Guru che mangiavano discepoli indegni

Guru che mangiavano discepoli indegni

6 enero, 2021 Off By Gazzettino Italiano Patagónico

-di Antonio Dentice d’Accadia

Periodici e brevi estratti dai classici indiani, cinesi e asiatici. Tra aneddoti, riflessioni e qualche commento.

Per la rubrica “India e Far East” proseguiamo col Tantraloka, la “Luce del Tantra”, ad opera del mistico Abhinavagupta (X sec.), secondo la traduzione di Raniero Gnoli.

Il maestro che, tratto in inganno, inizia, senza saperlo (egli possiede sì una conoscenza perfetta, ma questa è pur sempre offuscata dal contatto col corpo) (…) una persona non idonea, non commette colpa alcuna: avendo però notizia della non idoneità e sapendo di avere a che fare con un trasgressore, deve astenersi dall’iniziarla.

Nell’atto di dispensare la conoscenza, il magistero, poteri soprannaturali o le sacre scritture, il maestro è tenuto ad esaminare ripetutamente il discepolo. Questi beni debbono essere dal maestro confidati soltanto a colui che dimostra conveniente attitudine a riceverli e non a chi non la possiede.

(…) A coloro poi che non son stati in principio conosciuti per tali, ma tali si sono rivelati soltanto in un secondo tempo, il maestro può, volendo, provvedere a sottrar loro questa conoscenza.

-Capitolo 23, 44b-51

Il maestro, dopo ripetutamente accertato che il discepolo è tale, cioè privo di confidenza, deve (innanzitutto) meditarlo di fronte a sé, splendente come il sole o la luna, e, dopo di ciò, meditare come dal cielo della coscienza insita nel loto del suo cuore sorga, fosca come il demone Ràhu, la potenza malevola e sinistra (vanta) del Signore, l’offuscatrice.

Il maestro, a questo punto, deve meditare com’essa, attraverso il processo della dissoluzione, fuoriesca da sé ed entri nel discepolo, sì da divorar la sua luce. In virtù di questo metodo, la conoscenza, i mantra, le vidya, etc., dello sciagurato, reso ormai insipiente, agiscono a suo detrimento.

-Capitolo 23, 52-55

«Ma (dirà qui alcuno) come può la conoscenza, che risiede nel sé (e ne è parte essenziale) esserne sottratta? (…)».

A questa obiezione si risponde che ciò è possibile in quanto che, in tale discepolo, la conoscenza non s’è saldamente affermata. Se così fosse, questa conoscenza sarebbe dotata di piena idoneità e come tale non potrebbe essere sottratta da alcuno.

Capitolo 23, 56-58

La sottrazione della conoscenza (…) è stata menzionata soltanto per mostrare l’assoluta libertà del maestro e non è da mettere in pratica. A chi sta cadendo bisogna piuttosto tendere una mano, non dare una spinta.

– Capitolo 23, 68

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