Gazzettino Italiano Patagónico

L’esponente dei Russi liberi Mikaelyan: “No alla guerra, sì armi a Kiev

“C’erano anche i bielorussi alla manifestazione di sabato scorso a Castro Pretorio contro la guerra organizzata dai Russi liberi, accanto all’ambasciata della Federazione russa a Roma”. Come a chiarire che gli oppositori di Putin sono anche tra i Paesi alleati della Russia: lo riporta all’agenzia Dire Maria Mikaelyan, ricercatrice in Storia dell’Architettura di 34 anni, nata a Mosca da mamma armena e residente in Italia, un dottorato al Politecnico di Milano. Lei, con un centinaio di altri connazionali, è esponente nel nostro paese dei Russi liberi, una rete di cittadini che organizza a Milano, Roma e altre città iniziative di protesta per dire “no al regime di Putin e alla sua guerra di invasione in Ucraina, e per dare il sostegno necessario alla popolazione ucraina”. Come raccogliere fondi per inviare generatori alle famiglie colpite dai blackout, ma anche fare appello ai governi affinché continuino ad inviare armamenti al governo di Kiev. Idee e posizioni condivise da altre reti di cittadini russi – anche attivamente impegnati nel prestare aiuti ai profughi ucraini – che il 4 e 5 dicembre scorsi si sono dati appuntamento a Berlino nel quadro di un congresso organizzato dall’ong tedesca Austausch, con il sostegno del Center for Independent Social Research (Cisr) e la Fondazione Friedrich Ebert, con fondi stanziati dal ministero degli Esteri tedesco. Oltre 250 i rappresentanti russofoni da tanti Paesi europei e dalle ex repubbliche sovietiche, ma anche dalle Americhe. In molti quelli di etnia “non russa, come armeni, ceceni, buriati” spiega Mikaelyan. “Intendiamo costruire una piattaforma civica che dia voce alle realtà dal basso. Infatti non facciamo riferimento a partiti politici né intendiamo costituirci in associazione o struttre gerarchiche. Siamo una rete orizzontale di persone che condividono una visione, ma- chiarisce l’attivista- non vogliamo essere chiamati pacifisti”. La scelta è di rottura: “Ci sono tanti russi- spiega Mikaelyan- che pur dichiarandosi contro la guerra sperano nella resa dell’Ucraina. Inoltre riteniamo che in Italia questo termine sia associato a chi non riconosce il diritto degli ucraini a difendersi. Noi invece sosteniamo sovranità e autodeterminazione dell’Ucraina e vogliamo che Kiev vinca questa guerra, per questo siamo a favore dell’invio di armi”. Una posizione che in parte contrasta con le istanze del Movimento degli Obiettori di coscienza russi, altro soggetto che ha aderito alla chiamata di Berlino. Tale associazione sostiene il diritto di russi, bielorussi e ucraini a non combattere e vede nel no alle armi una via per porre fine al conflitto: “Questo dimostra quanto varigato sia il panorama delle realtà che hanno partecipato al Congresso”, commenta Mikaelyan. Convinta che “senza armi, lasceremmo gli ucraini in balia di un Paese ben armato, che può comprarne altre ovunque e ha anche armamenti atomici”. Proprio la minaccia del presidente Putin di ricorrere all’atomica avrebbe “rappresentato un punto di non ritorno. Personalmente ritengo che quelle dichiarazioni abbiano messo la parola fine ad ogni prospettiva di negoziato, dal momento che Kiev, firmando il Memorandum di Budapest nel 1994, a tre anni dall’indipendenza da Mosca, aveva rinunciato a quel tipo di armi in cambio della garanzia di non essere attaccata”. La piattaforma lanciata a Berlino quindi “testimonia al mondo che in Russia c’è una dittatura che ignora ogni legge, arresta, tortura e uccide. Non siamo contrari a Vladimir Putin perché di destra o di sinistra, ci opponiamo perché non possiamo restare a guardare mentre ogni giorno bombarda gli ucraini”. Quanto al presidente dell’Ucraina Voldymyr Zelensky, “restiamo neutrali– dice l’attivista- lo riteniamo un segno di rispetto verso il popolo ucraino che ha votato per quel governo. Quando il conflitto finirà, ognunò farà le sue valutazioni”. Infine, un cenno all’Unione europea, che ha applicato la Protezione umanitaria temporanea per i profughi ucraini ma non per gli obiettori di coscienza russi. “Ogni stato Ue applica la sua politica in tema di asilo” chiarisce Mikaelyan. “Tuttavia ci sarebbe piaciuto se l’Ue e gli Stati membri avessero stabilito una linea di sostegno e aiuto comune anche per chi voleva lasciare la Russia per ragioni politiche. Nel nostro piccolo cerchiamo di dare una mano a queste persone, ma non è facile”.

Alessandra Fabbretti

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