Anche l’ITALIA festeggia il suo premio Oscar 2021

Anche l’ITALIA festeggia il suo premio Oscar 2021

26 abril, 2021 Off By Gazzettino Italiano Patagónico

Anthony Giacchino vince il premio nella sezione documentari:
la sua famiglia ha origini siciliane (Caccamo) e abruzzesi (Casoli)

di Generoso D’Agnese

11 anni dopo la storia si ripete e dopo l’Oscar a Michael, la famiglia Giacchino festeggia un altro successo a Hollywood. Questa volta lo fa con Anthony. Il fratello minore del compositore premiato nel 2010 per la colonna Sonora del film animato “Up”, ha infatti conquistato il massimo riconoscimento dell’Academy con il film documentario “Colette” diretto e prodotto insieme ad Alice Doyard, Il documentario racconta la resistenza francese con la testimonianza di Colette Marin-Catherine, deportata in un lager e miracolosamente sopravvissuta allo sterminio nazista.
Nato nel 1969 a Edgewater Park, nel New Jersey, Anthony Giacchino divide con orgoglio le sue radici tra il ramo paterno siciliano e quello materno abruzzese. Il padre di Anthony Michael Giacchino è nato infatti a Philadelphia da una famiglia proveniente da Caccamo. La mamma Josephine Fortunato, nata ad Ardmore è invece figlia di Antonio Fortunato, nato a Casoli (Chieti) e nipote di Giuseppe Fortunato che emigrò con la famiglia dal paese abruzzese nel 1920. Antonio Fortunato si sposò con Luisa Vizzarri (anche lei abruzzese e figlia di Antonio Vizzarri e Carmela Filippone).


Laureatosi alla Villanova University di Philadelphia (ateneo fondato dai gesuiti) in lingua, storia e letteratura tedesca, Anthony ha ricevuto una borsa di studio Fullbright per approfondire gli studi sulla storia tedesca nell’Università di Friburgo, nella Foresta Nera
Nel 1993 si è trasferito a Lipsia per lavorare come insegnante di inglese in una scuola americana per interpreti e traduttori. Terminata l’esperienza tedesca, Anthony è tornado negli Stati Uniti per iniziare il proprio percorso di documentarista per la television. Trasferitosi a New York, si è fatto notare soprattutto per il documentario “The Camden 28”, incentrato sui fatti avvenuti il 21 agosto del 1971. Nella sua pellicola, Giacchino raccontava la storia di un gruppo di attivisti “pacifisti” che irruppero in un ufficio del consiglio di amministrazione di Camden (New Jersey) e distrussero i documenti delle bozze e il processo che ne seguì. La storia include anche le riflessioni di coloro che sono coinvolti nel caso, con il punto di vista di puntato a 30 anni dopo. Nel 1971 ventotto attivisti, tra cui quattro preti cattolici e un ministro luterano, furono arrestati dall’FBI e nel processo che ne seguì (entrato a far parte della storia del giornalismo Americano) tutti gli imputati furono assolti, stabilendo la prima vittoria legale completa per il movimento pacifista. In un’intervista per il “Catholic Digest” Giacchino ha dichiarato: “La concezione della maggior parte delle persone del movimento pacifista durante il Vietnam è quella che io chiamo la ‘versione di Forrest Gump’: vedono gli attivisti come persone che si drogano, capelloni e intenti a bruciare I documenti. Certamente vi erano anche soggetti di questo tipo però nel documentario ho volute ricostruire la partecipazione dei preti, di un operaio di una fabbrica di automobili, di assistenti sociali; tutte persone normali che hanno agito nel nome della pace e contro la Guerra del Vietnam. Ho volute raccontare la “profondità del pensiero e delle motivazioni” che spinsero ad agire I pacifisti dell’epoca”.
“The Camden 28” ha vinto sia il Premio del pubblico che il Premio della Giuria per il Miglior Documentario al Philadelphia Film Festival 2006. Il film è andato in onda anche nella serie televisiva acclamata dalla critica POV (Point of View). Nel 2007 il documentario è stato ha avuto una “nomination” per la migliore sceneggiatura per un documentario ai Writers Guild of America Awards.


Ora con “Colette” il documentarista di origine siciliana e abruzzese ha toccato l’apice del proprio successo professionale, portando sullo schermo la testimonianza di Colette Marin-Catherine, all’epoca adolescente, e di suo fratello diciasettenne Jean Pierre. Quest’ultimo fu catturato dai nazisti e spedito nel campo di concentramento di Mittelbau-Dora, che accoglieva 20mila prigionieri costretti ai lavori forzati per l’industria bellica tedesca.
Il documentario è stato presentato per la prima uscita al Big Sky Documentary Film Festival in February 2020 ed è stato coprodotto dalla società Oculus Studios (appartenente a Facebook) e da Respawn Entertainment, mentre il “The Guardian” ha provveduto alla distribuzione del film.