Enrico Berlinguer nasceva 100 anni fa

Enrico Berlinguer nasceva 100 anni fa

25 mayo, 2022 Off By Gazzettino Italiano Patagónico

“Perché è ancora amato Berlinguer? Per la sua onestà, soprattutto intellettuale e politica. Di lui tutti hanno sempre amato la tempra morale di un uomo che era contemporanemente dolce e rigoroso, leale, sempre fedele alle idee dei suoi venti anni, come spesso ripeteva”. Pasquale Laurito, 95enne decano della stampa parlamentare, autore della ‘Velina Rossa’, ha conosciuto a fondo Enrico Berlinguer, per essere stato il giornalista dell’Ansa, e di altre testate, che seguiva da vicino la vita del Partito comunista italiano. “Il nostro Enrico, anche se oggi avrebbe compiuto cento anni, è morto presto”, ha scritto nel numero della Velina che celebra il centenario dalla nascita.

IL BERLINGUER PRIVATO

Per molti anni a Botteghe Oscure e in Parlamento Laurito ha raccontato il leader comunista nella sua veste pubblica. Ma non dimentica il Berlinguer ‘privato’, che traspariva dalla timidezza dell’uomo e ne faceva il motivo per cui tanti lo amavano e lo amano. “Ricordo una volta a Stettino, quando l’ho incontrato. Io stavo con amici in barca a vela e lui lì al mare, con la sua ‘barchetta’ con cui si dilettava. In quelle occasioni non parlavamo mai di politica. Berlinguer tornava ad essere l’uomo della sua isola, la Sardegna. Ed anche se erano di altri partiti, sia Segni che Cossiga, che pure gli era parente, erano con lui amici e compagni di sardita'”, racconta.

LA FORZA DELLE IDEE

Laurito ricorda gli anni del lavoro come cronista politico: “Lo conoscevo bene perché ero amico intimo del suo capo ufficio stampa, Antonino Tato, che poi mi ispirò la Velina Rossa. Berlinguer era amico di tutti, una persona gentile e buona. Soprattutto coi compagni, li trattava come fratelli. Era il tratto forte del suo carattere, che gli ha consentito di superare i mormorii interni, rispetto ai quali non reagiva mai platealmente. Lui sconfiggeva i nemici con la forza delle sue posizioni. E col calore del popolo comunista che lo amava. È stato l’unico dirigente politico a meritare la stima di Luigi Longo”.

“Enrico, se tu ci fossi ancora…”, canta Venditti. “E io, che ho cinque anni meno di Berlinguer, mi riconosco in queste parole – aggiunge Laurito – I suoi amici resteranno sempre gli operai e i ceti deboli, come si vide in quell’oceano di amore che furono i suoi funerali. Se lui ci fosse ancora, quanto sarebbe ancora più grande la nostra passione per la politica! Perché lui la rendeva la cosa più bella che c’è, col suo carattere leale, trasparente, rigoroso, Berlinguer ispirava fiducia e faceva concreta l’arte del bene comune“.

IL RAPPORTO CON ALMIRANTE E LA DESTRA

Il leader comunista aveva conquistato la stima anche di Giorgio Almirante. “A mio parere c’è troppa enfasi su questo – puntualizza Laurito -. C’era stima ma non confidenza. A parte la differenza d’età tra i due, erano molto, molto diversi nella storia e nelle idee. È vero, Almirante andò ai funerali, per rispetto. E per stima. Lo stesso Berlinguer non riteneva che Almirante fosse uno sciocco, pensava che era un uomo di destra e che nella nuova democrazia italiana dovesse avere un posto. Ma come si erano detti più volte, erano inconciliabili. Uno era l’uomo delle masse che volevano emanciparsi, l’altro veniva dalla Repubblica di Salo'”.

Oggi Pd e Fdi possono dialogare, almeno sulle regole? “Il Pd di oggi non è più l’erede del Partito comunista – sottolinea l’autore della Velina Rossa -, è un partito nuovo che si è costituito dopo il tramonto dei vecchi partiti, quello comunista e quello democristiano. Letta può ben scendere a patti con Meloni, ma mi chiedo: per fare cosa, il presidenzialismo? Assurdo. Al massimo potrebbero essere d’accordo sul proporzionale, che gli risolverebbe molti problemi, nei rispettivi campi”.

IL PSI E CRAXI

Enrico Berlinguer ha sbagliato? Cosa ha sbagliato? “Gli è stato sempre rimproverato di non aver tenuto in grande considerazione il Partito socialista. Non è vero – ricorda Laurito -, era infastidito dalla politica craxiana che in quel momento cercava di isolare il Partito comunista. Quando diciamo che Berlinguer era amato per la sua tempra umana ci riferiamo a un carattere politico. Quando con la morte di Moro le forze retrive e reazionarie sbarrarono la strada all’ipotesi di modernizzazione del Paese, nel compromesso storico tra i due popoli, quello comunista e quello democristiano, Berlinguer dovette scegliere tra la tattica e i valori, ancora una volta perferì quelle idee dei suoi venti anni. Per questo – osserva il giornalista parlamentare – si scavò un solco con i socialisti, perché lui aderì all’idea del governo per il governo. Il progresso sociale deve realizzarsi concretamente nelle riforme a favore dei lavoratori e nella difesa degli ideali democratici. Questo pensava, a questo ha dedicato tutta la sua vita. Per questo, quando ci chiedono se abbia sbagliato qualcosa, noi rispondiamo: ‘Nulla. Gli altri hanno sbagliato'”, conclude Laurito.

Alfonso Raimo