SANTI, STREGA E FORCHE CAUDINE

SANTI, STREGA E FORCHE CAUDINE

13 noviembre, 2020 Off By Gazzettino Italiano Patagónico

Il Sannio campano: un territorio sospeso nella storia

di Generoso D’Agnese

Una terra ricca di boschi, pascoli e campi coltivati, fiumi e torrenti. Inseriteci i borghi che scendono lunghi i fianchi dei monti e una storia ricca di fascino. Arricchitela infine con i luoghi di culto religiosi, con un’aria limpida e con un clima che riserva anche (e spesso) giornate di grande mitezza. Poi sintetizzate il tutto in un solo termine e arriverete a scoprire il Sannio campano.

Una terra ancora in gran parte sconosciuta ai grandi itinerari, quella racchiusa tra le montagne dell’Appennino campano e che però ha consentito alla sua gente di non perdere di vista antichi valori e di non rinnegare le proprie origini.

Una terra di guerrieri, quella che vide in tempi lontani, sfidare il potere romano e che ancora oggi ricorda una delle sconfitte più umilianti per le legioni dell’Urbe. Le guerre sannitiche, combattute dal 343 a.C al 321 a.C contro Roma per il predominio sull’Abruzzo, Molise e Campania, vengono ricordate soprattutto per le “Forche Caudine”, una stretta gola tra le montagne beneventane, in cui il generale sannita Gaio Ponzio impose l’ignominia del giogo a tutti i soldati romani vinti in battaglia. Vinti infine, ma non piegati, dagli eserciti romani, i sanniti divennero a loro volta le colonne portanti delle legioni che conquistarono il Mondo conosciuto, mentre i secoli successivi alla decadenza dell’impero videro il Sannio terra di conquista da parte dei Goti, Longobardi, Normanni e infine dalle truppe pontificie. Ogni dominazione ha lasciato le sue tracce nel territorio ma non ha mai del tutto scalfito il carattere dei loro abitanti. Sovrapponendo semmai altra ricchezza culturale a un substrato già prodigo di qualità. Gente semplice e operosa, i sanniti, che fonda ancora la sua economia sull’agricoltura e sull’artigianato. Poche industrie e tanto verde, in questa terra in cui il ritmo di vita è ancora legato al ciclo delle stagioni e all’attaccamento alle radici. Il Sannio è la terra avita di San Pio, nato a Pietrelcina, situato sulla destra del fiume Tammaro. Francesco Forgione nacque infatti nel 1887 in una casetta del centro storico, al numero civico 27 di vico Storto Valle. La casa da decenni è meta di pellegrinaggio da parte di milioni di fedeli del santo.

Nella vallata bagnata dai fiumi Tammaro, Fortore e Titerno, si trovano grandi tesori di arte e cultura e tra questi va incluso sicuramente il centro storico settecentesco di Cerreto Sannita e quello medievale di Morcone, con il suo intrico di vicoli legati insieme dalle scalinate. A pochi chilometri dall’abitato è possibile invece andare ancora più a ritroso nel tempo fermandosi nel Parco paleontologico di Pietraroja ad ammirare lo scheletro dell’unico dinosauro ritrovato in Italia e da tutti chiamato Ciro. Nel Sannio campano è ancora possibile imbattersi in salumi messi a stagionare nei sottotetti delle masserie: salsicce, soppressate, capicolli, prosciutto di Pietraroja: vere bontà dal sapore unico. Con il prosciutto di Pietraroja viene realizzata l’antica ricetta della “gallina paesana con ripieno” mentre altrettanto tipici sono i tarallucci di San Lorenzello, fatti con farina, olio d’oliva, lievito, sale e semi di finocchio salvatico. Prodotti tipici sono anche i carciofi di Pietrelcina e i torroncini di San Marco dei Cavoti. Sui fianchi delle colline crescono invece vigneti di grandissimo pregio come il Taburno prodotto con i vitigni autoctoni coltivati sulle aspre pendici dell’omonimo monte, il Guardiolo della zona di Castelvenere e Guardia Sanfarmondi, il Sant’Agata de’Goti (la sua Falanghina ha un gusto delicato), il Greco e il Fileno passito, il Piedirosso e l’Aglianico.

Meta ideale per le escursioni naturalistiche è il territorio della comunità montana del Taburno, una zona che si estende per oltre 33 mila ettari e interessa 20 comuni. I suoi splendidi scenari offrono distese di campi coltivati ma anche una rigogliosa vegetazione spontanea formata da macchia mediterranea a boschi di querce, castagni, lecci, faggi, pini, abeti, aceri e carpini. Popolata da lepri, faine, volpi, cinghiali, fagiani, corvi, cornacchie e rapaci trova i suoi fulcri nei centri di Vitulano, Cautano, Campoli e Tocco Caudio.