Documento “segreto” su come affrontare il collasso delle terapie intensive per il coronavirus

Documento “segreto” su come affrontare il collasso delle terapie intensive per il coronavirus

9 marzo, 2020 Off By Gazzettino Italiano Patagónico

  • “Il documento segreto per decidere chi salvare”
  • Questo il titolo (fuorviante) del Giornale su linee guida da adottare in caso di emergenza estrema di contagio da coronavirus

«Il documento segreto per decidere chi salvare». L’edizione odierna de Il Giornale, facendo riferimento all’emergenza coronavirus in Italia, apre con questo titolo sensazionalistico che fa riferimento ad alcune linee guida che i medici del reparto di terapia intensiva degli ospedali dovrebbero seguire in caso di estremo contagio. Il quotidiano milanese parla, come detto, di ‘documento segreto’. Eppure, suddetto documento è facilmente consultabile sul sito internet della Siaarti, una ‘società medica’ che si occupa di specializzazioni e della collaborazione alla formazione per quanto riguarda le discipline di anestesia, terapia intensiva, rianimazione e analgesia. Non si tratta, insomma, di alcun organo vincolante. Ma andiamo con ordine.
Cosa dice il ‘documento segreto’ di cui parla il Giornale
Nel documento, dal titolo ‘Raccomandazioni di etica clinica per l’ammissione a trattamenti intensivi e per la loro sospensione, in condizioni eccezionali di squilibrio tra necessità e risorse disponibili’, vengono dettate alcune linee guida che i primari sarebbero invitati a mantenere in caso di contagio estremo di coronavirus. Un passaggio – sottolineato poi con forza anche dal Giornale – risulta essere incisivo: «Come estensione del principio di proporzionalità delle cure, l’allocazione in un contesto di grave carenza delle risorse sanitarie deve puntare a garantire i trattamenti di carattere intensivo ai pazienti con maggiori possibilità di successo terapeutico: si tratta dunque di privilegiare la ‘maggior speranza di vita’». Per capirci, il documento ‘consiglia’ di curare prima i pazienti con un’aspettativa di vita più alta. Naturalmente, non prima di aver compiuto ogni sforzo possibile per curare tutti i pazienti risultati positivi al coronavirus: «È implicito che l’applicazione di criteri di razionamento è giustificabile soltanto dopo che da parte di tutti i soggetti coinvolti sono stati compiuti tutti gli sforzi possibili per aumentare la disponibilità di risorse erogabili (nella fattispecie, letti di Terapia Intensiva) e dopo che è stata valutata ogni possibilità di trasferimento dei pazienti verso centri con maggiore disponibilità di risorse», si legge nel documento della Siaarti. Lo scopo di queste raccomandazioni (e non direttive, ci teniamo a precisarlo ancora) è quello di: «sollevare i clinici da una parte della responsabilità nelle scelte, che possono essere emotivamente gravose, compiute nei singoli casi e quello di rendere espliciti i criteri di allocazione delle risorse sanitarie in una condizione di una loro straordinaria scarsità». Occorre sottolineare, a scanso di equivoci, che in ogni caso questi princìpi sono stati dati come linee guida per fronteggiare una possibile catastrofe e che, appunto, il documento trae spunto dalla teoria della “medicina delle catastrofi”, un delicato argomento che rientra comunque nell’etica medica. Insomma, in giorni in cui l’emergenza coronavirus sta inevitabilmente caratterizzando le nostre vite, forse sarebbe meglio evitare titoli sensazionalistici e fuorvianti per non creare ulteriori preoccupazioni a una popolazione che sta già pagando un conto assai salato.
Il comunicato stampa di Siaarti
Siaarti ha diffuso un comunicato stampa che mira a precisare, come ha fatto Giornalettismo, come il documento redatto non sia segreto, ma che punti piuttosto a specificare alcune motivazioni e valori che hanno spinto gli anestesisti a esprimere queste raccomandazioni: «Come Siaarti crediamo sia importante ed essenziale in un momento così drammatico come quello che stiamo attraversando a causa del COVID-19, offrire un supporto professionale e scientifico autorevole a chi è costretto dagli eventi quotidiani a prendere decisioni a volte difficili e dolorose. Ma in una situazione così complessa, ogni medico può trovarsi a dover prendere in breve tempo decisioni laceranti da un punto di vista etico oltre che clinico: quali pazienti sottoporre a trattamenti intensivi quando le risorse non sono sufficienti per tutti i pazienti che arrivano, non tutti con le stesse chance di ripresa. Nel documento Siaarti si privilegia la ‘maggior speranza di vita’: questo comporta di non dover necessariamente seguire un criterio di accesso alle cure intensive di tipo ‘first come, first served’. Abbiamo voluto nelle Raccomandazioni sottolineare che l’applicazione di criteri di razionamento è giustificabile soltanto DOPO che da parte di tutti i soggetti coinvolti sono stati compiuti tutti gli sforzi possibili per aumentare la disponibilità di risorse erogabili e DOPO che è stata valutata ogni possibilità di trasferimento dei pazienti verso centri di cura con maggiore disponibilità di risorse. Siamo consapevoli che affrontare questo tema può essere moralmente ed emotivamente difficile. Come Società Scientifica avremmo potuto (tacendo) affidare tutto al buon senso, alla sensibilità e all’esperienza del singolo AR, oppure tentare – come abbiamo scelto di fare – di illuminarne il processo decisionale con questo piccolo supporto che potrebbe contribuire a ridurne l’ansia, lo stress e soprattutto il senso di solitudine. Oltre a rappresentare per il paziente una tutela in termini di limitazione dell’arbitrarietà delle scelte del team curante. Non è la Siaarti, con questo Documento di Raccomandazioni, a proporre di trattare alcuni pazienti e di limitare i trattamenti su altri. Al contrario, sono gli eventi emergenziali che stanno costringendo gli anestesisti-rianimatori a focalizzare l’attenzione sull’appropriatezza dei trattamenti verso chi ne può trarre maggiore beneficio, laddove le risorse non sono sufficienti per tutti pazienti. La domanda che come Siaarti ci sentiamo di fare in conclusione è dunque se l’insufficienza delle risorse poteva essere considerata, valutata e gestita in precedenza, ma la risposta a questo interrogativo (che si pone oggi di fronte ad un’epidemia che non ha eguali negli ultimi decenni) con ogni probabilità è nelle competenze e nelle disponibilità delle Istituzioni».
Federico Pallone