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Gli esperti della rete Osint: “I progressi degli Ucraini non giustificano la ritirata russa, Putin non accetterà la disfatta senza reagire”

“Sun Tzu lo scriveva già 500 anni prima della nascita di Cristo: in guerra il nemico non va umiliato, altrimenti diventa molto più pericoloso. L’opposto di quello che stiamo facendo in Ucraina contro la Russia. Un paese che, non dimentichiamolo, è la prima potenza nucleare al mondo”. La preoccupazione è alta nella rete degli esperti Osint, Open Source Intelligence, che da febbraio monitorano l’andamento della guerra in Ucraina. Troppo precipitosa la ritirata russa nell’oblast di Kharkiv, troppo strani i segnali che arrivano dai territori delle autoproclamate Repubbliche di Donetsk e Lugansk. “Il sospetto, anzi, la paura è che i russi si stiano preparando ad utilizzare bombe tattiche nucleari”, dice alla ‘Dire’ un ex ufficiale dell’aeronautica francese, oggi impegnato nel monitoraggio del conflitto in uno dei tanti think tank che utilizzano un mix di informatori sul campo e strumenti open source per verificare le informazioni ufficiali diffuse da entrambi gli schieramenti. Prima, i fatti. “L’annunciata offensiva ucraina su Kherson è stata in realtà una grande operazione di disinformazione. Da giorni, ormai, segnalavamo che le notizie diffuse dal comando di Kiev non trovavano riscontro sul campo. Ma i russi ci sono cascati, spostando il grosso delle truppe a sud ed indebolendo le loro difese a nord”. Dopo il riposizionamento delle truppe russe, è partita l’offensiva ucraina da Kharkiv. “Si sono mossi verso Izium, per interrompere la principale via di rifornimento per le truppe russe nel Donetsk. Ma la velocità dell’avanzata è stata incredibile. In poche ore hanno ripreso territori che i russi avevano conquistato in mesi di sanguinose battaglie”. Ma gli ucraini non si fermano. “Si combatte all’aeroporto di Donetsk, un luogo simbolo della guerra del 2014, e le forze di Kiev sembrano dirigersi verso Severodonetsk, persa all’inizio dell’estate. Inoltre, ci sono notizie non confermate di una nuova offensiva che sta partendo dall’oblast di Zaporizhia, con gli ucraini decisi a puntare su Mariupol per tagliare in due i territori occupati da Mosca ed intrappolare le truppe russe nella sacca di Kherson”. Un’offensiva troppo semplice, una ritirata troppo precipitosa. “I russi hanno abbandonato decine di carri armati, mezzi blindati e pezzi di artiglieria, oltre a migliaia di munizioni. È vero che le linee di rifornimento russe sono state duramente colpite dai lanciamissili Himars forniti dagli americani, ma questo non giustifica una disfatta di questa portata. Oggettivamente, l’esercito russo è in rotta. Ma bisogna capire il perché stanno abbandonando il campo di battaglia con questa fretta e senza combattere”. L’ipotesi di un collasso dell’esercito russo non è da escludere. “Sono mesi che combattono, senza la possibilità di poter sostituire le perdite e con pessimi rifornimenti. Sono esausti e con il morale a terra e gli episodi confermati di diserzione sono tantissimi”. Ma ad alimentare i sospetti degli esperti sono le notizie che arrivano dalle autoproclamate Repubbliche di Donetsk e Lugansk. “Pushilin, leader della Repubblica di Donetsk, sembrerebbe essere in fuga da ieri. Lo stesso sta avvenendo nel Lugansk. Le immagini satellitari mostrano code chilometriche al confine con la Russia. Stanno evacuando tutto il Donbass. Ma i progressi degli ucraini sul campo non sembrano giustificare una fuga di tali dimensioni”. A mettere in allarme gli esperti anche “il cambiamento di toni sui media russi e delle repubbliche occupate”. Per la prima volta, infatti, “si inizia a parlare apertamente di disfatta e ad accusare i vertici militari di Mosca. E gli opinionisti più intransigenti iniziano a chiedere apertamente l’impiego di armi nucleari tattiche per fermare gli ucraini”. Ed è proprio questa la principale paura degli esperti. “Le armi nucleari tattiche sono progettate per essere usate sul campo di battaglia, scatenando delle piccole esplosioni nucleari, comunque altamente radioattive. I russi hanno già minacciato di usarle, e le notizie che arrivano dal campo ci portano a considerare seriamente questa possibilità. Putin non accetterà un’umiliazione di questa portata senza reagire”.

Michele Bollino

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