Balene preistoriche: la balenottera Tersilla

Balene preistoriche: la balenottera Tersilla

19 diciembre, 2021 Off By Gazzettino Italiano Patagónico


Agli oltre duecento reperti attribuibili a balenottere, delfini, balene grigie e cetacei arcaici del Miocene e Pliocene si è aggiunta la balenottera fossile Tersilla. È ciò di cui si compone una delle più importanti collezioni europee di cetacei fossili, frutto di oltre due secoli di ricerche sul territorio – principalmente nel Monferrato e nell’Astigiano – e attività di restauro e conservazione da parte dell’Unversità di Torino e del Museo Paleontologico Territoriale dell’Astigiano.

Di questa grande collezione fa parte Tersilla (Marzanoptera tersillae), un bel reperto di balenottera pliocenica – vissuta cioè tra i 3,4 e i 3 milioni di anni fa – oggetto di un approfondito studio da parte dei ricercatori dei due enti, recentemente pubblicato su Zoological Journal oh the Linnean Society. Nella foto, ricostruzione di Marzanoptera tersillae basata sulle caratteristiche scheletriche dell’olotipo conservato al Museo Paleontologico Territoriale dell’Astigiano ad opera di Piero Damarco. Per mezzo di una TAC, che ha rivelato dettagli anatomici altrimenti invisibili all’ispezione visiva, è stato possibile ricostruire le ossa uditive (l’udito ha un’importanza eccezionale nella vita dei cetacei) e il calco endocranico. In particolare quest’ultimo fornisce informazioni insostituibili circa l’evoluzione del cervello, dato che è l’unico documento che rimane della forma e delle dimensioni cerebrali di specie ormai estinte.

Lo studio del calco endocranico virtuale di Tersilla, della sua morfologia e delle sue dimensioni, pubblicato sulla prestigiosa rivista Brain, Behavior and Evolution, ha rivelato che la balenottera aveva un cervello enorme (circa 4390 centimetri cubici con una massa di 4500 grammi) rispetto alle dimensioni del corpo (6,8 metri di lunghezza per un peso di circa 1300 kg) e che la sua encefalizzazione era pari a quella di uno scimpanzè. La forma del calco endocranico ha rivelato, inoltre, che le aree preposte all’elaborazione dei suoni erano molto sviluppate mentre il cervelletto era meno complesso di quello delle balenottere moderne, il che suggerisce minori abilità natatorie ma grandi capacità uditive. Questa ricerca, il cui sviluppo potrebbe fornire interessanti spunti sulle circostanze ambientali e sulle pressioni evolutive che hanno condotto all’evoluzione del cervello umano, è stata in parte resa disponibile al pubblico attraverso la mostra “Balene preistoriche” che si è inaugurata nel settembre scorso alla Chiesa del Gesù del Palazzo del Michelerio ad Asti.
Michele Gentile