Italia: troppe disuguaglianze sul mondo del lavoro

Italia: troppe disuguaglianze sul mondo del lavoro

1 octubre, 2022 Off By Gazzettino Italiano Patagónico

In Italia troppe differenze salariali, troppe disuguaglianze, che rischiano di creare una generazione di lavoratori poveri. E’ quanto sta emergendo dal convegno di studi delle Acli in corso ad Assisi fino a domani, dal titolo: “Dignità e lavoro: vie della speranza”. Uno studio presentato per l’occasione mette in luce come il mercato del lavoro sia sempre più affetto da precarietà.

Le donne al lavoro più vulnerabili degli uomini

Dai dati Caf Acli (che tengono conto dei soli redditi da lavoro dipendente) emerge, ad esempio, che il cosiddetto lavoro povero è prerogativa femminile: tra i lavoratori/trici saltuari/e con un reddito annuo complessivo fino a 15.000 euro, il 68% sono donne, percentuale che scende al 51,5% tra gli uomini. Da registrare, inoltre, che più della metà delle donne under 35 raggiunge al massimo i 15.000 euro di reddito complessivo annuo, contro il 32,5% dei coetanei maschi. Si tratta di un dato che non sorprende, poiché già da una precedente indagine delle Acli era emersa con chiarezza la maggiore vulnerabilità delle lavoratrici rispetto ai loro colleghi uomini. Considerando la fascia d’età tra i 30 e 39 anni, ben il 14,5% delle lavoratrici si trova in povertà assoluta rispetto al 6,8% degli uomini; percentuale che sale al 22% se consideriamo anche chi si trova in povertà relativa e al 38,5% per i redditi complessivi fino a 15.000 euro.

Le donne hanno pagato di più il peso della pandemia

Date queste premesse, non sorprende che, all’avvento della pandemia di Covid-19, le donne abbiano patito gli effetti più duri della crisi: nel 2021, presso il Patronato Acli le pratiche aperte per il reddito di cittadinanza sono state per il 57,5% femminili, 54% quelle per il reddito di emergenza. Un ulteriore indicatore di fragilità delle donne nel mercato del lavoro è rappresentato dalle pratiche per la Naspi, l’indennità di disoccupazione, che sono state per il 61,3% femminili nel 2021.

Manfredonia: “I salari sono rimasti fermi ma il costo della vita è aumentato”

Emiliano Manfredonia, presidente delle Acli, afferma che “la costruzione di una rete di salvaguardia è fondamentale. E’ fondamentale intervenire in genere su tutti i salari, perché l’economia italiana per troppo tempo è rimasta praticamente ferma. I salari sono rimasti fermi, quello che non è rimasto fermo invece è il costo della vita, e questi due fattori hanno fatto sì che le persone avessero un tenore di vita sempre più basso. Poi c’è tutto il tema, appunto, di regolamentare il lavoro, troppo frammentato, un lavoro che produce spesso anche poca dignità. Troppe persone hanno non solo redditi bassi, ma contratti a tempo determinato, il che rende la vita sempre più precaria”.

Alessandro Guarasci