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L’attore siciliano Gabriele Gallinari racconta la scelta di acquistare Torre Chia

“Ho avuto un mese di grande dubbio, poi ho fatto un sogno: ero dietro a una vetrata e ho visto passare Pasolini con la sua Alfa Romeo, mi sorrideva e riprendeva la sua strada. Ho preso questo sogno come un nulla osta”. A raccontare alla Dire come l’ultima dimora di Pasolini, la Torre di Chia, sia diventata la sua nuova casa è l’attore Gabriele Gallinari, siciliano, ma romano d’azione, interprete di teatro e volto noto di serie tv di successo come ‘Don Matteo’ e ‘Squadra antimafia’.

UNA CASA MIMETIZZATA TRA ROCCE E NATURA

“Cercavo una casa in affitto in campagna da queste parti per un’estate, poi mi sono imbattuto in questa che era in vendita. Sull’avviso online c’era la descrizione come ultima dimora di Pasolini e delle foto che mi incuriosivano. Anche se era fuori dai miei programmi sono venuto a vederla e mi sono innamorato di questo posto. Qui- racconta l’attore- c’è una natura preponderante su tutto il resto, incontaminata, e quando arrivi e attraversi il cancello, e poi superi le mura si entra in uno spazio che potrebbe essere qualunque cosa, come un luogo dimenticato, come se ci si arrivasse per sbaglio. Si vedono la torre, i ruderi, ma non vedi l’abitazione”. Chi ha visitato Chia in questi anni – gli eredi di Pasolini ogni mese aprivano le porte della casa per gli appassionati visitatori – nelle parole di Gallinari ritrova proprio la mistica atmosfera di questa dimora che appare sospesa, quasi segreta, lì dove Pasolini amava rifugiarsi anche per lunghi periodi in una casa di fatto nascosta, assediata dall’umidità rumorosa e penetrante dei due torrenti su cui poggia, accerchiata dall’insediamento etrusco su cui svetta la torre medievale, passata nei secoli dagli Orsini, ai Lante della Rovere, ai Borghese, fino agli spazi interni di una casa ‘mimetizzata’ tra rocce e natura, con quel senso estetico di armonia che Pasolini ricercava ovunque, dalle città ai sentieri campestri. In questa casa, a Soriano del Cimino, quell’armonia essenziale diventa una bellezza sospesa “nel tempo e nello spazio. Entrato nella casa- ricorda Gabriele Gallinari della sua prima visita- vidi legno e vetro e pensai che era come stare a Los Angeles negli Anni 40. Mi colpì tanto e ho deciso di fare una seconda visita“. L’innamoramento è avvenuto così, per un luogo in cui “dal medioevo si arriva al moderno. Ho venduto la mia casa a Roma, ho comprato e sono venuto a viverci”, qui dove ora falegnami e artigiani del luogo stanno mettendo mano a un lungo e complesso restauro “per tornare al progetto originario” di una casa quasi integralmente fatta di infissi di castagno e ampie vetrate.

LE POLEMICHE, I MEDIA E L’INCONTRO CON GRAZIELLA CHIARCOSSI

Ma non è stato semplice abitare l’ultima dimora di Pasolini. Quando l’attore ha già visitato Chia e inizia ad avere progetti, iniziano anche, nel 2020, ad uscire i primi articoli di giornale, un’interrogazione parlamentare e monta la polemica su come sia possibile che una dimora di così grande valore culturale possa finire nelle mani di un privato. Gabriele Gallinari si ferma e riflette se quel posto sia giusto per lui, se non stia andando a “cacciarsi in una situazione difficile. Per un anno la proprietà ha proposto la vendita allo Stato, al pubblico e nessuno ha mai risposto”, ed è in quel momento che prima del grande passo per l’acquisto chiede di incontrare gli eredi di Pasolini per capire “cosa avevano desiderato per questa casa”: un museo o una residenza di artisti come si diceva? “Non avevano intenzione di farne un museo- spiega ancora l’attore- la paura era solo che un privato potesse farne una casa di vacanza o trasfigurarla, cosa che comunque per i vincoli storici, culturali e naturalistici non sarebbe mai potuta avvenire. Il ministero peraltro ha risposto sul mancato esercizio di prelazione spiegando che non tutte le proprietà con questo diritto possono essere acquisite, che non rientrava nella loro pianificazione finanziaria e che questa dimora era sempre appartenuta ai privati e questo non aveva mai impedito che fosse manutenuta e visitabile. Auspicavano questa consuetudine” e così Gabriele Gallinari anche oggi permette le visite della Torre di Chia, con le stesse guide di questi ultimi anni, chiaramente non negli spazi interni della casa dove comunque gli arredi originali, arazzi e mobili etnici, già non c’erano più: erano stati rubati in parte quando Pasolini era in vita, poi anche poco dopo la sua morte. La polemica insorta sulla dimora di Chia gli appare sempre di più una corrida tra partiti e nell’incontro con la cugina di Pasolini, Graziella Chiarcossi, che in quella casa aveva vissuto con lo scrittore e la mamma, tutto si chiarisce: “Capisco che le polemiche sono solo un polverone”, racconta il nuovo proprietario, che poco dopo decide che Chia sarà sua. “Graziella ha tenuto questa casa per 50 anni, non siamo a Roma sull’Appia, la costruzione è sopra due torrenti, è tutta in legno e vetro, lei non ha avuto aiuti, per un anno ha chiesto allo Stato di comprare, già nel 2003 l’aveva ristrutturata”, tiene a ricordare Gabriele Gallinari anche a testimonianza del fatto che una casa così particolare se non la vivi va in rovina. Il Comune di Soriano del Cimino, a quanto risulta, avrebbe mostrato un interesse ma la cifra che “avrebbe pagato come previsto dalla perizia non avrebbe tenuto conto del valore culturale, ma solo di cubatura e are di terreno e non è mai arrivato a una formulare una vera offerta”, precisa il nuovo proprietario.

TRA QUESTE VETRATE NON POSSO NON PENSARE A LUI

“Non ho comprato questa casa perché era di Pasolini, sono arrivato qui perché colpito dal posto- ammette con molta onestà Gallinari- ma certo quando mi ritrovo tra queste vetrate io non posso non pensare a lui che ha costruito questa dimora mimetizzata in questa posizione, come fosse un ponte dal passato verso il presente con quel grande garbo che lui aveva, con amore per la natura, con un’estetica così curata. Ogni volta che i visitatori arrivano e mi fanno domande, raccomandazioni, o mi danno incoraggiamenti capisco di essermi assunto una responsabilità. Mi piace pensare, per alleggerirmi, di essere qui di passaggio, di avere un mandato di custodia e- conclude- di essere ripagato dall’ impegno di vivere in un posto eccezionalmente bello. Qui c’è Pasolini, però io sono a casa mia”.

Silvia Mari

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