RAFFAELLA MILANDRI: UNA “CROW” ITALIANA   amica dei Nativi

RAFFAELLA MILANDRI: UNA “CROW” ITALIANA   amica dei Nativi

12 noviembre, 2021 Off By Gazzettino Italiano Patagónico

di Generoso D’Agnese

C’è chi intraprende un impegnativo corso di studi per approdare alla laurea in antropologia e iniziare l’affascinante lavoro sul campo. Raffaella Milandri ha deciso di fare il percorso inverso, iniziando direttamente sul campo l’avventura a contatto con gli usi e i costumi delle popolazioni indigene dislocate in vari posti del Mondo. E divenendo di fatto una delle voci più interessanti per la conoscenza delle culture arcaiche.

“La mia passione per i Nativi americani – spiega Raffaella –  è nata dal seguire, da piccolina, la passione di mio padre per i film di genere western e i fumetti (come ad esempio Tex Willer della Bonelli). Prendevo le mappe del mondo (allora solo cartacee) e immaginavo di esplorare il mondo e di conoscere  i popoli indigeni, per capire e studiare la loro diversità e il motivo della loro diversa cultura. Anche per un confronto con la cultura in cui sono nata e vissuta”.

E negli anni, Raffaella ha potuto confrontare in prima persona la sua passione con i popoli che ancora lottano per mantenere le loro identità, trascorrendo il suo tempo in  Papua Nuova Guinea, in Alaska, nel deserto del Kalahari, il Tibet, nel Kimberly in Australia. Tra i popoli indigeni oggetto delle sue campagne per i diritti umani, particolari attenzione sono andati ai Pigmei, ai Boscimani e agli Adivasi dell’Orissa per poi concentrarsi sui Nativi Americani.

“Dopo i molti viaggi negli Stati Uniti, la passione per i Nativi è diventata grandissima, perché sono stata accolta benissimo nelle varie comunità e ne ho apprezzato la cultura, i principi, il modo di considerare l’ambiente e di proteggerlo. Non vale per tutti, ma ho incontrato persone eccezionali e ammiro tantissimo i Nativi Americani, la loro resilienza. La loro diversità, e il modo in cui sono stati trattati con la colonizzazione, devono far pensare, come nel caso della associazione Cowboy & Indians,nata negli STates proprio per combattere la appropriazione di terre e l’inquinamento causati dai combustibili fossili. Per la prima volta, a difesa dell’ambiente, bianchi e  indiani hanno lottato dalla stessa parte della barricata”.

Scrittrice, fotografa e viaggiatrice in solitaria, Raffaella è una fervente attivista per i diritti umani dei popoli indigeni, ed è un membro adottivo della tribù Crow (i Corvi) in Montana e membro onorario della Four Winds Cherokee Tribe in Louisiana.

“In stati come l’Alaska, il South Dakota, il Montana e il New Mexico la presenza italiana è alquanto scarsa  ma ci sono diversi americani di origine italiana. Di sicuro l’ammirazione per i Nativi americani è sempre presente negli italiani così come la curiosità di saperne di più sulle loro specifiche culture. Conosco diverse associazioni italiane appassionate di Nativi AMericani che supportano anche qualche progetto in territorio statunitense, ma bisogna fare molta attenzione: ci sono anche millantatori, che si attribuiscono una appartenenza e una spiritualità solo a scopi personali”. 

Raffaella Milandri, iscritta alla facoltà di Antropologia della Università di Bologna, fondatrice della Mauna Kea Edizioni e della Mauna Loa Edizioni, presidente della Omnibus Omnes Onlu e titolare alla Europrinters Consulting,  ha pubblicato nel 2011 “Io e i Pigmei.Cronache di una donna nella Foresta, (Polaris),  nel 2019 i volumi “In India. Cronache per veri viaggiatori” (Mauna Kea ), “In Alaska. Il Paese degli Uomini Liberi” (Mauna Kea) , “Liberi di non Comprare. Un invito alla Rivoluzione (Mauna Kea) , “Gli Ultimi Guerrieri. Viaggio nelle Riserve Indiane” (Mauna Kea) , “Lessico Lakota. Storia, Spiritualità e Dizionario Italiano-Lakota” (Mauna Kea)  e nel 2020 “La mia Tribù.Storie autentiche di Indiani d’America” (Mauna Kea). Il 2021 l’ha vista invece firmare “Nativi Americani. Guida alle Tribù e Riserve Indiane negli Stati Uniti”.

Il mio ultimo libro si focalizza sull’esame di come siano nate le riserve indiane, di quante siano le tribù negli States, di quali tipi (riconosciute a livello federale o solo statale), di come funzioni la trust land (la terra che il governo americano  ha dato in affidamento alle riserve) e della legislazione, insieme all’elenco di informazioni e di tribù stato per stato con i dati dell’ultimo Census 2020. Ma anche di cosa significhi ad esempio essere Urban Indian, cioè vivere fuori dalle riserve. Idealmente, questo libro è a sé stante ma anche complementare a “La mia Tribù. Storie autentiche di Indiani d’America” dove ho curato in particolare la storia dei Nativi e della mia adozione presso i Crow, nella stessa famiglia Black Eagle dove è stato adottato Barack Obama. In “Lessico Cherokee”,   ho esplorato invece la storia dei Cherokee, molto diversa da quella degli Indiani delle Pianure, rappresentati coi famosi war bonnet, archi e frecce. Sono libri che non esistevano, e ho sentito forte il desiderio di colmare questa lacuna, perché molti pensano che i Nativi Americani siano quasi estinti o vivano nei teepee. Con il  Lessico Lakota e il Lessico Cherokee, che contengono i dizionari in italiano di queste lingue, ho appoggiato il DECENNIO ONU delle Lingue Indigene, che rischiano l’estinzione,  mentre ora mi sto dedicando   alla pubblicazione di una nuova opera di Lance Henson  (un poeta Cheyenne che vive in Italia) alla traduzione di opere di scrittrici Native AMericane del secolo scorso, e per il futuro vorrei curare una raccolta di leggende dei vari popoli Nativi Americani, che sono molto suggestive e basate sul rapporto tra Uomo e Natura, che è molto attuale nella visione del Climate Change”.

Promotrice di numerose mostre e proiezioni sui vari temi antropologici  Raffaella Milandri nel 2011 ha ricevuto  il premio “Gran Pavese Rossoblu”, onorificenza della città di San Benedetto del Tronto per il suo impegno sociale e culturale.  Nel 2019 le sono state conferite invece i premi “ Città di Grottammare “ per  il suo libro “Liberi di non Comprare” e   Premio Adriatico Narrativa. Invitata più volte a partecipare a trasmissione televisive e radiofoniche italiane, nei suoi viaggi ha anche portato i saluti ufficiali della sua città, San Benedetto del Tronto, ai presidente delle Nazioni dei Nativi, con l’invito agli stessi di visitare il comune marchigiano adagiato sulle sponde adriatiche.

“Lo spirito originario dei Nativi   è ben presente, e in diversi angoli di mondo (Papua Nuova Guinea, Camerun, Botswana, India, Australia) i leader tribali condividono gli stessi sentimenti e gli stessi problemi. E’ davvero incredibile. E’ un mondo a parte, vittima della colonizzazione, e la loro diversità (in senso buono) mi ha folgorato spingendo a  studiarne di più e a divulgarne la cultura. I Nativi Americani, che oggi vivono con un piede nella tradizione ma sono ben presenti nei social e  studiano all’università, hanno un ruolo importante tra tutti i popoli indigeni che languono in terre meno democratiche. Basti guardare alla Deb Haaland, Segretario degli Interni degli Stati Uniti”.