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Bottega Ferrigno a Napoli: tradizione, modernità e inclusione

Uno dei simboli che caratterizza la città di Napoli è senza ombra di dubbio il presepe. Passeggiando per le vie partenopee, infatti, è impossibile non imbattersi nei famosi negozi artigianali dei grandi maestri presepiali. Tra questi, spicca per storia, fama e originalità la Bottega Ferrigno oggi gestita da Marco che, con le sue mani sapienti, ogni giorno sforna migliaia di pastorelli e personaggi che contornano questo simbolo sacro e al contempo molto caro al popolo napoletano.

Come fosse un gioco

“La nostra Bottega risale al 1836, nasce da un’intuizione del mio trisavolo Carmine e di generazione in generazione è arrivata a me”, spiega Marco Ferrigno a Radio Vaticana – Vatican News, “Io avevo all’incirca sei anni ed è iniziato tutto come fosse un gioco”. Un gioco che ora è diventato non solo la sua professione ma anche una missione: preservare una tradizione antica che fa parte del patrimonio storico-culturale della città di Napoli. “Sai quando le persone giocavano con la plastichina? Mio padre al posto della plastichina mi diede l’argilla e così mi insegnò quella che oggi è la mia passione”

L’ingrediente basilare è l’artigianalità 

Dietro la realizzazione delle statuine del presepe, c’è un grande lavoro di manodopera e passione. Il materiale con cui queste vengono realizzate è l’argilla, a cui però si aggiungono le stoffe che compongono il vestito. “L’ ingrediente basilare è l’artigianalità”, dice il maestro dell’arte presepiale, il quale sottolinea che la cura del personaggio e la minuzia dei particolari è la prerogativa della sua Bottega. “La produzione delle statuine è soggettiva, cioè dipende dalla difficoltà. Ci vogliono per esempio due o tre giorni per realizzare una Madonna mentre ce ne vogliono sei o sette per realizzare un Re Magio. Dipende anche un po’ dalla complessità degli abiti e da quelli che sono i ricami che lo caratterizzano” ci confida Marco. Dunque sono tante le componenti da prendere in considerazione, bisogna dedicare ad ogni figura il proprio tempo.

Il processo di lavorazione

La tecnica con cui vengono realizzate le statuine è la stessa che si utilizzava in passato. “La testa in terracotta policroma, a cui vengono messi gli occhi di cristallo, le mani e i piedi rigorosamente in legno e il corpo in fil di ferro ricoperto di canapa”. L’opera poi viene arricchita con le famose sete di San Leucio, dove ancora oggi vengono prodotte con telai antichi rispettando una tradizione oramai centenaria. Passando invece alla scenografia questa viene realizzata in sughero e in legno. “La base viene fatta in legno e viene poi ricoperta dal sughero, solitamente di produzione nazionale, ma se non riusciamo a procurarcelo lo prendiamo in Portogallo – afferma l’artigiano –  “Questo viene poi stuccato con una tecnica particolare, miscelando polvere di sughero, vinavil e carta. Dopo questo procedimento la base viene dipinta a seconda della colorazione che merita”.

Caratteristiche del presepe napoletano

Bisogna inoltre ricordare che il presepe napoletano si contraddistingue per tre scene basilari: la prima è il tempio che simboleggia la vittoria del cristianesimo; la seconda è quella dell’Osteria dove aleggiano vizi e virtù; l’ultima invece, è quella dell’Annuncio, rappresentata da diversi pastori che dormono e che vengono svegliati dal messaggio dell’Angelo, il quale comunica la nascita di Gesù. “Un personaggio che non deve mai mancare è Benino, un pastore che dorme e che sogna la rappresentazione iconografica del presepe. La tradizione vuole che sia circondato da dodici pecorelle bianche che rappresentano i dodici mesi dell’anno, quindi il presepe nella sua interezza annuale.”

Tradizione e modernità

Nulla è mai lasciato al caso, è proprio questo ciò che rende le opere di Ferrigno uniche al mondo. Un’altra particolarità  è unire il passato al presente. Entrando nella loro Bottega si possono ammirare le tradizionali statuine accanto a personaggi odierni, volti a rappresentare l’innovazione. “Questa fu una brillante intuizione di mio padre, che nel 1987, per celebrare il primo scudetto del Napoli, dedicò una statuina a Diego Armando Maradona”, racconta Marco. “La svolta però avvenne nel 1992. Mio padre quell’anno in occasione di Mani Pulite realizzò la statuetta di Antonio Di Pietro. Ricordo ancora le centinaia di persone ad aspettare fuori al negozio per comprare questa statuina. Erano talmente tante che addirittura, non riuscivamo a cuocerle”. “Il procedimento vuole che queste vadano in forno per dodici ore, dove devono raggiungere una temperatura massima di 960°, ma era talmente tanta la richiesta che la gente prendeva le statuine crude”. Quell’evento segnò una nuova tradizione che voleva la creazione di un pastore inedito da inserire ogni anno all’interno del presepe, mentre adesso la cadenza è diventata mensile.

La statuina del Bambinello con sindrome di Down

Quest’anno una delle iniziative promosse da Marco Ferrigno è a favore di un’associazione per persone con sindrome di down e disabilità intellettiva (APDD). Una nostra amica ha un’associazione per bambini con problematiche down, così abbiamo voluto realizzare un Gesù Bambino con questa sindrome e lo abbiamo donato a loro”, conclude l’artigiano, sottolineando che il Bambinello verrà messo in vendita a scopo benefico e tutto il ricavato sarà devoluto all’associazione.

Ilaria Sambucci

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