LA BANDIERA ITALIANA NELLA TERRA DI BAFFIN

LA BANDIERA ITALIANA NELLA TERRA DI BAFFIN

20 octubre, 2020 Off By Gazzettino Italiano Patagónico
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110 anni fa nascesca Bruno Barabino, alpinista esploratore e documentarista

di Generoso D’Agnese

Giancamillo Cortemiglia, Remo Terranova, Giampaolo Guidobono Cavalchini, Giorgio Gualco, Carlo Boati, Franco Baravalle, Matteo Visconti di Modrone, Pier Luigi Airoldi, Alberto Dalla Rosa, Dino Piazza, Serena Sauli, Maria Antonia Sironi: chissà quanti italiani conoscono questi nomi e ne ricordano i gesti. Uomini impegnati a sconfiggere gli ultimi brandelli di una natura irrequieta, nelle estreme terre dei nostri emisferi. Pochi in effetti associano questi nomi a una spedizione giunta nella Terra di Baffin nel 1972 e alla loro guida Bruno Barabino, vero e proprio superstite di una stirpe di esploratori che ha fatto dell’Italia la terra dei viaggiatori. Sono passati ventotto anni da quella impresa e ancora una volta non è rimasto molto delle fatiche sovrumane cui si sottoposero i componenti della spedizione italiana nell’Artico Canadese. Gli eroi del freddo vengono ricordati soltanto nelle associazione degli “addetti ai lavori” e della loro storia la gran parte della popolazione italiana (dentro e fuori i confini dell’Italia) ignora praticamente tutto.

Eppure nel 1972 si organizzò, si realizzò e si completò una delle ultime esplorazioni umane sul globo terrestre, anche se gli occhi del mondo erano rivolti alla Luna e allo spazio e i televisori si occupavano più delle imprese degli Apollo e delle Sojuz.

Veterano di quella spedizione era Bruno Barabino, considerato oggi nel novero dei maggiori cinquanta esploratori italiani di tutti i tempi, incluso in un elenco nei quali spiccano i nomi di Colombo e di Vespucci, di Caboto e di Verrazzano, di Pancaldo e di Malaspina. Nato a Tortona il 6 settembre del 1910, Barabino si era laureato in medicina con specializzazione in ginecologia, dedicando a questa professione la stessa passione con la quale praticava lo sci d’alpinismo. Istruttore militare di sci presso il Secondo Gruppo d’Armata e ufficiale medico durante i tragici anni della campagna di Russia, ottenne per la sua abnegazione la Medaglia di Bronzo al Valor Militare, ricevendo l’encomio direttamente sul campo. Ma quello premiato in guerra era un uomo che aveva già conosciuto le difficoltà delle condizioni estreme e nel 1963 egli divenne presidente della sezione di Tortona del Club Alpino Italiano, istituzione che ha regalato all’Italia numerosi protagonisti. Parente di Gaetano Casati (compagno e amico dell’esploratore Henry Morton Stanley), amico personale di Luigi Amedeo di Savoia, Barabino organizzò in dieci anni di presidenza 12 esplorazioni in vari continenti, e in Groenlandia, nel 1966 fu protagonista di un clamoroso ritrovamento di necropoli di Norreni e Skraeling, nonché della scoperta del lago Smeraldo (lago nelle cui rocce erano presenti effettivamente degli smeraldi). Sempre in Groenlandia il gruppo da lui guidata conquistò due vette e le battezzò con il nome di Colle Alessandria e “Gabriele Boccalatte”.

In quel 1972, l’inarrestabile esploratore aveva già Sessantadue anni, ma questo non lo fermò dal tentare un’altra audace impresa alla conquista della Natura estrema. Quella alla Terra di Baffin fu in effetti la prima spedizione europea e durante la permanenza italiana vennero effettuati numerosi studi metereologici, lavori geomorfologici e venne altresì impostata una stazione al centro della penisola di Cumberland. Furono diverse le ascensioni portate a termine dal combattivo gruppetto italiano e tra essi vanno segnalate la “Cima Marta” e la” Cima Volpedo”, in ricordo della permanenza italiana. Esplorato anche il ghiacciao del Liévre Blanche, Barabino e compagni ritornarono in Italia raccogliendo il plauso degli esponenti scientifici e qualche attenzione da parte dei mass-media, finendo ben presto nel dimenticatoio.

Ma questo non influì sulla volontà dell’esploratore tortonese di continuare nel suo girovagare terrestre. Nel 1976 egli ripartì così alla volta delle Ande Peruviane Centrali, nella valle del Pumarinri, nella Cordigliera di Huayuash. In questo lembo di paradiso naturale Barabino compì nuove ascensioni ( e tra esse vanno ricordate la conquista del Cerro Mitopunta, del Cerro Fior d’Alpe, del Cerro Gociapampa, della Cima Micheli e della Cima Brixa) nonché numerosi studi medico-naturalistici e meteorologici in collaborazione con l’Aeronautica Militare Italiana. In quella spedizione vennero tra l’altro salvate in extremis due componenti colpiti da una gravissima forma di edema polmonare e cerebrale.

Per un uomo di Sessantasei anni le scalate sulla Cordigliera andina dovrebbero bastare a soddisfare la sete della conoscenza, così come il ricordo della estrema natura della Terra di Baffin. Non fu così per Barabino che continuò le sue scalate e si trasformò in documentarista, esplorando nuove terre nel Nepal e delle Isole Svalbard.

Da quell’esaltante esperienza uscì anche un suggestivo libro, “Terra di Baffin”, scritto con acume da Maria Antonia Sironi, la quale raccontò con dovizia di particolare la difficile impresa. Aggregatasi al gruppo in qualità di naturalista, la Sironi affiancò per alcune settimane l’esploratore canadese Patrick D. Baird, e scalò con perizia le vette ghiacciate di quelle terre estreme. Nelle pagine del libro sono state evidenziate soprattutto la maestosità della Natura e l’adattamento della spedizione a quegli elementi estremi, troppo spesso ricercati da sprovveduti avventurosi per gusto della sfida. Barabino, Sironi e gli altri non appartenevano a quella genìa e l’avanzata età del primo era discriminante solo per i periodi di recupero, tra un’impresa e l’altra. Barabino era di nuovo in campo, impegnato sullo stesso Continente, anche se nella parte subcontinentale meridionale. Soltanto la malattia, una vecchia ferita regalatagli dal fronte sul Don, fermò definitivamente il viaggiatore tortonese votato alle scoperte geografiche e alpinistiche. Bruno Barabino morì il 28 settembre del 1996 portando con sé uno degli ultimi brandelli della storia esplorativa terrestre.


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