Medici positivi al lavoro, la scelta della Germania

Medici positivi al lavoro, la scelta della Germania

15 noviembre, 2020 Off By Gazzettino Italiano Patagónico


Jens Spahn, ministro della Salute tedesco, è intervenuto nel corso della Giornata dell’assistenza e ha evidenziato un punto dell’emergenza coronavirus estremamente sensibile, ovvero quello dell’assenza di personale medico-sanitario anche in Germania, dove si sta fronteggiando la pandemia di coronavirus allo stesso modo che negli altri Paesi d’Europa e dove i problemi – sebbene mitigati da una gestione più risoluta – sono simili a quelli che si stanno manifestando in Francia, in Spagna o nella stessa Italia. Per questo Spahn ha messo sul tavolo l’ipotesi di medici positivi al lavoro per risolvere il problema della carenza di personale. Ovviamente, secondo il ministro della Salute tedesco, i medici positivi dovranno andare in corsia soltanto se asintomatici e beneficiando di protezioni speciali. Al momento, tuttavia, questa soluzione sembra l’unica percorribile per quanto riguarda il reperimento in tempi molto brevi di personale altamente specializzato che possa aiutare i pazienti degli ospedali. Troppo rischioso, infatti, affidarsi a personale non adeguatamente formato, mentre i tempi sono troppo brevi (anche nell’organizzatissima Germania) per poter immettere nel mondo del lavoro altro personale medico-sanitario.
Medici positivi al lavoro, succede anche in Italia
La situazione, in Germania, è stata dunque formalizzata da una dichiarazione ufficiale del ministro della Salute. In Italia, stando ad alcune testimonianze raccolte, questa stessa situazione va avanti sin dalla prima ondata: anche medici positivi asintomatici hanno continuato a lavorare in corsia, per sopperire alla mancanza di personale che da sempre è un vulnus della sanità italiana. In Lombardia, ad esempio, questo stato di fatto era stato messo nero su bianco dall’assessorato al Welfare, che chiedeva ai camici bianchi asintomatici di continuare a lavorare, sospendendo la propria attività soltanto in caso di sindromi respiratorie e in presenza di altri sintomi tipici dell’infezione da coronavirus e restando in isolamento nelle restanti parti della giornata.
Federico Pallone