Ancora più balene colpite dalle navi

Ancora più balene colpite dalle navi

1 marzo, 2021 Off By Gazzettino Italiano Patagónico
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Una delle minacce più gravi per la sopravvivenza delle balene è diventata la collisione con le navi, i “whales ship strikes”, più ancora che la cattura da parte dell’industria baleniera. Il traffico mercantile marittimo raddoppia ogni 10 anni, con un impatto letale sulle balene. Gli esperti stimano che almeno 20.000 balene all’anno vengano uccise, colpite da navi mercantili, da crociera e da pesca. È un massacro silenzioso che può portare rapidamente all’estinzione delle specie più a rischio. Eppure, le misure per prevenire le collisioni esistono e potrebbero essere implementate dagli armatori. Per esempio, telecamere termiche per il riconoscimento dei cetacei, sistemi di segnalazione degli avvistamenti dei cetacei online e, laddove fosse ritenuto opportuno, modificare le rotte marittime. Tra le aree maggiormente interessate dal fenomeno ci sono il Mediterraneo e l’Oceano Indiano a sud dello Sri Lanka, dove le balenottere azzurre pigmee, così come altre specie di balene, si nutrono e si riproducono, in un’area soggetta a uno dei più affollati traffici di navi da carico del mondo. Non solo. Oltre ai possibili incidenti, i pesante traffico marittimo produce rumori assordanti che si trasmettono nel mare, generando impatti negativi sul comportamento alimentare e su quello riproduttivo delle balene, acusticamente molto sensibili. Friend of the Sea ha lanciato una campagna per premiare quegli operatori del trasporto marittimo che s’impegnano a implementare delle misure per prevenire le collisioni. Si può sostenere la campagna firmando la petizione su change.org. L’organizzazione ha esortato il World Shipping Council e il governo dello Sri Lanka a presentare una proposta all’Organizzazione Marittima Internazionale per spostare le rotte di navigazione 15 miglia a sud, riducendo in questo modo il rischio di collisioni del 94%.
Pietro MarchesiAncora più balene colpite dalle navi
Una delle minacce più gravi per la sopravvivenza delle balene è diventata la collisione con le navi, i “whales ship strikes”, più ancora che la cattura da parte dell’industria baleniera. Il traffico mercantile marittimo raddoppia ogni 10 anni, con un impatto letale sulle balene. Gli esperti stimano che almeno 20.000 balene all’anno vengano uccise, colpite da navi mercantili, da crociera e da pesca. È un massacro silenzioso che può portare rapidamente all’estinzione delle specie più a rischio. Eppure, le misure per prevenire le collisioni esistono e potrebbero essere implementate dagli armatori. Per esempio, telecamere termiche per il riconoscimento dei cetacei, sistemi di segnalazione degli avvistamenti dei cetacei online e, laddove fosse ritenuto opportuno, modificare le rotte marittime. Tra le aree maggiormente interessate dal fenomeno ci sono il Mediterraneo e l’Oceano Indiano a sud dello Sri Lanka, dove le balenottere azzurre pigmee, così come altre specie di balene, si nutrono e si riproducono, in un’area soggetta a uno dei più affollati traffici di navi da carico del mondo. Non solo. Oltre ai possibili incidenti, i pesante traffico marittimo produce rumori assordanti che si trasmettono nel mare, generando impatti negativi sul comportamento alimentare e su quello riproduttivo delle balene, acusticamente molto sensibili. Friend of the Sea ha lanciato una campagna per premiare quegli operatori del trasporto marittimo che s’impegnano a implementare delle misure per prevenire le collisioni. Si può sostenere la campagna firmando la petizione su change.org. L’organizzazione ha esortato il World Shipping Council e il governo dello Sri Lanka a presentare una proposta all’Organizzazione Marittima Internazionale per spostare le rotte di navigazione 15 miglia a sud, riducendo in questo modo il rischio di collisioni del 94%.
Pietro Marchesi


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