Gazzettino Italiano Patagónico

Messico: Iván Velázquez, direttore dell’associazione Suma: “Formiamo giovani leader comunitari”

“Abbiamo superato altre ondate di violenza come quella a cui abbiamo assistito negli ultimi giorni e siamo sempre di più a lavorare per costruire una Culiacán di pace e armonia, a partire dai giovani delle scuole: la tassa degli omicidi in città sta diminuendo, grazie allo sforzo di tutta la comunità stiamo quasi per uscire dalla lista delle 50 città peggiori al mondo da questo punto di vista”. Ivan Velazquez, direttore dell’associazione della società civile Suma Sociedad Unida, parla con l’agenzia Dire da Culiacan, capoluogo dello Stato di Sinaloa, nel nord-ovest del Messico. La regione dà il nome all’omonimo cartello di traffico internazionale di stupefacenti che a oggi è ritenuta fra le più potenti e capillari organizzazioni criminali della terra. L’agenzia contatta Velazquez dopo che l’arresto di Ovidio Guzman, leader della fazione dei ‘Los Chapitos’ e figlio dello storico capo del cartello, Joaquín Guzmán Loera detto ‘El Chapo’, in carcere negli Stati Uniti dal 2017 per scontare un ergastolo, ha scatenato un’ondata di violenze, blocchi stradali e scontri a fuoco fra esponenti del gruppo criminale e delle forze armate. Stando al bilancio fornito dal segretario della Difesa, Luis Cresencio Sandoval, nei combattimenti hanno perso la vita almeno 19 presunti appartenenti al cartello e almeno dieci militari. “Non è la prima volta che ci troviamo a far fronte a una situazione del genere”, ribadisce Velazquez. Nell’ottobre 2019 un precedente arresto del figlio del Chapo aveva scatenato un’altra giornata di guerriglia con oltre dieci vittime. “Il problema è molto più complesso dell’episodica esplosione di violenza che si osserva di tanto in tanto e si articola su un livello più profondo: strutturale e culturale“. E’ su queste dimensioni quindi che si sviluppa la strategia di Suma, l’organizzazione presieduta dall’attivista. “Lavoriamo da più di 15 anni nella promozione della cultura della pace fra gli adolescenti di età compresa fra i 12 e i 15 anni, con attività che organizziamo nelle scuole superiori della città e delle aree rurali che si trovano nei suoi dintorni”, riferisce Velazquez. “Le nostre iniziative partono con corsi teorici sulla violenza e sui tipi di violenza che esistono e vogliono impedire che abusi e omicidi vengano percepiti come cose normali. A caratterizzare il nostro modo di lavorare è il fatto che i nostri seminari sono realizzati da studenti universitari formati da noi, di età compresa fra i 18 e i 25 anni“. Nella seconda fase del modello immaginato da Suma, spiega ancora Velazquez, “si individua il potenziale di leadership di ogni ragazzo e si lavora per rafforzarlo, anche fornendo ai giovani che prendono parte ai corsi i modi per poter avviare le attività che desiderano: un ragazzo vuole organizzare un’attività di orti comunitari? Lo mettiamo in contatto con chi lo può aiutare a farlo“. L’impegno di Suma non è isolato, però. E i risultati si iniziano a vedere, come dimostrano alcuni dati che sembrano contravvenire all’idea di Culiacán come epicentro di violenza e criminalità. “Siamo parte di un insieme di realtà della società civile molto ampia, ognuna con la propria visione della pace e dell’impegno sociale”, afferma Velazquez. “Lo sforzo della comunità ha portato a una diminuzione nel tasso degli omicidi al punto che la nostra città sta per uscire dalla lista delle 50 città più pericolose del mondo. Il processo è lungo e non dà frutti immediati ma continueremo a lavorarci, ispirando i giovani, per raccogliere un giorno i frutti che meritiamo”. Stando alla classifica annuale sulle città con il più alto tasso di omicidi del mondo pubblicata ogni anno dal Consejo Ciudadano para la Seguridad Pública y la Justicia Penal (Ccspjp) messicano, nel 2021 Culiacán ha fatto registrare il 43esimo peggior dato al mondo, con una tassa di 34,73 omicidi ogni 100mila abitanti. Solo nel 2019, il capoluogo di Sinaloa era 16esima, con oltre 60 assassinii ogni 100mila persone.

Brando Ricci

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