Scoperta scientifica: l’Episodio Pluviale Carnico

Scoperta scientifica: l’Episodio Pluviale Carnico

20 septiembre, 2020 Off By Gazzettino Italiano Patagónico
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Lo hanno chiamato Episodio Pluviale Carnico ed è una grande estinzione di massa che sconvolse la vita sul Pianeta. Il termine estinzione di massa ci fa pensare a qualcosa di catastrofico, in seguito al quale tutto finisce. Invece, come più volte accaduto nella storia del Pianeta, da eventi drammaticamente epocali, che hanno sconvolto gli ecosistemi globali in un dato periodo, si sono create le condizioni per lo sviluppo di nuovi habitat e nuove specie, in un susseguirsi che giunge fino a noi.
Le grandi estinzioni di massa
Fino ad oggi i paleontologi avevano identificato 5 grandi estinzioni di massa, oltre a un discreto numero di eventi catastrofici di minore portata. Una nuova ricerca, pubblicata su Science Advances, individua una nuova fase drammatica, verificatasi circa 233 milioni di anni fa, durante il Triassico: l’Episodio Pluviale Carnico. Lo studio è stato condotto da un team guidato da Jacopo Dal Corso della China University of Geosciences, di cui fanno parte anche ricercatori delle Università di Padova e Ferrara, del CNR, del MUSE – Museo delle Scienze di Trento e del Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige. Decenni di rilievi sul campo, analisi di laboratorio e modellizzazioni hanno portato prove geologiche e paleontologiche che hanno consentito agli studiosi di delineare un quadro completo delle cause, delle dinamiche e degli effetti dell’Episodio Pluviale Carnico.
Una traccia indelebile sul nostro Pianeta
A generare l’estinzione di massa dell’Episodio Pluviale Carnico fu una serie di massicce eruzioni vulcaniche in nord America (Wrangellia Terrane), di cui si hanno evidenze in Canada occidentale e in Alaska. Questi eventi provocarono la fuoriuscita di circa un milione di chilometri cubi di magma e il rilascio nell’atmosfera di grandissime quantità di gas serra, tra cui anidride carbonica, che cambiarono il clima del Pianeta, rendendolo più caldo. Vi fu, allo stesso tempo, un incremento delle precipitazioni che si protrassero per circa un milione di anni. Molte specie degli oceani e della terraferma si estinsero, ma conclusa questa “parentesi (!) pluviale” comparvero nuove specie, come i dinosauri, e nuovi ecosistemi.
Motore importante per l’evoluzione della vita
L’evento catastrofico potrebbe, dunque, essere stato l’innesco della radiazione di molti gruppi chiave che dominano gli ecosistemi moderni. «Molti gruppi di piante e animali si diversificarono in quel momento, tra cui alcune delle prime tartarughe, i coccodrilli, le lucertole, i primi mammiferi e le prime moderne foreste di conifere», spiega Jacopo dal Corso. La vita marina e la chimica degli oceani furono profondamente sconvolti dal fenomeno. «Questo è documentato, per esempio, nelle Dolomiti, dove la crisi del Carnico è visibile in modo spettacolare nella morfologia del paesaggio, con le celebri pareti di dolomia che vengono interrotte da rocce poco resistenti che si sono deposte proprio durante questo evento, quando gli ecosistemi collassarono” sottolinea Piero Gianolla dell’Università di Ferrara.
Nel bel mezzo di una crisi ecosistemica planetaria
Questi eventi così lontani nel tempo ci portano, tuttavia, a riflettere sulla “nostra” crisi climatica e sulla continua perdita di biodiversità che il Pianeta sta registrando. «La storia scritta nelle rocce e nei fossili ci mostra quanto intense e perduranti siano le conseguenze di grandi eventi di estinzione – riflette Massimo Bernardi paleontologo del MUSE – Museo delle Scienze di Trento – Questi eventi sono segnati da crisi e, contemporaneamente, da rinnovamento della vita, e mostrano altissima contingenza: è difficile prevedere chi si troverà dalla parte dei vinti e chi dei vincitori».
Laura Floris


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