“Qualsiasi attacco a una centrale nucleare è suicida” l’appello dell’Onu dopo i bombardamenti a Zaporizhzhia

“Qualsiasi attacco a una centrale nucleare è suicida” l’appello dell’Onu dopo i bombardamenti a Zaporizhzhia

10 agosto, 2022 Off By Gazzettino Italiano Patagónico

Con i fatti e con le parole è botta e risposta tra Ucraina e Russia che continuano a lanciarsi accuse sulla responsabilità degli attacchi nei pressi della centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande d’Europa, occupata da Mosca che, come ha dichiarato il presidente ucraino Zelenski nel suo ultimo messaggio serale, ha “creato la minaccia di una catastrofe nucleare”. 

“Qualsiasi attacco alle centrali nucleari è una cosa suicida. Spero che questi attacchi finiscano. Allo stesso tempo, spero che l’AIEA possa accedere alla centrale. (António Guterres, segretario generale dell’Onu)”

Argomento affrontato sempre dal capo dello Stato in videoconferenza, questa volta con Bill Clinton, invitando l’ex presidente Usa a richiamare l’attenzione della comunità mondiale su quanto accaduto. Netta la risposta di Mosca: è Kiev a ostacolare l’ispezione dell’Aiea – l’Agenzia internazionale per l’energia atomica – a Zaporizhzhia.

Stop alle operazioni militari suicide 

In una conferenza stampa a Tokyo, Il segretario generale dell’Onu, António Guterres, ha chiesto di sospendere ogni operazione militare “suicida” alle centrali nucleari e in particolare intorno a quella di Zaporizhzhia, in modo che l’Agenzia internazionale per l’energia atomica possa accedervi.

Il fronte umanitario e l’appello Onu

Sul terreno la situazione diventa sempre più difficile, sul fronte del Donbass – in particolare – ma anche su quello umanitario. L’Onu rilancia gli appelli per gli aiuti all’Ucraina, stimando il fabbisogno in 4,3 miliardi di dollari – il doppio di quanto previsto – tra marzo e fine anno. In grave necessità e stato di bisogno si trovano attualmente 17 milioni e 700 mila ucraini

Le navi cariche di grano

Non è ancora arrivato a destinazione il primo carico di cereali trasportato dalla nave mercantile Razoni e partito – secondo l’accordo tra Russia, Ucraina, Turchia e Nazioni Unite – il 1° agosto dal porto ucraino di Odessa. Secondo l’ambasciata ucraina in Libano, “l’acquirente finale in Libano ha rifiutato di accettare la merce a causa del ritardo nei termini di consegna (cinque mesi). Tramite Twitter, l’ambasciata ucraina ad Ankara ha fatto sapere che il mittente sta cercando un altro destinatario” che “potrebbe essere in un altro Paese”.

Emanuela Campanile