NEL CUORE DELLA DELLA MONTAGNA MADRE

NEL CUORE DELLA DELLA MONTAGNA MADRE

9 octubre, 2020 Off By Gazzettino Italiano Patagónico
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Alla scoperta di Abbateggio, borgo sospeso tra storia e bellezze naturalistiche

di Generoso D’Agnese

C’è chi ama i luoghi in cui vedere le antiche testimonianze storiche del passato, c’è chi ama frequentare luoghi immersi nella Natura, c’è chi ama cercare pietanze tipiche del territorio e case vacanze dotate di comfort. C’è infine chi desidera frequentare posti di grande fermento culturale. Nessuno però pensa che tutto questo lo si può trovare tutto insieme in un paese dell’Abruzzo.

Eppure basta puntare il dito sul Mediterraneo, poi sulla Regione Abruzzo e infine sul Parco Nazionale della Majella per trovarlo. Oppure basta fermarsi alla prima lettera alfabetica dell’elenco telefonico regionale per trovare un paese che della natura e della cultura ha fatto la propria bandiera e la propria economia: Abbateggio.

Adagiato alla falde della Majella, a 450 metri sul livello del mare, il paese si raggiunge facilmente provenendo dall’asse viario adriatico e con relativa comodità anche da Roma. Strada facendo, arrivati al Comune di Scafa, vale la pena sostare qualche ora nel Parco delle sorgenti sulfuree del Lavino, un’area naturale protetta le cui acque sono di un meraviglioso colore tra l’azzurro e il turchese. Da Scafa infine inizia una tranquilla salita che permette di attraversare il borgo di San Valentino per arrivare infine alla meta, nel comune inserito nel Club nazionale dei Borghi più belli d’Italia, con i suoi due terzi del territorio comunale inserito nel Parco Nazionale della Majella. Il piccolo borgo è formato da un nucleo storico aggrappato a un sperone roccioso che domina la stretta valle del Fosso Fonte Vecchia, regalando al viaggiatore un panorama mozzafiato che spazia dal massiccio del Gran Sasso al mare Adriatico. Le tortuose stradine e le ripide scalinate regalano angoli di puro piacere visivo che giustificano l’appellativo di “Paese presepe” dato a un borgo il cui nome affonda nel XII secolo. Inserito nel Chronicon Casauriense con il nome di Bateju (anno 1111) e Abbatejum (a. 1140), il toponimo potrebbe essere legato ai Normanni mentre un’altra ipotesi sostiene che il toponimo potrebbe derivare dal nome personale proprio Badeius.

Le origini dell’abitato attuale sembrano risalire agli anni immediatamente successivi alla fondazione del monastero di San Clemente a Casauria ad opera di Ludovico II (871 d.C.) e nel 1390 Abbateggio risultava in potere del Regio Demanio. Nel 1487 il re Ferdinando I d’Aragona donò a Organtino de Ursinis il Contado di San Valentino comprendente, oltre la stessa San Valentino, Pianella, Bacucco (l’attuale Arsita), Abbateggio ed il Casale di Cusano (attualmente frazione di Abbateggio). Il Castello di Abbateggio rimase proprietà dei Farnese sino al 1731 per poi tornare a Carlo III di Borbone. Soppresso nel 1929, Abbateggio tornò comune autonomo nel 1947 con un Decreto Legislativo Del Capo Provvisorio Dello Stato il 31 ottobre 1946.

Il paese che vanta nel suo passato diversi i cittadini che si unirono alla banda della Majella (di cui facevano parte i briganti Domenico Di Sciascio di Guardiagrele e Nicola Marino di Roccamorice) si offre oggi ai turisti con i suoi luoghi di culto, le sue straordinarie bellezze naturalistiche, l’affascinante sito archeologico della Valle Giumentina, la riscoperta di cibi di nicchia e l’ormai affermatissimo Premio Nazionale di Letteratura Naturalistica “Parco Majella, una competizione letteraria nata nel 1998 dedicata a narratori e saggisti dalla “penna verde” e che vanta nomi prestigiosi come Dacia Maraini, Grazia Francescato, Dario Fo, Giampiero Indelli, Fulco Pratesi, Paolo Rumiz, Sergio Mantovani, Dario Franceschini, Rita El Kayat e tanti altri.

La chiesa di San Lorenzo Martire (con portale in stile quattrocentesco) , della Madonna dell’Elcina (fu ricostruita ed ampliata su quella antica nel 1927), della Madonna del Carmine e l’Edicola votiva dedicata a San Biagio nella contrada San Martino rappresentano le tappe fondamentali del percorso religioso in un centro abitato che ha la splendida pietra della Majella come linea guida del suo arredo urbano. Ad esse vanno aggiunte il complesso archeologico monumentale in contrada Sant’Agata collegabile ad antichissime tradizioni di origine italico – romana riferibili alla divinità femminile italica della fecondità, nota talora come Feronia, Angitia o Cerere. Il sito di Sant’Agata rappresenta uno dei capisaldi storico-topografici della presenza dell’uomo in questo territorio e prepara il viaggiatore alla scoperta della Valle Giumentina, una delle principali testimonianze del Paleolitico inferiore e medio in Abruzzo, e alla visita dell’Ecomuseo che attraverso la proposizione di sei capanne in pietra a secco, architetture povere tipiche dell’ambiente agro-pastorale abruzzese, guida il pubblico alla lettura del paesaggio naturale, archeologico e storico.

Nei dintorni, in località, si trovano i “tholos”, le tipiche capanne di pietra a secco, usuali ricoveri dei pastori e dei contadini della Majella. La loro forma ricorda i trulli pugliesi ed i nuraghe sardi e sono chiamati in dialetto “pajare”, tipici della Majella nord – orientale.

Riservato a pochissimi appassionati è lo spettacolo della Cascata di Cusano, luogo non facile da raggiungere e vincolato da norme molto restrittive per preservarne gli scenari incantevoli, la vegetazione ed i giochi di luce che si creano tra le rocce. Da Abbateggio infine si potrà iniziare un viaggio alla scoperta degli antichi eremi nascosti tra le rocce della Maiella. I più vicini sono quelli di San Bartolomeo di Legio, di Sant’Onofrio di Serramonacesca, di Santo Spirito a Maiella e la Grotta del Colle e diversi eremi situati nel territorio del comune di Caramanico. Tutta la montagna è percorsa da una fitta rete di sentieri, che permettono di compiere brevi passeggiate o lunghe e impegnative escursioni.

In un territorio a grande vocazione naturalistica non poteva mancare una sagra dedicata al farro e che vede protagonista incontrastato questo cereale, altrove dimenticato da secoli perché soppiantato dalle varietà più moderne di grano. Ad Abbateggio il farro è stato riscoperto tra le sementi di antiche famiglie contadine locali e da anni è oggetto di attenzione da parte di piccoli produttori locali e della Pro Loco, che ha fatto sua la battaglia per la reintroduzione nell’alimentazione moderna di questo cereale dalle sorprendenti e benefiche proprietà alimentari. La festa ha luogo nel mese di agosto, in occasione della ricorrenza di San Lorenzo, il Patrono del paese. Oltre allo spettacolo delle stelle cadenti, gli avventori potranno degustare le numerose pietanze a base di farro, compresi i dolci, senza contare l’offerta dei tipici arrosticini e delle tradizionali “pizze fritte”.


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