilo; da caff\u00e8 Central a smile. Non \u00e8 facile un&#8217;analisi specifica e dettagliata in proposito e non \u00e8 comunque compito di questa tesi. A cento anni dallo scoppio della Grande Guerra siamo ancora prigionieri di quella crisi filosofica e politica, che sembra aver generato quel conflitto. Siamo in grado di ricreare in qualche modo il clima viennese ricco di incontri, di vissuti e discipline diverse? Forse ancora oggi non siamo riusciti a far veramente memoria di quei tempi e diventare coscienti di quell&#8217;eredit\u00e0. La nostra attuale situazione \u00e8 in qualche modo paragonabile a chi ha ereditato un lascito economico fatto di debiti e crediti senza esserne a conoscenza: solo una totale presa di coscienza ci rende responsabili di debiti e crediti e solo tale \u201ccoscienza responsabile\u201d ci mette nelle condizioni di fare un bilancio, di dover fare qualcosa per sanare i debiti e percepire i crediti ereditati. Forse un tale bilancio totalmente cosciente non \u00e8 mai stato fatto, soprattutto dalla stessa Europa, caduta inesorabilmente, a pochi anni di distanza dalla prima, in una seconda guerra mondiale. L&#8217;urlo immaginario dell&#8217;espressionismo, giunto fino a noi, forse non ha ancora generato la coscienza sufficiente a maturare una responsabilit\u00e0 che possa permetterci quel salto di \u201cveri cittadini del mondo\u201d, fuori dai vecchi pregiudizi ed aperti ad un \u201cdialogo totale\u201d, filosofico, religioso, intergenerazionale e interculturale, un dialogo aperto all&#8217;ascolto e generato da una memoria emotiva capace di analizzare gli errori del passato, perch\u00e9 solo cos\u00ec pu\u00f2 immaginare di non ripeterli. Collettivamente l&#8217;intera Europa, riunita in un unico corpo, pensando a Freud, \u00e8 come se si trovasse di fronte ad una parziale \u201crimozione\u201d di quegli eventi, che oggi appaiono scomodi alla sopravvivenza di un sistema fatto di relazioni intrise di conflitti, che, sotterraneamente, manifestano ancora nodi profondi non dipanati. Come nella rimozione, la memoria cede qualcosa all&#8217;inconscio quando inconsapevolmente lascia cadere nell&#8217;oblio le testimonianze di eventi e situazioni scomode; scomode perch\u00e9 prevedono una presa d&#8217;atto che comporterebbe comunque sofferenza e volont\u00e0 di cambiamento. Quel che ho cercato di fare con questo saggio \u00e8 un tentativo di riprendere un discorso in parte interrotto, un&#8217;eredit\u00e0 in parte bloccata, vecchie esperienze che se rivisitate in tutta la loro forza potrebbero rivitalizzare quel dialogo fuori dal tempo che ci aiuterebbe ad approfondire il nostro stesso vissuto.<\/p>\n\n\n\n<p>Come ultimo tassello di questo complesso percorso tra eredit\u00e0 e memoria, aggiungo un mio immaginario progetto, che definirei di archeologia storico comparativa dei climi culturali, che consiste in un personale sogno-sceneggiatura, parafrasando Schnitzler, in cui i principali protagonisti di questa mia ricerca \u201csi trovano a discutere\u201d su cosa viene detto e non detto di loro. \u00c8 forse un sogno irrealizzabile o ad occhi chiusi spalancati e vorrebbe rappresentare quel dialogo impossibile tra generazioni diverse, fuori dal tempo storico-cronologico.&nbsp; All\u2019inizio della mostra, ci si potr\u00e0 immergere nel mondo di Klimt grazie ad una sala virtuale \u2013 realizzata con il contributo della Fondazione Perugia &#8211; dove sono illustrati i maggiori dipinti dell\u2019artista e viene descritto nei minimi particolari <em>Le tre et\u00e0<\/em>, prima di poterlo osservare dal vero. L\u2019allestimento della mostra rimanda al gusto della Secessione viennese di cui Gustav Klimt fu uno dei fondatori. Il volume stereometrico bianco del portale con decorazioni geometriche, le pareti con il motivo a losanghe, la zoccolatura scura che disegna i contorni delle vetrine sono riferimenti al padiglione austriaco di Josef Hoffman per l\u2019Esposizione Internazionale di Belle Arti di Roma del 1911, mentre l\u2019uso dell\u2019inconfondibile carattere tipografico curvilineo dorato richiama <em>VER SACRUM<\/em>, la rivista secessionista il cui iconico titolo \u00e8 riportato in caratteri dorati all\u2019ingresso del palazzo della Secessione di Olbrich a Vienna. Varcare il portale equivale quindi ad attraversare un ideale <em>stargate<\/em> che porta il visitatore ad ammirare l\u2019opera di Klimt in un \u201cambiente analogo\u201d per atmosfera e suggestioni a quello della Biennale di Venezia del 1910, in cui veniva esposto proprio il capolavoro <em>Le tre et\u00e0,<\/em> e dell\u2019Esposizione Internazionale di Roma del 1911 che consacr\u00f2 anche in Italia la fama imperitura di Klimt. \u00c8 arricchita dall\u2019ascolto in sottofondo del brano <em>Verkl\u00e4rteNacht<\/em> (<em>Notte trasfigurata<\/em>), composto dal viennese Arnold Schoenberg. Il tema delle tre et\u00e0 ricorre spesso nella storia dell\u2019arte, ma si concentra soprattutto sull\u2019uomo. Giorgione, Tiziano, Van Dyck, Friedrich sono soltanto alcuni dei maestri che si cimentano con questo soggetto, dimostrando la loro capacit\u00e0 di restituire con precisione le fisionomie e i corpi di bambini, giovani e anziani, nel tentativo di rappresentare l\u2019ineluttabilit\u00e0 del tempo che passa. \u00c8 molto raro che a illustrare questo destino siano dei soggetti femminili, laddove il rapporto tra giovani e anziane nella pittura del passato si \u00e8 concentrato sull\u2019accostamento della Vergine Maria e Sant\u2019Anna. &nbsp;Klimt affronta questo tema da un punto di vista laico, facendone un omaggio alla complessit\u00e0 del corpo femminile, che cambia aspetto nel corso degli anni, ma soprattutto accompagna un diverso atteggiamento nei confronti della vita. Le tre donne di questo capolavoro diventano anche la metafora di una civilt\u00e0, che all\u2019inizio del Novecento sta lasciando dietro di s\u00e9 una visione classica del mondo per immergersi nelle inquietudini del XX secolo, sollecitate dai nuovi studi psicoanalitici e dai rapporti politici sempre pi\u00f9 esacerbati. In questa visione problematica della storia, Klimt esordisce con uno stile elegante, complesso ed estremamente innovativo, che riscuoter\u00e0 un successo clamoroso, ancora oggi condiviso dal grande pubblico. Tre corpi femminili stretti tra due ali di pioggia cristallina, che cade da una superficie nera compatta. Dietro di loro si accendono segni che contribuiscono ad esaltare l\u2019emozione definita dal loro aspetto. La donna pi\u00f9 anziana, inerme, disperata, possiede un corpo dal volume deciso, che si impone con le sue ombre portate all\u2019altezza del ventre, della schiena e del collo, mentre esplora lo spazio con i piedi dipinti in perfetta prospettiva. La giovane madre ha un corpo quasi a due dimensioni, bianco, diafano, alleggerito dall\u2019assenza dei piedi, ma Klimt concentra la nostra attenzione piuttosto sul suo viso, immerso in una chioma bionda \u2013 come quella della Venere di Botticelli \u2013 sparsa di fiori che germogliano da nuclei che alludono al suo potere generatore. S\u2019\u00e8 addormentata con sua figlia in braccio, ritratta in posizione speculare rispetto all\u2019anziana, con la quale chiude il cerchio della vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Galleria Nazionale dell\u2019Umbria<\/p>\n\n\n\n<p>Un Capolavoro a Perugia Klimt Le Tre et\u00e0<\/p>\n\n\n\n<p>dal 28 Giugno 2024 al 15 Settembre 2024<\/p>\n\n\n\n<p>dal Luned\u00ec alla Domenica dalle ore 8.30 alle ore 19.30&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Fino al 15 Settembre 2024 si potr\u00e0 ammarare alla Galleria Nazionale dell\u2019Umbria la mostra dedicata Gustav Klimt ed al capolavoro dell\u2019artista\u00a0 Le tre et\u00e0(1905), concesso straordinariamente in prestito dalla Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna e Contemporanea di Roma, si inaugura un nuovo ciclo espositivo della Galleria Nazionale dell\u2019Umbria: Un capolavoro a Perugia. 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