1 marzo, 2024

Alessandro Geraldini: da confessore regio a evangelizzatore americano

di Generoso D’Agnese

 Volle essere sepolto nella sua terra d’adozione, Alessandro Geraldini, e il suo desiderio fu esaudito dai fedeli della soleggiata Santo Domingo. Oggi i suoi resti umani giacciono accanto alla tomba del grande navigatore Cristoforo Colombo, ed egli riposa da secoli protetto dalle mura di quella cattedrale di cui fu principale artefice. Ma il suo nome, riferito a un  personaggio emblematico della evangelizzazione cattolica nel Nuovo Mondo, ai tanti fugaci turisti italiani  dice ancora una volta poco perpetuando un destino comune a tanti connazionali approdati nei vari angoli della terra.

 Alessandro nacque ad Amelia, nell’anno 1455, figlio di Pace Bussitani e Graziosa Geraldini. Nella vita di Alessandro entrò ben presto lo zio Angelo Geraldini, vescovo: secondo un uso comune all’epoca lo zio volle adottare i due fratelli Alessandro e Antonio (nato nel 1450) occupandosi della loro educazione culturale e religiosa e i giovani nipoti avrebbero ripagato questo affetto disinteressato prendendo in adozione il prestigioso cognome di Geraldini. La strada dei due fratelli proseguirono per diverso tempo parallelamente. Alessandro si dedicò con fervore alla carriera militare e poi a quella diplomatica ma, scoperta la propria vocazione religiosa, abbandonò tutte le brillanti prospettive del bel mondo per prendere i voti sacri. Il fratello Antonio acquistò invece il titolo di ambasciatore plenipotenziario per il re Ferdinando d’Aragona. Il religioso di Amelia, divenuto in un primo momento accompagnatore ufficiale del fratello, entrò in seguito egli stesso nelle grazie del re e in sua vece portò a termine delle missioni diplomatiche alla soglio del papa Alessandro VI, alle corti dell’imperatore Massimiliano, dei dogi della Repubblica Veneta, del duca di Milano. Egli ebbe quindi l’occasione di viaggiare  in lungo e in largo per l’Europa di fine quattrocento al servizio della monarchia spagnola, sicuramente la più effervescente e potente delle casate rinascimentali. L’esperienza diplomatica e le particolari doti umane fecero entrare il pio Alessandro nelle grazie della regina Isabella, fervente cattolica: il vescovo umbro divenne prima suo confessore personale e poi educatore delle sue quattro figlie e dei suoi nipoti. Ed è proprio questa familiarità con i reali di Spagna a permettere a Geraldini di intervenire con favore nei progetti proposti da Cristoforo Colombo per il suo viaggio verso le presunte Indie occidentali.

L’impresa del navigatore genovese entrò indirettamente nei progetti di Geraldini solleticando il richiamo dell’avventura. Nel 1516 Geraldini sottopose al Papa Leone X la sua richiesta di essere inviato nel Nuovo Mondo. La domanda venne esaudita il 23 novembre di quello stesso anno. Con la bolla di papa Leone X il religioso umbro ricevette la nomina a vescovo di Santo Domingo e si preparò a raggiungere la sua nuova destinazione. Ma in quell’inizio del secolo XVI i viaggi non erano certamente facili da approntare. E Geraldini dovette ritardare di un anno la sua partenza per le isole scoperte dal navigatore connazionale. Nonostante il grave ritardo e l’impossibilità fisica di raggiungere la sede assegnatagli egli era pur sempre il primo vescovo “americano” e in tale veste partecipò alla XI sessione del Concilio Lateranense. Terminata la lunga sessione dei lavori lateranensi  poté finalmente imbarcarsi dal porto di Cadice per raggiungere le calde isole tropicali. Era il 7 agosto del 1519.  Il viaggio verso il nuovo mondo durò sette mesi. Nella sua traversata l’italiano, grande studioso di storia antica, volle fermarsi anche sulle coste africane, alla ricerca dei resti archelogici dell’immenso impero romano. Approdato ai Caraibi, il vescovo volle visitare l’isola di Graziosa, battezzata da Cristoforo Colombo con il nome della mamma di Geraldini. Costeggiò infine Guadalupe, le Isole Vergini, Trinidad, Tobago, Puerto Rico ed infine sbarco a Santo Domingo con tutti i suoi buoni propositi.

L’opera evangelizzatrice, unita all’instancabile forza organizzatrice, permearono la vita “americana” del primo vescovo d’oltreoceano negli anni seguenti e tanto prodigarsi fu stroncato soltanto dalla morte, sopraggiunta improvvisa l’8 marzo del 1524. In quei pochi anni il religioso di Amelia descrisse gli usi e i costumi dei nativi e denunciò con veemenza i gravissimi soprusi e le numerose stragi perpetuate dagli spagnoli ai danni degli stessi. Scrisse infine un libro, tra il 1521 e il 1522, dal titolo “L’itinerarium ad regiones

subaequinotiali plaga constitutas”, edito a Roma nel 1631 da Guglielmo Facciotti, nel quale raccolse le impressioni del suo viaggio verso il Nuovo Mondo inserendovi informazioni preziose sulla vita e le imprese dell’illustre conterraneo Colombo. Geraldini morì in odore di santità e lasciò dietro di se le fondamenta di un poderoso edificio destinato a divenire il cattolicesimo americano.