Gazzettino Italiano Patagónico

Nel fondo dell’oceano è stata scoperta un’enorme falda di acqua parzialmente dolce

In un periodo dell’anno in cui i cambiamenti climatici in corso stanno evidenziando sempre di più la progressiva e drammatica carenza di acqua dolce anche in zone in cui essa è stata da sempre molto abbondante (per esempio il nostro Paese), giunge un’interessante notizia dagli Stati Uniti. Al largo della costa nord-orientale degli USA è stata scoperta un’enorme falda di acqua parzialmente dolce, intrappolata in sedimenti porosi che giacciono sotto i fondali di questa parte dell’oceano Atlantico. I ricercatori della Columbia University di New York, utilizzando i differenti segnali emessi dalla conduttività elettrica dell’acqua (diversi tra acqua salata e quella dolce), hanno stimato un’area di 350 Kmq occupati da questa falda, che sembrerebbe essere la più grande formazione di questo genere mai rinvenuta al mondo. Volendo dare una breve spiegazione sulle modalità di formazione di una falda del genere, gli scienziati ricordano che l’acqua sottomarina ha una bassa salinità in tutto il mondo e che quindi sotto i fondali, in particolari condizioni geologiche, è possibile l’accumulo appunto di acqua quasi dolce. Per il bacino da poco ritrovato, si ipotizza che la formazione risalga tra i 15.000 e i 20.000 anni fa. L’indagine americana suggerisce, inoltre, che altre grandi falde acquifere simili a questa probabilmente si trovano al largo di molte altre coste del mondo e potrebbero essere le fonti di acqua dolce del prossimo futuro, soprattutto per sostenere le necessità delle popolose zone costiere.

La delicata questione dello sfruttamento di queste fonti

E qui si apre una questione delicatissima, ovvero quella della possibile ricerca e estrazione industriale e intensiva di acque dolci sotterraneeoceaniche. Sappiamo infatti tutti che l’acqua è il vero “oro blu” del futuro ma anche, ormai, del presente. Per essa, per il suo controllo si combattono già da tempo varie guerre, più o meno mascherate. Se ora si cominciasse a valutarne l’estrazione anche da sotto i mari, quali conseguenze vi potrebbero essere? Sappiamo davvero poco delle interazioni profonde e dei movimenti di materiali fluidi che avvengono nel mantello terrestre, dove peraltro si conosce l’esistenza di imponenti movimenti convettivi. Ma non si sa se l’acqua per esempio entra in qualche modo in queste dinamiche. O se l’acqua salmastra e dolce dei fondali oceanici possa influenzare le importanti correnti marine profonde che tra l’altro collegano i due emisferi entrando nelle complesse dinamiche idriche più superficiali, a cominciare da quelle connesse alla strategica (per le sue influenze sul clima) Corrente del Golfo. Insomma se quasi sempre dove c’è acqua si innescano meccanismi complessi e connessioni articolate negli ecosistemi circostanti (si pensi alle dinamiche di un fiume o delle falde continentali di acqua dolce), è presumibile che anche la presenza di queste falde suboceaniche non siano inerti, ma abbiamo collegamenti ed effetti che oggi non conosciamo. Quindi prima di anche solo ipotizzarne la loro estrazionesarebbe il caso di andarci molto, ma molto cauti, cominciando a studiare con serietà la questione non solo dal punto idraulico, geologico ed estrattivo, ma anche e forse soprattutto da quello ecologico.

Armando Gariboldi

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