Il 17 giugno 1972 scoppiò lo scandalo Watergate che porterà, due anni dopo, alle dimissioni del presidente americano Nixon

Il 17 giugno 1972 scoppiò lo scandalo Watergate che porterà, due anni dopo, alle dimissioni del presidente americano Nixon

18 junio, 2022 Off By Gazzettino Italiano Patagónico

Uno dei punti più bassi della storia statunitense. Ne è convinto Ferdinando Fasce, americanista, professore ordinario di Storia Contemporanea all’Università di Genova. Quel 17 giugno 1972 iniziava uno scandalo che avrebbe portato a un terremoto politico negli Stati Uniti. Da un complesso sconosciuto o quasi, il Watergate, all’edificio presidenziale più noto al mondo: la Casa Bianca. “Eppure – sottolinea Fasce – va riconosciuta la capacità delle istituzioni di riprendersi, colpendo il vertice”. Ovvero il presidente Nixon, che due anni dopo lo scoppio dello scandalo si dimise dal suo incarico. 

Il Watergate

Questo scandalo prende il nome dal complesso residenziale e per uffici di Washington, dove aveva la propria sede il comitato per la campagna elettorale del partito democratico. In questi uffici, nel 1972, alcuni funzionari del partito repubblicano avevano cercato documenti segreti e piazzato microfoni. La notte del 17 giugno vengono arrestate 5 persone, poi incriminate per spionaggio ai danni del comitato elettorale del candidato democratico, il politico George Stanley McGovern. Il processo porta alla condanna anche di altre due persone legate al comitato per la rielezione di Richard Nixon che nel 1968, per la prima volta, era stato eletto presidente degli Stati Uniti.

La risposta giudiziaria alla cattiva politica

Professore Fasce, proviamo a spiegare cosa accade 50 anni fa. Tutti hanno sentito pronunciare il nome “watergate”, molti sanno che è legato a un caso di spionaggio tra i più clamorosi della storia, non tutti conoscono l’origine del nome. Partiamo da qui. 

Il watergate è un enorme condominio che si trova nel centro di Washington. Lì c’era la sede del comitato elettorale del partito democratico per le elezioni che si sarebbero tenute nel novembre 1972. Il presidente uscente Nixon aveva di fronte a sé il candidato progressista del partito democratico, McGovern. Il 17 giugno 1972 nel watergate vengono arrestati dai vigilanti del complesso alcuni ladri che si erano intrufolati nella sede del partito democratico per raccogliere informazioni da usare contro McGovern nella campagna elettorale. Dei giornalisti del Washington Post scoprono che c’era un assegno versato ad opera della struttura della campagna elettorale per Nixon a favore di uno degli arrestati. Da lì inizia un’indagine e poi un processo che porterà a ciò che ben conosciamo. Alcuni degli imputati, infatti, ammettono di aver avuto contatti, anzi di essere stati parte di un’organizzazione che si chiamava “gli idraulici”, in opera già in passato al servizio del presidente Nixon. Il loro compito era trovare informazioni che bloccassero eventuali notizie dannose per la presidenza stessa. Una sorta di controinformazione. In realtà, come detto, facevano molto di più: cercavano informazioni da utilizzare contro McGovern. Si scoprirà che questi idraulici erano collegati con la macchina elettorale repubblicana. Per iniziativa del Congresso viene messa in piedi una struttura, con un procuratore nazionale che ha il compito di verificare i fatti. Il risultato finale sarà la scoperta che c’era effettivamente un rapporto tra questi idraulici e la macchina elettorale nixoniana. Ancora oggi non è dato sapere se Nixon fosse a conoscenza di questa specifica operazione, ma è indubbio che Nixon conoscesse gli idraulici, ci sono anche delle registrazioni di telefonate esplicite. Si arrivò all’ìimpeachment e per sfuggire alla procedura, Nixon si dimise clamorosamente nell’agosto 1974. Il primo presidente a dimettersi, il primo che cerca di sfuggire all’impeachment. 

Come è cambiata la storia politica degli Stati Uniti da quel giorno? Cos’erano per il mondo e cosa diventano subito dopo? Sono gli anni della guerra in Vietnam, sono anche però i decenni seguenti, ad esempio, al piano Marshall. 

Si tratta del punto più basso della stima internazionale nei confronti degli Stati Uniti. Lei ha citato giustamente il Vietnam, qui siamo dinanzi ad una clamorosa crisi istituzionale. Il presidente cercherà di difendersi rovesciando le accuse, ma finità per essere considerato un falsario, un bugiardo. Bisogna però dire che gli Stati Uniti furono in grado di risollevarsi riconoscendo, e questo non va mai dimenticato, l’errore commesso da Nixon e colpendo il presidente, quindi il vertice delle istituzioni così come andava fatto. 

Quanto accaduto negli Stati Uniti influenzerà anche le scelte politiche di altri Stati? Penso ad esempio a Mani Pulite in Italia. 

Questa osservazione è decisamente interessante, perché è indubbio che si tratta del primo caso di quello che poi verrà chiamato un nuovo modo di fare politica che passa attraverso l’intervento giudiziario. Con un meccanismo, cioè, di rivelazione, di indagine e poi di messa sotto accusa. Si arriverà così anche a Mani Pulite. Il tutto rivela le tensioni istituzionali nazionali, il passaggio a una funzione vicaria, di governo alla magistratura in un momento di crisi del sistema istituzionale. 

Oggi sentir parlare di politici disonesti è un qualcosa, diciamo così, di abituale, lo si registra con una certa frequenta. Si può dire però che l’indignazione di 50 anni fa non ha precedenti e non sarà mai più simile in futuro? 

Indubbiamente in mezzo secolo ci sono state trasformazioni radicali, si pensi ai social, ad internet, alle fake news. C’è oggi una certa assuefazione, ma c’è da sperare che la fiammella dell’indignazione, da qualche parte, sia sempre in grado di accendersi. 

Andrea De Angelis