UN NATURALISTA NELLE FORESTE AMAZZONICHE

23 septiembre, 2022 Off By Gazzettino Italiano Patagónico

La spedizione di Luigi Balzan nel mondo dei gommeros

di Generoso D’Agnese

 «Non parlo del clero di questi paesi perché bisognerebbe scriverne un volume». Con queste sferzanti parole, dirette ai religiosi boliviani, Luigi Balzan descrive la sua avventurosa esperienza nel cuore del Sudamerica e la sua personale opinione sull’operato degli uomini del clero in quelle remote zone della Bolivia.

  ….«Che moralità quella di certi preti, che carità cristiana»! Balzan ha appena assistito ad una funzione religiosa nella settimana santa, svoltasi ad Exaltaciòn de la Cruz, funzione conclusasi con un sacerdote che aveva insultato le donne presenti, e non può trattenere tutta la sua ira per le misere condizioni in cui vengono tenuti gli indios Mojos dagli amministratori della zona e dagli uomini della chiesa. Ma Balzan è soltanto un esploratore ed un naturalista, uno dei pochi uomini di scienza italiani che hanno raggiunto il cuore del subcontinente sudamericano e le sue osservazioni può soltanto depositarle sulla carta, lasciando una traccia indelebile nella valutazione dei posteri.

 Siamo in Bolivia, intorno  all’anno 1892 e lo studioso italiano osserva con rammarico il regresso degli indios, educati con pazienza dai gesuiti e affidati al clero secolare – dopo l’allontanamento della Compagnia di Gesù  con la speranza di un proseguimento della paziente opera missionaria. Speranza talmente malriposta, secondo quanto osservato dallo scienziato, da innescare ripetuti tentativi di ribellione dei nativi, ribellioni soffocate metodicamente nel sangue. E non sarà l’unica nota negativa che Balzan riporterà in Italia dalla sua spedizione scientifica. Partito da Asunciòn il 30 dicembre del 1890, Luigi Balzan si inoltra nelle regioni centrali del Sudamerica con il finanziamento della Società Geografica Italiana. Egli attraversa il

Paraguay, l’Argentina, il Cile ed il Perù  per arrivare nel cuore della Bolivia settentrionale, per  esplorarne le Yungas ovvero il versante orientale delle Ande e la regione percorsa dal Beni dal Marmoré, due fiumi appartenenti al bacino del Rio delle Amazzoni. Sarà di fatto tra i primi esploratori ad attraversare il Gran Chaco.

Attento studioso della biologia, Balzan raccoglie numerose nozioni scientifiche sulla zoologia, la botanica e la fitogeografia delle zone attraversate raccogliendo il tutto nel resoconto pubblicato sul Bollettino della Società Geografica Italiana e in un volume pubblicato nel 1932. Balzan però si trasforma, nella sua spedizione americana, anche in un involontario giornalista e sociologo, etnografo e antropologo, registrando fedelmente tutte le stridenti contraddizioni che compongono la società sudamericana di fine 800, soprattutto quella residente nei territori di frontiera, al confine della società “civile” occidentale. E non è un bel quadro, quello che realizza l’italiano sulle condizioni di vita indigena nelle zone da lui attraversate. 

Primitive e povere, queste le prime sensazioni sulle terre visitate. Per il naturalista la zona centrale del Sudamerica è una vera miniera di risorse, che sono ben lontane dall’essere valorizzate, mancando una qualsiasi forma di rete di comunicazione. Siamo in un paese, la Bolivia, che nel fine secolo Ottocento è interessato soltanto a sfruttare al massimo la sua ricchezza mineraria e che per essa tralascia qualsiasi altra forma di sviluppo e di promozione produttiva. È la miseria che regna sovrana nella Bolivia “dimenticata”, con un’agricoltura ridotta al livello di pura assistenza, e con uno spietato sfruttamento della popolazione indigena da parte dei bianchi, in un contesto che assomiglia moltissimo a quello della frontiera nordamericana e dell’epopea dei cercatori d’oro californiani. Il biologo impegnato nelle sue attività scientifiche, si trasforma quindi involontariamente in una fonte eccezionale per gli studi etnografici.  

Nato il 30 gennaio del 1865 a Badia Polesine, fin da giovanissimo Luigi rivela un grande interesse per i vari aspetti della natura che lo circonda, e si appassiona all’entomologia e alle attività naturalistiche. Frequenta l’Università degli Studi di Padova conseguendo nel 1885 la laurea in scienze naturali. Nell’ateneo veneto conosce anche Giovanni Canestrini, direttore del gabinetto di zoologia e anatomia comparata.

Prima di arrivare in Paraguay come docente di Fisica e Scienze Naturali al Colegio Nacional di Asunciòn, Luigi Balzan nel 1987 coglie l’occasione per approfondire la propria passione decidendo di partecipare a una spedizione scientifica diretta in America del Sud e che lo porta  come prima tappa in Argentina. Rimasto inizialmente nella capitale Buenos Aires, dopo aver assunto l’incarico di riordinare il locale Museo di Storia Naturale si trasferisce in seguito a Plata, e infine  ad Asuncion  dove concentra i suoi studi aracnologici sull’ordine Pseudoscorpionida raccogliendo  numerosi esemplari zoologici per il Museo Civico di Scienze Naturali di Genova.  Il viaggio verso la Bolivia viene quindi partorito proprio in terra americana, terra nella quale il giovane esploratore trova  il suo habitat più consono e nella quale sopravvive, nella seconda metà dell’Ottocento una comunità italiana ridotta ai minimi termini. 

Giunti in terra boliviana con la costruzione di una linea ferroviaria tra Salar e Antofagasta, i gruppi familiari italiani si erano infatti dispersi soprattutto nel Cile, dove avrebbero trovato uno tra i paesi più brillanti del continente americano. In terra boliviana rimangono un centinaio di persone, quasi tutte in condizioni economiche problematiche. Soltanto nella città di La Paz si affermano ditte di tessuti con il nome tipicamente italiano: Torti, Vignolo e C., Mazzolini affacciano le loro botteghe sulle vie principale della capitale sudamericana. Anche nei generi alimentari e nelle drogherie si ritrovano tracce dell’intraprendenza italica: i Lorini, i Cesarino, i Linale, i Marchetti contribuiscono a lasciare segni significativi in uno stato sudamericano uscito sconfitto anche dalla guerra con il vicino Cile. Diversi nomi italiani si ritrovano invece tra le file del clero (francescani e salesiani), impegnato a riorganizzarsi, nelle foreste e nelle montagne boliviane, attingendo al  modello delle missioni gesuitiche dei Sei e Settecento.  Balzan trascorre oltre un mese nelle missioni di Mosetenes del Beni e una settimana in quelle Guarayo del dipartimento di Santa Cruz, approfondendo la sua personale conoscenza della materia: lo scienziato descriverà poi nelle sue relazioni l’organizzazione di tali missioni, imperniate sempre sulla grande deferenza riservata al capomissione.  Durante il suo viaggio esplorativo lo scienziato di Badia Polesine si imbatte in molte situazioni sociali scabrose.

«L’uomo è calcolato una macchina, e tanto più si apprezza quanto più è giovane, perché si calcola che ha meno probabilità di morire». Le acute osservazioni di Balzan vengono scritte osservando le miserabili vite dei “gomales”, gli addetti all’estrazione della gomma (conservate nel Museo civico di Scienze Naturali di Genova). Con queste osservazioni, Balzan si congeda da quel mondo surreale non prima di essersi soffermato ad osservare i “mozos”, utilizzati dai potenti latifondisti sudamericani: retribuiti con pochi pesos; o addirittura con marche di metallo da cambiare (con relativa svalutazione del valore effettivo), questi sfortunati lavoratori delle foreste amazzoniche devono perennemente saldare i loro debiti contratti per acquistare beni di prima necessità. Anche per i “gommeros”, i padroni, la vita nelle foreste è del resto alquanto dura e viene esorcizzata con fiumi e fiumi di alcool, e con i giochi d’azzardo.

Dopo due anni di viaggio avventuroso nelle foreste sudamericane, nel 1893  Luigi Balzan rientra in Italia con un prezioso corredo di materiale scientifico. Dona la sua raccolta di rettili, pesci e insetti al Museo Civico di Storia Naturale di Genova. Nella sua mente, il rientro in Italia rappresenta in realtà solo un momento di preparazione alla nuova spedizione esplorativa che vorrebbe effettuare da lì a pochi mesi. Nel settembre 1893, mentre si prepara a ripartire per l’America con un programma di nuove esplorazioni, muore però per un attacco di febbre malarica  contratta nel suo ultimo viaggio. Ad appena ventotto anni.

La sua eredità scientifica per fortuna non è andata persa. Arnaldo Fraccaroli ha raccolto e pubblicato il Viaggio di esplorazione nelle regioni centrali del Sud America (Milano 1931), attingendo agli scritti pubblicati dal Balzan nel Bollettino della Società Geografica Italiana.

Badia Polesine ha affidato invece allo scultore Angelo Viaro la realizzazione di un busto commemorativo, inaugurato il  27 settembre 1931 .