Bufaghe e Rinoceronti contro i bracconieri

Bufaghe e Rinoceronti contro i bracconieri

22 noviembre, 2020 Off By Gazzettino Italiano Patagónico
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In Natura esistono coevoluzioni in cui una specie si evolve insieme a un’altra per mutuo beneficio, commensalismo o per parassitismo. L’essere umano con il cane, per esempio, o il pesce pagliaccio con l’anemone di mare, le bufaghe con le gazzelle. In questa forma di mutualismo entrambe le specie hanno un beneficio dall’interazione: l’uccello, essendo ematofago, si nutre dei parassiti dei mammiferi e quest’ultimi ne giovano perché ricevono un servizio di pulizia quotidiano dalle bufaghe, che hanno anche il ruolo di sentinella e avvisano l’arrivo di predatori prima che le gazzelle, dal basso, possano vederli. La cooperazione è, quindi, la chiave dell’evoluzione per tantissime specie.
Sentinelle preziose
Ora sappiamo che questo tipo di relazione è anche un’arma nella lotta contro i bracconieri. Un articolo recentissimo pubblicato su Current Biology ha, infatti, rilevato che le bufaghe dal becco rosso aiuterebbero i rinoceronti a scappare dagli umani. Le bufaghe si nutrono delle zecche e dei pidocchi che si trovano sulla pelle di ungulati ed erbivori, che dal canto loro traggono il beneficio di esserne liberati e prevenire così il rischio di infezioni. Oltretutto, questi uccelli si nutrono attingendo dalle grandi lesioni aperte sui fianchi dei rinoceronti causate dal parassita filariale Stephanofilaria dinniki. Tutto questo fa pensare dunque che l’allarme degli uccelli sia una forma di mutualismo condizionale.
Rilevatrici di presenza umana
Durante le osservazioni dei ricercatori è emerso che, grazie alle vocalizzazioni degli uccelli, il tasso con cui i rinoceronti rilevavano la presenza umana è aumentato di oltre quattro volte. Gli uccelli rendono il rinoceronte maggiormente vigile e in allerta. Infatti, le vocalizzazioni delle bufaghe non includono informazioni sulla direzione della minaccia, ma solo sulla vicinanza di questa ai rinoceronti. Gli autori della ricerca stimano che i rinoceronti siano sfuggiti all’Uomo in oltre il 40% degli incontri proprio grazie alla loro simbiosi con le bufaghe, ma che queste non abbiano segnalato la presenza di predatori come leoni o leopardi: infatti non ci sono ancora prove scientifiche che le bufaghe vocalizzino in risposta a predatori non umani.
Vittime degli antiparassitari
Anche le popolazioni di bufaghe, però, come quelle dei rinoceronti, sono diminuite e si sono estinte in molti luoghi, principalmente perché sono state avvelenate dagli antiparassitari utilizzati nell’allevamento del bestiame. Pertanto, la maggior parte delle popolazioni di rinoceronti ora esiste senza di loro. I conservazionisti potrebbero prendere in considerazione la possibilità di reintrodurre gli uccelli dove sono presenti le popolazioni di rinoceronti o reintrodurre contemporaneamente le due specie nelle riserve naturali.
Chiara Grasso


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