Gazzettino Italiano Patagónico

Scorie nucleari in Italia: ecco la mappa delle 67 aree idonee


La Sogin, società pubblica incaricata dello smaltimento degli impianti nucleari italiani e della messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi, ha pubblicato gli atti del Seminario Nazionale sul Deposito di scorie nucleari (scarica qui il documento), svoltosi dal 7 settembre al 24 novembre dello scorso anno. Il Seminario Nazionale è stato il primo momento di confronto pubblico sul progetto del Deposito Nazionale ed è stato organizzato per approfondire gli aspetti tecnici legati alla Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (CNAPI), presentata a gennaio 2021, che ha individuato 67 aree potenzialmente idonee ad accogliere le scorie nucleari italiane (vedi qui la mappa completa). La mappa è stata validata da ISIN (Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare e la Radioprotezione) e successivamente dai Ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente (oggi Ministero della Transizione Ecologica). I lavori del seminario si sono articolati in sette sessioni di lavoro, una nazionale e sei per le Regioni interessate: Piemonte, Toscana, Lazio, Puglia e Basilicata, Sicilia, Sardegna. Per adesso nessuno dei 67 territori individuati ha dato la propria disponibilità. Dopo questa pubblicazione, è in corso la seconda fase della consultazione pubblica, che si concluderà venerdì 14 gennaio, per raccogliere altre osservazioni e proposte tecniche. Al termine dell’iter di consultazioni, spetterà al Governo individuare il sito definitivo tra quelli che si renderanno disponibili e, se non ci sarà nessuna disponibilità da parte dei territori, la scelta sarà imposta dall’alto. La costruzione del Deposito unico nazionale dei rifiuti radioattivi è una questione sia ambientale, sia economica, perché l’attuale gestione dei rifiuti radioattivi impatta per 300 milioni di euro ogni anno sulle bollette dell’energia pagate dai cittadini. Sul nucleare continua il confronto e non è vero che ci sia una divisione manichea tra ambientalisti e scienziati: non ultimo, il premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi, in un’intervista al Corriere della Sera, ha dichiarato che «Un ritorno al nucleare è da valutare di Paese in Paese, ma è “da escludere” in Italia a causa della densità di popolazione, perché “se Chernobyl fosse stata in Val Padana” avrebbe “provocato milioni di morti”».
Marco Grassi

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