NEL NOME DELLA FARINA, DEL COTONE e… DEL SUINO

NEL NOME DELLA FARINA, DEL COTONE e… DEL SUINO

17 noviembre, 2021 Off By Gazzettino Italiano Patagónico

Francesco Matarazzo: un successo nato sul grasso del prezioso e umile animale

di Generoso D’Agnese

Quando partì, aveva le idee chiare e con sé caricò abbondante grasso di maiale, vero e proprio capitale d’investimento per un’attività da intraprendere al di là dell’Oceano. Ma sulla sua strada, Francesco Matarazzo non aveva previsto la sfortuna, e la perdita del preziosissimo carico, che arrivato felicemente nelle acque di Santos, affondò nel breve tragitto tra la nave e il molo, lasciando

nelle sue mani solo la forza della disperazione.

Il ragazzo però reagì, accettando il lavoro di bracciante e iniziando la sua straordinaria avventura brasiliana dal più umile degli scalini della società.

Era nato benestante, Francesco Materazzo. Era il 1854 e i suoi genitori vivevano agiatamente nella

cittadina campana di Castellabate di Stabia (Salerno); l’idillio familiare si interruppe però bruscamente alla morte prematura del padre, trascinando il giovane a una difficile scelta di vita. A 26 anni Francesco decise così di tentare la fortuna in quel paese brasiliano da molti indicato come la

nuova frontiera dell’imprenditoria europea, e puntò tutto sulla carne di suino, il cui grasso era merce

molto richiesta tra gli abitanti del paese sudamericano.

Il naufragio e il repentino cambiamento degli obiettivi non cambiarono tuttavia la forte tempra dello

sfortunato italiano. Divenuto per le autorità dell’impero brasiliano Francisco, l’ex imprenditore si riciclò come bracciante agricolo, il tempo necessario per raccogliere i soldi e aprire un piccolo emporio nella cittadina di Sorocaba. I duri anni delle piantagioni non avevano infatti piegato i sogni

di Matarazzo, che nel suo piccolo negozio poté finalmente riprendere il filo e importare e vendere –

tra le altre cose- il richiesto grasso suino. Suoi primi clienti furono naturalmente gli italiani, braccianti e fattori delle grandi fazendas locali che nell’emporio Matarazzo si rifornivano di generi

di prima necessità e di utensili, dai coltelli alle zappe.

Il commercio regalò numerose informazioni all’italiano che però non si fermò con i suoi sogni. Con

i soldi accumulati iniziò ad acquistare farina e a produrre in proprio spaghetti e maccheroni, incontrando ancora una volta il successo della clientela. La grande voglia di allargare i propri orizzonti aveva pagato bene e questo spinse Matarazzo a continuare sulla stessa strada. Il prossimo

obiettivo sarebbe stato la creazione di un vero e proprio mulino moderno e di un allevamento di suini, ed entrambi vennero raggiunti con caparbietà. Francesco Matarazzo, nel giro di pochi anni divenne una vera e propria leggenda. Da vero e proprio “self made man” impiantò nel 1891 il primo

mulino moderno del Brasile, recuperando in 11 anni tutta la sfortuna accumulata nel viaggio di avvicinamento al Brasile, e introducendo nel paese sudamericano il confezionamento nei sacchi di cotone apparsi in Europa nel decennio precedente. Travolto letteralmente dal successo commerciale

e industriale, l’ex naufrago napoletano non si fermò però ad assaporare il gusto del successo ma guardò ancora una volta oltre. Ora era il momento del cotone. Per divincolarsi dall’importazione di

sacchi di cotone (provenivano in gran parte dall’Inghilterra), Matarazzo impiantò così in proprio piantagioni di cotone e organizzò fabbriche per la produzione degli stessi involucri. E proseguì con

l’ampliamento delle proprie attività passando anche al settore dell’abbigliamento.

Passato attraverso le fauci della povertà, Francisco mantenne vivo l’insegnamento appreso nelle piantagioni e non sprecò nulla delle sue produzioni. Dalle sue piantagioni egli inviò i semi a Sorocaba dove sorgeva una fabbrica di olio di cotone e dove avveniva la relativa trasformazione dello stesso in sapone, prodotti per la pelle e altri articoli utili. Il nome Matarazzo, in pochi anni divenne talmente conosciuto in Brasile da divenire sinonimo di onnipresenza. Anche un giornale di

San Paolo, nel 1930 avrebbe dedicato all’intraprendenza del napoletano le sue colonne descrivendolo come vero e proprio stato: lo stato “Matarazzo” copre tutta la geografia economica del Brasile e le “Industrial Reunidas Matarazzo S.A.” incassano 350 mila Contos all’anno, ponendolo al secondo posto come reddito del Brasile.

La vita dell’italobrasiliano non cambia però molto negli anni dei suoi grandi successi. Anzi.

Matarazzo non dimenticò mai la sua dura esperienza di povertà e si dedicò con perseveranza anche al filantropismo, sia Brasile che a Salerno . In riconoscimento di tali azioni l’Italia avrebbe conferito allo stesso il titolo di “conte”, premiando un uomo che come tanti altri italiani nel mondo, aveva portato in alto l’onore della sua patria di nascita. Ottenuta l’onoreficenza da re Vittorio Emanuele III, Francesco Matarazzo scivolò forse sull’unico errore di valutazione della sua vita, aderendo al partito fascista e divenendone principale rappresentante nella terra sudamericana. Dalla sua militanza e dal suo attivo arruolamento, gli italiani del Brasile si guadagnarono la fama di “fascisti”,

destinata ad accompagnare la comunità fino ai tempi recenti. Ma quest’unica macchia non poté scalfire il grande contributo dato dall’imprenditore alla sua terra d’adozione. Francisco Matarazzo morì nel 1937 lasciandosi alle spalle una numerosa famiglia e il più grande impero industriale dell’America Latina. Non tutti i Matarazzo resero onore al proprio avo, ma il nipote Francisco rinverdì le gesta del nonno mettendosi in rilievo per le ottime doti di manager e per la grande propensione verso l’arte. Nel 1946 Francisco junior fondò infatti il Museu de Arte de Sao Paulo, che a tuttora rimane il maggior museo del subcontinente latinoamericano. Nel 1951 fu protagonista

anche della nascita della Biennale di San Paulo, manifestazione che resse fino alla sua morte, avvenuta nel 1977.

Con la morte del nipote, la dinastia Matarazzo abbandonò definitivamente la scena industriale di un

paese che dimenticò in fretta la gloria del capostipite. L’impero industriale non resse alla modernizzazione dell’economia brasiliana e all’apertura del paese verso i capitali internazionali. Figli e nipoti troppo pigri si divisero l’impero vendendolo pezzo dopo pezzo fino a decretarne la morte. Nel 2000 non resta nulla di quella grande esperienza e il nome dei Matarazzo è ricordato solo per i suoi pronipoti impegnati nella politica. Sui resti del parco industriale Matarazzo a San Paulo, il maggiore dell’epoca in Brasile, sorge un centro commerciale che porte il nome del fondatore della dinastia ma questo omaggio postumo è davvero poco per un sogno divenuto bellissima realtà e per un italiano deciso a conquistare con le proprie mani il successo nel lavoro e nella vita.