Colombia: il Paese sudamericano non aveva mai avuto prima d’ora un Capo di Stato di sinistra e una donna nel ruolo di vice

Colombia: il Paese sudamericano non aveva mai avuto prima d’ora un Capo di Stato di sinistra e una donna nel ruolo di vice

22 junio, 2022 Off By Gazzettino Italiano Patagónico

Pace, sviluppo, equità sociale, energie rinnovabili, assistenza sanitaria per tutti. Sono queste le parole chiave che hanno guidato la campagna elettorale di Gustavo Petro, portandolo a diventare il primo Capo di Stato di sinistra della Colombia. Vicepresidente sarà Francia Marquez, avvocata dei diritti civili e attivista nera: il suo apporto per la vittoria è stato determinante. Mai una donna aveva avuto questo ruolo: un’altra prima volta, dunque. E nel suo primo discorso da presidente, Petro invoca l’unità del Paese per un vero cambiamento. “Non tradiamo quell’elettorato che ha gridato al Paese e alla storia che oggi la Colombia cambia, la Colombia è un’altra”, ha detto il 62enne senatore. 

I risultati 

Petro è dunque il nuovo presidente della Colombia in base al conteggio rapido realizzato dal Registro nazionale elettorale a Bogotà. Con lo scrutinio dei voti del 97,06% dei seggi, ha raccolto insieme alla sua vice Marquez 10.984.247 suffragi (50,57%), mentre lo sfidante Rodolfo Hernández si attesta su 10.242.763 voti (47,16%). Sono circa 750mila le schede di differenze tra i due. Sconfitto dunque Hernández (che al primo turno a sorpresa aveva superato il candidato di centrodestra, Federico Gutiérrez) che negli ultimi sondaggi era davanti a Petro per il ballottaggio. 

Il primo turno 

Il grande sconfitto del primo turno era stato proprio Gutiérrez, che nei sondaggi era visto al ballottaggio con Petro. Il neo presidente colombiano due settimane fa aveva raccolto il 40% dei consensi, dietro di lui l’indipendente Hernández il 28%. Al terzo posto, il leader del centrodestra Federico Gutiérrez, fermo al 24%. A differenza del secondo turno, allora Petro era ampiamente favorito, ma anche in quell’occasione andò meglio del previsto arrivando, appunto, a raccogliere quattro voti su dieci. Ieri, superando il 50% delle preferenze, ha vinto al terzo tentativo le presidenziali. 

I fattori decisivi

“Sono almeno due i motivi per i quali Petro ha vinto al ballottaggio, ed uno in particolare è merito suo”, spiega Alfredo Luis Somoza, esperto di America Latina e presidente dell’Istituto Cooperazione Economica Internazionale di Milano. Nell’intervista, Somoza delinea poi i punti programmatici che saranno al centro della nuova presidenza e ricorda come, ad eccezione del Brasile, l’America Latina sia sempre più progressista. 

Al primo turno Petro era il grande favorito, mentre alla vigilia del ballottaggio i sondaggi lo davano dietro Hernández. Cosa ha agevolato, dunque, la sua vittoria?

Il tutto si giocava su due elementi che si sono poi verificati. Il primo è che la destra storica colombiana ed il centro, con i loro candidati che al primo turno avevano raggiunto quasi 6 milioni di voti, non andassero automaticamente a sostenere Hernández. Così è stato. Il secondo elemento è la sfida che aveva lanciato Petro: portare più elettori alle urne rispetto al primo turno. Solitamente, lo sappiamo, alle elezioni accade il contrario. Petro è riuscito nel suo obiettivo, con l’affluenza che è passata dal 55 al 58%. Stiamo parlando di quasi un milione e mezzo di voti in più che sono andati, per buona parte, a Petro. Inoltre ha saputo conquistare anche alcuni elettori che al primo turno avevano scelto altri candidati minori. 

Ambiente, assistenza sanitaria per tutti e una maggiore attenzione alle politiche sociali. Sono questi gli elementi che hanno consentito a Petro di diventare presidente e ce ne sono anche degli altri?

Sono questi, sì e ne aggiungerei altri due. Il primo è il tema della terra, la riforma agraria che va portata a termine garantendo più sicurezza agli agricoltori. Poi penso agli accordi di pace del 2016, i cui frutti ancora non si vedono. Muore troppa gente, il Paese ancora è colpito dalla violenza e ora gli accordi di pace dovranno essere ripristinati. Non prevedevano, è bene ricordarlo, solo il cessate il fuoco, ma una serie di azioni di tutela dei difensori dei vari diritti, compresa la riforma agraria. Importante sarà inoltre l’inclusione delle minoranze e poi, come diceva lei, il tema dell’ambiente a cui il popolo colombiano è particolarmente sensibile. 

L’ambasciatore colombiano negli Stati Uniti ha annunciato le sue dimissioni dopo l’esito del voto. Come cambieranno i rapporti tra Usa e Colombia?

Non sarà un cambiamento, diciamo così, traumatico, ma comunque importante per quanto riguarda l’autonomia del Paese. La Colombia ha una storia particolare, in passato la presenza statunitense nel Paese era giustificata dalla guerriglia e lo è stata anche a causa del narcotraffico. Una presenza costante e continua. Petro ha detto che saranno ora “relazioni adulte”, con Washington che già si è congratulata con il nuovo presidente, esprimendo la volontà di lavorare insieme. Ripeto, non sarà traumatico anche perché in tutta l’America Latina ci sono presidenti progressisti, fa eccezione il Brasile, che rivendicano l’autonomia dagli Stati Uniti, nel rispetto reciproco. 

Andrea De Angelis