Gazzettino Italiano Patagónico

Oms: “A Gaza i pazienti stanno morendo, il mondo non taccia”

Il mondo non può restare in silenzio mentre gli ospedali, che dovrebbero essere rifugi sicuri, si trasformano in scenari di morte, devastazione e disperazione. Cessate il fuoco. Ora“. Così scrive in un post su X (ex Twitter) il direttore dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus, mentre i due principali di Gaza City – Al-Shifa e Al-Quds – sono “fuori servizio”, come scrive la stampa internazionale, e per questo il numero dei neonati prematuri che hanno perso la vita sono saliti a nove, stando a quanto riferito dal ministero della Sanità di Gaza. Sei invece i pazienti deceduti perché si sono spenti i respiratori della terapia intensiva. Da ormai quattro giorni le strutture non ricevono più corrente elettrica a causa del blocco totale imposto dal governo israeliano sull’enclave palestinese, all’indomani dell’aggressione armata di Hamas del 7 ottobre.

Ancora il capo dell’agenzia delle Nazioni Unite per la salute fa sapere che il suo staff “è riuscito a mettersi in contatto con gli operatori sanitari dell’ospedale Al-Shifa nella Striscia di Gaza: la situazione è terribile e pericolosa“. Ghebreyesus riporta che “i continui spari e bombardamenti nella zona hanno esacerbato la situazione già critica. Tragicamente, il numero di pazienti deceduti è aumentato in modo significativo. Purtroppo l’ospedale non funziona più come ospedale. Sono senza elettricità né acqua e con una connessione internet pessima“. Seguendo l’appello dell’Oms, Adele Khodr, Direttore regionale dell’Unicef per il Medio Oriente e il Nord Africa ha avvertito: “39 bambini potrebbero morire da un momento all’altro all’ospedale Al-Shifa: è scioccante e spaventoso”.

Da giorni gli ospedali sono bersaglio dell’offensiva militare di Israele, secondo cui i combattenti di Hamas si nasconderebbero all’interno delle strutture. Da Tel Aviv negano di stare attaccando direttamente gli ospedali.

Sempre su X, Medici senza frontiere rilancia la testimonianza dei dottori all’interno dell’ospedale: “A Gaza City ci sono cadaveri per le strade. Vediamo persone a cui sparano. Possiamo vedere persone ferite. Li sentiamo gridare aiuto, ma non possiamo fare nulla. E’ troppo pericoloso uscire”. La Mezzaluna rossa palestinese conferma che anche l’ospedale Al-Quds è fuori servizio e che la gente non ha più cibo. Nell’annunciarlo, i responsabili si dicono “Affranti e arrabbiati”. “La comunità internazionale e i firmatari della Convenzione di Ginevra ne sono responsabili“.

All’emittente Aljazeera Alice Rothchild, del’organizzazione Jewish Voice for Peace, ha inoltre riferito che a causa della carenza di elettricità, acqua, farmaci, servizi igienici e presidi medico-chirurgici, “i pazienti potrebbero morire lentamente di sepsi, infezioni o cancrena. E alcuni moriranno improvvisamente quando il loro respiratore smetterà di funzionare”, ha aggiunto.

La Mezzaluna rossa riporta poi che nel nord della Striscia, preda da giorni dell’invasione di terra di Israele a cui sono seguiti scontri con i combattenti legati ad Hamas, gli aiuti non arrivano: “Avere pane per le famiglie è diventato un miraggio. Si fa fatica a trovare una scatoletta di tonno” scrivono in un tweet.
All’emittente Cbs, ieri il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, Jake Sullivan, ha detto che “gli Stati Uniti non vogliono vedere scontri a fuoco negli ospedali dove persone innocenti, pazienti che ricevono cure mediche, vengono colpite dal fuoco incrociato“. Quindi ha confermato che Washington “sta tenendo “consultazioni attive” con l’esercito israeliano.

Intanto si aggrava la situazione degli sfollati: nel fine settimana, i giornalisti da Gaza hanno mostrato foto e video di centinaia famiglie palestinesi, tra cui anche anziani e bambini, costrette a lasciare Gaza City a piedi o su mezzi di fortuna a causa dei pesanti bombardamenti sulla città, dove prima di questa offensiva risiedevano oltre 600mila persone.

I bombardamenti delle forze israeliane la notte scorsa hanno colpito anche anche il campo profughi di Nuseirat e la località meridionale di Khan Younis, sebbene questa si trovi nella porzione di territorio indicata come sicura per le famiglie sfollate dal nord. L’esercito ha confermato di aver trovato magazzini di armi appartenenti ai gruppi collegati ad Hamas, quindi ha riportato anche di raid contro il campo profughi di Shaati, nella periferia di Gaza City, dove un edificio residenziale è stato raso al suolo.

Mirella Casadei

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