Adriano Barattucci  nacque in provincia di Chieti ed emigrò a Buenos Aires

Adriano Barattucci nacque in provincia di Chieti ed emigrò a Buenos Aires

27 mayo, 2021 Off By Gazzettino Italiano Patagónico

Dove realizzò il sogno con il quale era partito dall’Abruzzo. Decise di aprire una attrezzato negozio sulla “avenida Santa Fe” al n.  2462 a cui diede il nome di “La Teatina”.
Nicola Lombardi nacque ad Archi (CH) il 16 marzo del 1848. Appresi i rudimenti del mestiere di sarto a Buenos Aires aprì un suo negozio di sartoria nella lussuosa via Florida, 211. In breve la “Sartoria Lombardi” divenne riferimento della intera Buenos Aires e da lui si “vestivano” imprenditori, politici e prelati. Aprì una fabbrica di sartoria di produzione vestiti da uomo e donna che arrivò ad occupare centinaia di operai
Tito Luciani nacque ad Atessa e dopo aver raggiunto l’Argentina si affermò come ingegnere e ricoprì importanti incarichi in tutte le maggiori associazioni italiane.


Sono solo alcune delle centinaia di storie che hanno costellato la diaspora abruzzese in terra argentina. Storie che hanno commosso e fatto riflettere e che hanno infine indotto Berenice Rossi, insegnante e appassionata di ricerche storiche, a trasformare in materia di studio e in un pregevole libro di narrativa biografica:” Le mie due patrie – Storia e storie dall’Abruzzo all’Argentina” (edito da Amazon). La professoressa Rossi, nata a San Giovanni Lipioni (Chieti) ha deciso alcuni anni fa di trasformare il suo dottorato di ricerca in un viaggio ai confini del Mondo, salendo su un aereo e trasferendosi per mesi in Argentina per fare base a Buenos Aires e raggiungere le varie comunità abruzzesi sparsi nel vastissimo territorio albiceleste.

Lo spunto per la ricerca è arrivata dall’Università Torcuato Di Tella di Buenos Aires, per la quale Berenice ha intrapreso il suo dottorato di ricerca. Il titolo della sua tesi era: De Italia a Argentina: La emigraciòn de los abruzzese de las procincia de Chieti y Pescara (1945-1960) ; il lavoro di ricerca, terminato con grande successo, ha permesso a Berenice di penetrare con grande professionalità le dinamiche delle associazioni abruzzesi presenti sul territorio argentino e di ricostruire tante singole storie per creare infine un puzzle dai multiformi colori esistenziali. Le sue ricerche raccontano l’esperienza migratoria di una regione che ancora oggi in gran parte di identifica con i confini della somma degli attuali Abruzzo e Molise, e tra le pagine del libro si dipanano il dolore della partenza, il viaggio, l’arrivo, l’integrazione, l’identità negli adulti e nelle nuove generazioni, il rimpatrio e la vita attuale degli immigrati.
Il libro, frutto diretto delle decine di interviste e dei tanti viaggi sulle strade argentine, viene proposto anche nella versione spagnola (Mis dos patrias – Historia e Historias de Abruzzo y Argentina) e focalizza la propria lente di ingrandimento sui flussi di migranti dalle province di Chieti e Pescara verso Buenos Aires, San Isidro, Ensenada – La Plata, Mar del Plata, Bahia Blanca, Mendoza e Rosario (provincia di Santa Fe) negli anni che vanno dal 1945 al 1960. Costruito con l’apporto di interviste condotte vis a vis sul campo, il libro rappresenta anche il lavoro di chi a sua volta ha vissuto un’esperienza migrante. Anche Berenice Rossi infatti, laureata in Storia e Filosofia, Sociologia e Psicologia e docente di Filosofia nel liceo classico statale G. Galilei di Firenze,è figlia di un emigrante (il padre ha lavorato nelle miniere in Germania) ed ha lasciato il suo paese natale, San Giovanni Lipioni da tanti anni.
“Ho sentito l’esigenza personale – spiega l’autrice – di riannodare un filo ideale con le molte amiche partite negli anni Sessanta per le Americhe. Durante il mio dottorato di ricerca ho avuto occazione di incontrare diversi miei corregionali e ad essi ho voluto dare la possibilità di riconsegnare ai loro paesi d’origine e alla regione Abruzzo la loro storia personale, relegata fino ad ora nel silenzio della loro memoria”.


Il certosino lavoro di ricerca ha già ricevuto un riconoscimento. Nel 2019 all’autrice è andato infatti il premio “La Valigia di cartone” dall’amministrazione comunale di Castel del Monte, che ogni anno conferisce premi a lavori editoriali e audiovisivi incentrati sul tema della migrazione italiana.