Fabio Spataro in Alchemico

20 octubre, 2022 Off By Gazzettino Italiano Patagónico

Giovanni Cardone

Fino al 31 Ottobre 2022 si potrà ammirare presso l’Associazione Museo Minimo di Napoli la mostra Alchemico di Fabio Spataro a cura di Roberto Sanchez. In un mio testo critico ho affermato: Il Novecento si è confrontato con questa dimensione proponendo non solo nuovi oggetti interartistici, ma anche nuovi possibili criteri interpretativi, che alimentano quella che James Heffernan ha definito un’enorme “industria intellettuale”. Anche le sperimentazioni pratiche di oggetti intermediali sono oggi quanto mai attuali. Basti pensare alla produzione e alla riproduzione di forme composte pittorico-verbali, come film, immagini televisive, poster, fumetti, testi illustrati, riviste e giornali, che sebbene tradiscano una svolta, dagli addetti ai lavori definita pictorial turn, rimangono a testimonianza di un sodalizio artistico ancora molto stimolante che si adatta camaleonticamente alle esigenze dell’epoca. La ripresa oggi del dibattito sull’interscambio fra letteratura e arti del visuale è da attribuire anche e soprattutto all’importanza che le immagini occupano non solo al livello più “basso” della comunicazione di massa – che non riesce ormai a fare a meno di strumentazioni del visuale – ma anche a quello più “alto” del sistema letterario tout court. E se i linguisti, i filosofi del linguaggio e gli stessi critici della letteratura della prima metà del secolo scorso sono stati responsabili del predominio della lingua in un panorama culturale votato alla distinzione tra le discipline, oggi la comparatistica internazionale e le stesse filologie nazionali fanno della dimensione interartistica e intermediale precipuo oggetto di studio. Gli studi di visual culture contemporanei – eredi per molti versi della storia dell’arte e allo stesso tempo attenti alle altre dimensioni disciplinari, tra cui la letteratura – rifiutano, ad esempio, la tendenza logocentrica e rivolgono l’attenzione allo studio contestuale delle immagini e della loro ricezione. Alla luce di questa nuova tendenza vanno anche letti tutti i più recenti contributi teorici votati allo studio non semplicemente dell’immagine e delle arti del visuale, ma anche della loro ricaduta nel sistema altrettanto complesso della letteratura. Si pensi ai recenti lavori dedicati all’analisi di una particolare forma interartistica, l’ékphrasis – centrale in questo studio – come quelli di James Heffernan e Thomas Mitchell, e nel panorama italiano allo studio di Michele Cometa, il quale, nella sua opera Parole che dipingono, invita ancora una volta a riflettere sulla questione sempre aperta dell’appropriazione delle immagini da parte della scrittura, di cui, come lui stesso osserva, è difficile riassumerne le complesse modalità: Più di recente Cometa ha proposto il termine “catalogo” per contenere alcune di questi modi di interazione fra letteratura ed arti figurative. Nel catalogo Cometa fa rientrare le tipologie della Doppelbegabung, dell’ékphrasis, delle forme miste e di quelle che definisce omolgie, precisando comunque di non volere esaurire e semplificare con questo sistema tassonomico la ricchezza di un campo di indagine così vasto. Per questa ragione definisce il suo catalogo «una strategia comunque parziale e precaria, un colligere che si dispiega secondo un ordine sempre revocabile e che ha la funzione  di collocare nello spazio i vari oggetti di cui si occupa». William John Thomas Mitchell, uno dei “padri” e dei maggiori teorici contemporanei della cultura visuale, fa alcune considerazioni sulle modalità d’analisi che il nostro secolo ha più spesso adottato di fronte al problema della relazione fra le due arti. Mitchell parla del metodo comparativo come di quello più tradizionale pur tuttavia lo studioso americano rintraccia, più avanti, i limiti di questo stesso approccio, caratterizzato da presupposti di uniformità e omogenità e da strategie di sistematiche differenziazioni e comparazioni che talvolta ignorano altre forme di relazione più subdole e meno negoziabili. Per Mitchell si tratta di un approccio, quello comparativo, che spesso rimane incastrato in uno “storicismo ritualistico” che si limita a ripercorrere canoniche linee narrative ereditate dal passato, quasi fosse incapace di registrare pratiche e storie alternative. Non per questo egli trova più esatto l’approccio semiotico europeo che finisce per sostituire, in modo talvolta brutale, lo scientism all’artiness nell’analisi del confronto interartistico. Lo studioso parte piuttosto dall’assunto che il problema dell’immagine/testo (sia che lo si intenda come forma sintetica, composta, o come differenza di rappresentazione) è proprio il sintomo dell’impossibilità di giungere ad una “teoria di immagini” o ad una “scienza della rappresentazione”. Penso al testo Estetica relazionale Nicolas Bourriaud che sottolinea la necessità di un nuovo approccio all’arte contemporanea proponendo di vedere in essa un’attivatrice di interazioni sociali. Secondo il critico francese non si tratta tanto di preoccuparsi della partecipazione del pubblico, o dell’interattività dell’opera, quanto piuttosto di proporsi come orizzonte teorico dell’arte la sfera delle interazioni umane e il suo contesto sociale. L’arte relazionale deve pertanto essere intesa come “un attivatore di rapporti sociali; essa è una spina nel fianco del sistema di produzione, che trova in quest’arte uno specchio deformante, una mimesi che persegue fini opposti e allo stesso tempo un sabotaggio radicale. Un’arte comunitaria per definizione, anche se non per forza comunitaristica o interattiva; una pratica immune dal regime dello Spettacolo che abbatta almeno per un tempo limitato i confini tra arte e mondo, portando al massimo grado alcune istanze dell’arte dalle Avanguardie storiche in poi”. L’autore sottolinea ripetutamente la necessità della revisionabilità di ogni pratica teorica e artistica al fine di essere sempre un passo avanti rispetto al sistema che tenta di appropriarsi di ogni nuova proposta neutralizzandone il portato critico autentico. E quello che fa Fabio Spataro con la sua arte da sempre dando al suo linguaggio una dimensione umana. Nel contempo posso dire che Fabio Spataro è un artista dal linguaggio dove si incontrano e si scontrano gesto, forma e sentesi dove ricerca e sperimentazione sono alla base dei suoi lavori, dove viene fuori nel contempo una rinnovata mitologia dell’opera fatta da pulsioni e di sentimenti . Egli tende a un dialogo interno della propria arte o con cui rapportare la personale e individuale emozione, l’opera sembra voler raccogliere una molteciplità di eredità anche colte, alte che tutto il fine secolo scorso ha disseminato e forse dissipato nel suo tumultuoso processo di affrancamento dell’oggetto artistico, nei confronti della letteratura, della sociologia, di quella propensione al racconto. Attraverso l’espressionismo e all’informale Fabio Spataro vuole valorizzazione l’emozione che viene direttamente dalla materia e dalla pittura, tuttavia e necessario distinguere le diverse prospettive. Spataro parte dalla pittura espressionistica e informale nella quale spesso i termini espressivi del pigmento si coniugano con la scelta del supporto, con il sedimentarsi di differenti tracce, come se, da subito, la sola pittura risultasse povera, poco significativa, incapace di dare conto della complessità del reale. In quelle grandi stesure iconiche, che segnano la pittura di Fabio Spataro è caratterizzata fortemente dalla sperimentazione e dalla ricerca, sarebbe tuttavia limitante restringere l’impatto espressivo di Spataro che si coniuga bene con un linguaggio informale che gli permette una condotta di ricerca artistica e allargando lo sguardo a raggera, il suo linguaggio lo spinge verso una tensione  espressiva che emerge dalle sue opere . Il suo è universo linguistico ampio è attraversato dalla sperimentazione ed legato alla ricerca, che riemerge attraverso la materia e la valorizzazione linguistica dei supporti. L’opera di Fabio Spataro non è dunque un evento isolato, ma ha matrici specifiche nella sua terra di riferimento, l’uso dei materiali che presto compaiono come supporto ineliminabile diventano un sostrato espressivo della sua immagine esse sono soluzioni linguistiche specifiche grazie al suo percorso interiore che da anni egli porta avanti. L’uso dei materiali come oggetto della narrazione, e della duplice scansione  appare come il segnale di una ricerca che vuole scardinare l’ordine della narrazione e della pittura. E il processo di dissolvimento della raffigurazione evocativa quasi metafora di un processo in cui Fabio Spataro trova forse una sua verità espressiva che diviene una continua ricerca del proprio “Io”, più profondo. Nelle sue ultime opere ho visto una sua evoluzione  che diviene volano per la ‘maturazione’ effettiva della sua arte come essenza pura. L’attività artistica di Fabio Spataro pare dunque compendiarsi in tre differenti momenti espressivi, complementari e autonomi, con quel modello duplice che abbiamo visto, dall’inizio, essere carattere specifico dell’opera dell’artista da una parte le opere fortemente di ricerca attraverso il gesto e il segno l’altra la dissoluzione delle forme. La ricerca di Spataro è rappresentata dalla creazione totale della sua arte attraverso l’assemblaggio di materiali di scarto .

Le opere dell’artista traducono la tensione, la misura, intese come valore etico che sembrano trascrivere nello spazio un equilibrio, da valorizzare e scardinare ad un tempo. Fabio Spataro attraverso le sue opere ci narra infine della metafora della vita, con le sue pulsioni e i suoi sogni, le sue tensioni e i suoi approdi dell’animo. Che si rinnova di continuo in quella diversa, più lineare, ma non meno eloquente, costituita dall’insieme di numerose opere che trovano la loro verità espressiva attraverso l’accostamento che costituisce la trascrizione emotiva di una geografia dello spazio, una geometria della mente, una scansione lirica dei movimenti del cuore. È la concretezza dell’opera di Spataro. Quella stessa che si manifesta nella creazione del singolo pezzo, e si traduce e sembra trascrivere un processo lento di crescita attraverso la riappropriazione culturale dei materiali utilizzati. Come se Spataro volesse sottolineare la duplice dimensione di rapidità nel consumo, di rapida obsolescenza dell’oggetto stesso e di una differente persistenza nella memoria . Fabio Spataro cerca nelle sue opere la giusta dimensione dove l’umano pensiero possa trascrivere se stessa e la nostra presenza nella mente degli uomini, l’opera come vicenda umana si concretizza attraverso il segno il gesto la forma la sperimentazione che divengono il senso più alto del nostro esistere. I richiami alla poetica espressionista  a quella informale con il ricorso costante all’emozione della materia, costituiscono l’essenza stessa della dimensione espressiva dell’artista. La tensione che nelle opere realizzate da Fabio Spataro attraverso il contrasto tra le forme e tra le cromie si definiscono in termini essenziali, dove il linguaggio permette al fruitore di carpire l’animo dell’artista . Fabio Spataro è all’eterna ricerca della tensione espressiva nel contempo recupera l’immediatezza del gesto, del segno che gli permettono di dialogare sapendo raccontare attraverso le sue opere la precarietà che in parte il misurato equilibrio esprime con la sua apparente forma con la fragilità dell’essere ‘Artista’. Mentre Giuseppe Errico dice : Fabio Spataro ci offre opere ricche di autentiche sfumature emotive,  che prendono forma attraverso il lieto contrasto tra le immagini e i vissuti interiori, a tratti ambigue e sfumate, e le cromie. Tutto diviene, in tale pittura essenziale, apertura al nuovo, “vita vissuta”. Dietro (dentro) le opere l’eterna ricerca, i dubbi e le domande della tensione espressiva (l’artista tenta di “andare incontro alle cose stesse” direbbe Husserl), l’immediatezza del gesto e del segno intenzionale che gli permette di dialogare con il tempo vissuto: l’equilibrio esprime la domanda sull’essere autentico, l’apparente forma della fragilità e, al tempo stesso, il valore della vita reale.

Museo Minimo – Napoli

Fabio Spataro – L’Alchemico

 dal 14 Ottobre 2022  al 31 Ottobre 2022

 dal  lunedì al mercoledì dalle ore 15 alle ore 18.00

 martedì, giovedì e venerdì dalle ore 9.00  alle ore 12.00