Perdere l’amore, la singolare storia di una grande canzone

Perdere l’amore, la singolare storia di una grande canzone

22 noviembre, 2020 Off By Gazzettino Italiano Patagónico

di Tonino Scala

E adesso, andate via, voglio restare solo… No, non è rivolta a voi questa frase, è solo l’inizio di una canzone struggente che ha una storia particolare. Siamo nel 1988, dal 24 al 27 febbraio si tiene il festival di Sanremo, la più importante manifestazione canora del Bel Paese. A presentarlo ci sono Miguel Bosé e Gabriella Carlucci con Carlo Massarini, in collegamento dal Palarock, dove c’è un festival collegato, una rassegna musicale rock con gruppi emergenti. Si cerca, è il secondo anno, di contaminare con manifestazioni collaterali un Festival alla sua trentottesima edizione. Gli ospiti stranieri sono i New Order, Paul McCartney e George Harrison due baronetti, due ex componenti dei Beatles ormai disciolti. Un bel festival, uno dei più riusciti in quegli anni ottanta, da segnalare una curiosità che rompe il rigido cerimoniale: nella serata finale un’interruzione per consentire di mandare in onda la seconda manche dello slalom speciale valido per i XV Giochi olimpici invernali, vinto, poi, da Alberto Tomba. Il premio della critica andò a Fiorella Mannoia che bissò il risultato dell’anno prima, con la canzone “Le notti di maggio”, mentre il primato delle vendite dei singoli fu appannaggio di Tullio De Piscopo con “Andamento lento” al suo primo festival. Fu anche l’anno di Belle Grillo, ospite in veste di comico con un compenso lordo di 350 milioni di lire. Tra i tanti parteciparono i New Trolls con “Cielo chiaro”, Raf con la sua “Inevitabile follia”, Ron con un pezzo diventato storia della musica italiana “Il mondo avrà una grande anima”, Francesco Nuti, l’attore, con la straordinaria “Sarà per te”, tra le più belle canzoni presentate al festival della città dei fiori. L’eterno secondo fu anche questa volta Toto Cutugno con “Emozioni”. Fu tante cose quel Festival, ma fu soprattutto l’anno di Massimo Ranieri che mancava dal Festival dal 1969, in quella circostanza cantò in coppia con Orietta Berti “Quando l’amore diventa poesia”. Fu lui a vincere l’edizione del 1988 con un testo straordinario che ha una storia particolare. Avrete capito che sto parlando di “Perdere l’amore”, uno dei brani più commoventi della musica italiana. Il suo successo lo si deve all’indimenticata interpretazione del cantante napoletano che, dopo una carriera in teatro, decide di ritornare su quel palco: fu un plebiscito di voti. Infatti, nella classifica finale dei Campioni stilata con i voti abbinati al concorso Totip, “Perdere l’Amore” prese 7.327.344 staccando di be tre milioni di voti “Emozioni”. Per quelli più giovani, il Totip, abbreviazione di totalizzatore ippico, è stato un concorso a premi il cui obiettivo consisteva nella previsione dell’esito di varie corse di cavalli. Parole toccanti, quelle di questo testo straordinario, che raccontano della fine della storia d’amore di un uomo con la sua amata quando ormai è troppo in avanti con gli anni per potersi rifare una vita. L’interpretazione del cantante napoletano con i suoi gesti teatrali, la sua voce possente, riuscì a trasmettere tutta la sofferenza e il dolore per essere stato abbandonato “quando si fa sera e quando tra i capelli un po’ d’argento li colora”, quando, cioè, si avvicina alla fine di tutto. Il dolore di quest’uomo abbandonato è così riassunta in questo stato emotivo, non accettando la realtà dei fatti e volendo cambiare la storia, come è racchiuso in quel “spezzerò le ali del destino e ti avrò vicino”. Sono i ricordi a fargli male più di ogni altra cosa, appartenenti ad un passato ormai finito, mentre ha davanti un presente in cui è rimasto solo a raccogliere i cocci di quell’amore perduto. Dall’euforia degli inizi, in cui “non chiesi mai chi eri, perché scegliesti me”, si arriva così ad una improvvisa rottura e sotto il cielo che aveva visto i due amanti felici non resta altro che un uomo malinconico, che urla la sua rabbia e la sua tristezza. La storia di questa canzone che è alquanto complessa e circondata dalle polemiche. “Perdere l’amore”, infatti, fu scritto nel 1987 da Marcello Marrocchi e Giampiero Artegiani e già quell’anno venne proposta come concorrente del festival da Gianni Nazzaro, anche lui napoletano. Il testo fu scartato dalla commissione esaminatrice. L’anno successivo la stessa canzone, riarrangiata, non solo fu accettata, ma arrivò primo entrando nella storia della musica leggera italiana. Merito dell’interpretazione di Massimo Ranieri, ma anche al nuovo arrangiamento curato da Lucio Fabbri e in parte da Rocco Tanica, tastierista di Elio e le Storie Tese. Fu lui a pensare l’ introduzione col pianoforte, che riprende già il tema del ritornello. L’assolo di sax prima dell’ultimo ritornello rende la canzone molto orecchiabile è suonato da Feiez, sassofonista e polistrumentista di Elio e le Storie Tese. Il testo del brano lascia poco spazio alla fantasia. Si racconta della fine di un amore maturo e devastante, che appartiene alla “sera” della vita, quando ormai non si è più adolescenti e si hanno diverse responsabilità, e proprio per questo lascia poco spazio alla speranza di rialzarsi e ricominciare un nuovo rapporto, a tal punto da “avere voglia di morire”, un passaggio questo che non ha bisogno di spiegazioni.