Il destino in un baule

2 agosto, 2022 Off By Gazzettino Italiano Patagónico

di Generoso D’Agnese

 Da qualche giorno il piccolo comune di Controguerra (Teramo) conta un nuovo arrivo. Il sindaco Franco Carlotta ha infatti consegnato l’attestato di Cittadinanza onoraria a Jean Farinelli, residente a New York ma nipote di un corropolese che tentò la fortuna in America senza poterla toccare. Venne fermato infatti, per sempre, da una mortale polmonite che rese la moglie vedova e il figlio orfano a 3 anni. L’epopea della famiglia Farinelli ha trovato così la sua giusta conclusione, con una riscoperta della terra d’origine da parte di chi quella terra la sentiva narrare solo dai racconti del padre.

Jean Farinelli, una vita trascorsa a inseguire la perfezione del marketing e quel “soddisfatti o rimborsati” per conto di numerose aziende di prestigiosi marchi, vive a Manhattan, Jean Farinelli, e saranno proprio i racconti del padre  (nato a Controguerra nel 1910) a regalare alla donna in carriera una nuova identità, fatta di tradizioni e memorie, fatta soprattutto di radici forti e tenaci.

«Quel che conosco della mia famiglia – racconta Jean – mi è arrivato da mio padre perché mia nonna l’ho vista poco e l’ho persa quando io avevo solo 9 anni. So per certo che il grande miraggio americano lo portò in famiglia nonno Pasquale, contadino di Controguerra. Nel 1913 nonno Pasquale stava facendo il servizio di leva e aveva ottenuto una piccola licenza. Camminò per giorni sotto la pioggia incessante e con il freddo pungente per tornare a casa e rivedere la giovane moglie. La polmonite non lo perdonò e se lo portò via in pochi giorni. Pochi giorni dopo arrivarono le tanto attese carte per l’espatrio».

Nella casa di Manhattan, nell’angolo studio, Jean Farinelli conserva uno sbiadito baule da viaggio. E’ tutto quel che rimane del sogno originario di nonno Pasquale e nonna Filomena. Ma è anche la chiave di volta per Jean, che attraverso quel baule e le sue reminiscenze ha deciso di dedicarsi al recupero della sua identità italiana.

«Rimasta vedova e con due figli piccoli, Umberto e Grazia, mia nonna dovette prendere la più difficile delle decisioni e alla fine decise di mantenere fede al sogno del marito. Partì alla volta dell’America, con i suoi figli; aveva 32 anni e per un futuro pieno di incertezze aveva venduto tutti i suoi averi inclusa una piccola collana ricevuta come unico dono di nozze. Arrivarono nel 1916 e per tre mesi rimasero nel ghetto di Ellis Island a causa di un improvviso mutismo della stessa nonna, incapace di rispondere alle domande degli ispettori di frontiera».

La storia americana della famiglia Farinelli prese le pieghe solite. Il trasferimento a Filadelfia presso parenti e l’inserimento faticoso nella comunità italiana della città. E infine la nascita dei nipoti. Jean ha vissuto tutto questo con leggerezza, affrontando le scuole con il piglio sicuro di chi ama il proprio lavoro. E iniziando la sua carriera imprenditoriale a soli 11 anni  con un servizio di autolavaggio specializzato che le ha fatto guadagnare abbastanza denaro da permetterle, a soli 17 anni, di acquistare la sua Chevrolet decappottabile.  

Diplomatasi all’American University e ottenuto il master nell’Ohio State University, Farinelli aveva trovato la propria strada professionale con i corsi post laurea in business management, seguiti alla  Wharton School, alla Columbia Business School e alla New York University e nel 1969 ha cominciato a lavorare per il Wall Street Journal. Nel 1987 è divenuta Presidente e Amministratore delegato di una società francese di comunicazioni per il marketing internazionale che fornisce consulenza ai maggiori dirigenti di società censite da “Fortune 500”. Jean Farinelli ha collaborato alla creazione di WebDiagnostics, un servizio di valutazione di siti web, all’elaborazione dell’Hidden Value Index per lo studio dell’immagine dei consorzi aziendali, e condotto indagini riservate sul livello di soddisfazione dei clienti per conto di diversi marchi. È autrice di dozzine di articoli nei quali si è occupata di gestione dell’immagine aziendale, della formulazione di strategie efficaci per il marketing e di procedure per l’ottimizzazione delle prestazioni del personale. Farinelli è stata direttrice della “Cologne Life Reinsurance”, dell’International Women’s Forum” di New York e della “Skin Cancer Foundation” ente fiduciario della Fondazione nazionale per le malattie infettive; è stata Presidente della “Fondazione della Società di Pubbliche Relazioni d’America”, Fiduciario e Tesoriere della “Arthur Page Society” e Presidente del Consiglio e Direttore della “20 Sutton Place South Corporation”. Attualmente è Direttrice di ITANJ, l’Associazione di Insegnanti di Italiano del New Jersey. Ha ricevuto numerosi premi, tra cui il “Matrix Award” per le “Donne nella Comunicazione” (“Women in Communications”) e il premio dell’Associazione degli Insegnati di Italiano in America (“Association of Italian American Educators”) per la promozione della lingua italiana.

Jean Farinelli è Fondatrice ed Editrice delle Edizioni Farinelli, create nel 2003 per pubblicare esclusivamente materiale didattico di lingua italiana per università, scuole superiori, scuole medie e studi privati negli Stati Uniti. L’azienda è frutto anche della drammatica esperienza dell’attentato alle torri gemelle di New York vissuta personalmente dalla dott.ssa Farinelli l’11 settembre del 2001. A seguito di quell’evento la dott.ssa Farinelli ha inteso riallacciare i rapporti con le sue origini italiane, riprendendo lo studio della lingua della sua famiglia di origine emigrata negli Stati Uniti nel 1916 dal paese di Controguerra, in Abruzzo

Tutto quel che resta della famiglia Farinelli è lo sbiadito baule collocato nello studio di Jean. Ma rappresenta molto più del semplice involucro di cartone e tessuto. Per Jean rappresenta la svolta epocale della sua vita. Scoprendo la sua storia l’imprenditrice rampante di Manhattan ha deciso di cambiare direzione e di tornare sui passi dei suoi avi.  

«Oggi porto dentro di me un grande rimpianto: quello di aver scoperto solo da adulta la ricchezza della mia cultura e il piacere di parlare italiano. Mio padre ha voluto americanizzarmi a tutti  i costi e  non lo biasimo: penso che anche per lui sia stato difficile soffocare le sue origini e che abbia cercato di proteggermi da discriminazioni e umiliazioni. Tuttavia sarebbe stato molto bello  se mia nonna avesse potuto raccontarmi  la sua storia: magari l’avrei vissuta come una favola a lieto fine. A me piace conoscere l’Italia e con essa le mie radici. Mi sono svegliata da un sonno imposto e mi sono riappropriata di una fetta del mio cuore che era rimasto nascosto.Tutto quanto ottenuto finora mi fa piacere perché rappresenta il mio percorso professionale. La riscoperta della mia parte italiana ha però cambiato il ritmo della mia esistenza. Ora conto con piacere le ore che mi separano dai miei viaggi in Italia, e godo ogni secondo del sole che prendo sulle bellissime spiagge abruzzesi. Se tutto questo è possibile, lo devo davvero a quell’unico cimelio tramandatomi da un padre troppo impegnato a nascondere le sue radici e vissuto con la rabbia di aver trascorso il suo primo Natale in una fredda stanza a Ellis Island, con il terrore di essere rispedito in Italia».