IL PRIMO ITALIANO INTORNO AL MONDO

IL PRIMO ITALIANO INTORNO AL MONDO

13 noviembre, 2020 Off By Gazzettino Italiano Patagónico

500 anni fa attraversò lo stretto che prese il nome del capitano della spedizione

di Generoso D’Agnese

La sua data di nascita è ammantata di dubbi e dovrebbe essere datata 1492. Altrettanti dubbi circondano la data della morte. Per alcuni sarebbe morto nel 1527, durante una pestilenza a Monterosi (Viterbo) presso la sede temporanea i Cavalieri di Rodi al cui ordine apparteneva. Per altri studiosi sarebbe morto in combattimento al largo di Modon (Grecia) nel 1531 durante una battaglia navale tra i Cavalieri Ospitalieri dell’Ordine di San Giovanni e la flotta turca.

Non ci sono invece dubbi sulla sua vita. Visse all’insegna dell’avventura e del coraggio e lasciò ai posteri il racconto della prima circumnavigazione della Terra. Il suo nome era Antonio Pigafetta.

Figlio di Giovanni di Antonino, Antonio fu partorito probabilmente da Lucia Muzan (l’incertezza sul nome della madre è data dal fatto che il padre si sposò tre volte e nacque con ogni probabilità a Vicenza, dove viveva la famiglia. Le tante ombre sulla sua vita si dipanano negli anni della gioventù, quando Pigafetta entrò a far parte dell’Ordine di San Giovanni Battista di Gerusalemme, ricordati come Cavalieri di Rodi e ora di Malta. Studioso di matematica e astronomia, il giovane cavaliere nel 1519 si recò a Barcellona al seguito del concittadino vescovo e nunzio pontificio Francesco Chiericati. Quest’ultimo fu inviato nella città catalana come ambasciatore di papa Leone X e alla corte di Carlo V di Spagna. Il futuro circumnavigatore accompagnò Chiericati nei vari incontri presso la corte spagnola rimanendo affascinato dalle discussioni sulle scoperte geografiche riguardanti il Nuovo Continente.

Affascinato dalla possibilità di poter conoscere terre lontane e inesplorate, Pigafetta venne a conoscenza della spedizione che stava organizzando Ferdinando Magellano e grazie alla raccomandazione del nunzio pontificio ottenne il permesso di poter prendere parte al viaggio e fu arruolato come uomo d’arme. Imbarcatosi sulla nave ammiraglia Trinidad dovette superare la diffidenza iniziale di Magellano ma con tenacia e dedizione ne conquistò la fiducia tanto da diventare il suo attendente, ovvero addetto al servizio del comandante. Il suo nome vero non fu registrato nell’elenco dei marinai. Pigafetta venne infatti inserito con il nome di Antonio Lombardo (sia durante il Medioevo sia all’inizio dell’Età moderna, il nome Lombardo si usava per indicare una generica provenienza teritoriale). Il vicentino indicò il padre e la sua terza moglie come propri eredi in caso di morte (la mamma di Pigafetta era infatti morta nel 1510) e pertanto intraprese il viaggio senza essere sposato e senza figli.

Con la spedizione di Magellano, Pigafetta arrivò nelle propaggini meridionali del Continente americano e navigò lo stretto che prese il nome del capitano. Poiché le navi di Magellano vi entrarono il 1º novembre, venne chiamato in origine Estrecho de Todos los Santos (Stretto di Tutti i Santi). Il passaggio venne successivamente attraversato anche Francis Drake e Charles Darwin.

Il viaggio proseguì tra mille difficoltà. Dopo aver perso una delle navi (rientrata in Spagna dopo un ammutinamento della flotta) e 19 marinai morti per scorbuto (sulle navi erano rimasti soltanto pane biscottato impregnato di salsedine e derrate scadute) la flotta arrivò nelle Molucche. Ricevuti in amicizia dal re dell’isola di Cebu (i cui abitanti si convertirono al cristianesimo) poco dopo i membri della spedizione si trovarono a fronteggiare la popolazione dell’isola di Mactan, apertamente ostile al re. Magellano decise di risolvere tale disputa con uno scontro armato. Sbarcato il 27 aprile 1521, sull’isola di Mactan, nelle attuali Filippine, venne però ucciso dal re “Lapi-Lapu” . Con lui caddero diversi uomini della spedizione. Anche Antonio Pigafetta rimase seriamente ferito e dopo essersi ristabilito iniziò ad assumere gradualmente ruoli di maggiore responsabilità nella flotta, con particolare attenzione alle relazioni con le popolazioni indigene.

Con una flotta ridotta allo stremo (per malattie e scontri militari) la spedizione decise di abbandonarne una (la Concepción che venne fatta affondare), prima di ripartire. La Victoria e la Trinidad raggiunsero il Borneo e rimasero più di un mese nel Brunei. L’ammiraglia Trinidad però imbarcava acqua ed era troppo danneggiata per proseguire la navigazione perciò rimase bloccata per il tempo necessario alla riparazione, insieme con metà dell’equipaggio. Una volta sistemata l’imbarcazione, questi scelsero di tornare indietro e riattraversare il Pacifico, seguendo, in senso contrario, la rotta fatta fino a quel punto. L’ultima nave rimasta, la Victoria al comando di Juan Sebastián Elcano, attraversò l’Oceano Indiano e, dopo aver doppiato il Capo di Buona Speranza, giunse prima nelle Isole di Capo Verde (che erano un possedimento portoghese) e infine a San Lucar presso Siviglia il 6 settembre 1522 (due anni, undici mesi e diciassette giorni dopo l’inizio dell’intera spedizione). Dei sessanta superstiti presenti sulla Victoria (che ormai imbarcava acqua ed aveva le velature danneggiate) quando era salpata dal Brunei, solo diciotto giunsero vivi a Siviglia, malmessi, denutriti e alcuni ammalati; tra loro vi erano anche gli italiani Antonio Pigafetta e Martino de Judicibus.

Due giorni dopo il vicentino venne ricevuto a corte da Carlo V e donò al re il diario di bordo scritto durante il viaggio intorno al mondo. Il preziosissimo documento sparì ben presto nel nulla. La corte spagnola infatti non voleva dare risalto ai merito del portoghese e lo stesso Pigafetta, testimone scomodo di quanto avvenuto durante la spedizione, ricevette frettolosamente la paga pattuita senza alcuna gratifica. La fama di Pigafetta aumentò però esponenzialmente, una volta trasferitosi in Portogallo. Ricevuto dal re , il navigatore italiano raccontò le tante «cose vedute» durante la navigazione mentre in Francia ottenne udienza dalla reggente Luisa di Savoia . Tornato infine in Italia nel 1523 fu ospitato in diverse corti italiane (Ferrara, Mantova, Venezia) e ricevuto anche da papa Clemente VII[3]. Il 5 agosto 1524 il Senato della Repubblica di Venezia gli accordò il privilegio di stampa del suo Diario che uscì con il titolo “Relazione del primo viaggio intorno al mondo . Il libro conteneva il Trattato di Navigazione, le sue memorie sul viaggio, contenenti descrizioni dei popoli, dei paesi, dei prodotti e anche delle lingue che vi si parlavano, di cui il navigatore cercava di tracciare alcuni brevi glossari. La “Relazione” divenne un punto di riferimento dei libri di esplorazione e rese il nome di Pigafetta immortale. La sua vita terrena però non andrò oltre i tre anni dalla pubblicazione del volume oggi ritenuto uno dei più preziosi documenti sulle grandi scoperte geografiche del Cinquecento. E la testimonianza del primo italiano a circumnavigare il Globo.