La Puma e le scarpe che assomigliano a Hitler

La Puma e le scarpe che assomigliano a Hitler

8 marzo, 2020 Off By Gazzettino Italiano Patagónico


La Puma ha messo in commercio un modello di scarpe che ricordano il volto di Adolf Hitler. Quel contorno e quel segno nero sulla ‘linguetta’ che va a chiudere i lacci sul collo del piede, in effetti, riportano alla memoria il ‘look’ del dittatore tedesco. Motivo per cui sui social è scoppiata la polemica che ha riportato alla luce anche la storia dell’azienda tedesca, nata proprio durante nel momento dell’ascesa del partito nazional-socialista in Germania. Non sappiamo, e non lo sapremo mai, se si sia trattato di una pura casualità o di un qualcosa scelto e definito a tavolino. Sta di fatto che quella trama nera che avvolge la scarpa Puma – modello Storm Adrenaline – ricorda proprio i capelli, il ciuffo e i baffi che ‘indossava’ Adolf Hitler. C’è da dire, però, che anche altre scarpe prodotte e distribuite dall’azienda tedesca di abbigliamento sportivo, riportavano quello stesso motivo, ma con colori diversi che, quindi, non potevano spingere in direzione di nessun ammiccamento. E sui social quel baffo e capello nero non sono passati inosservati. In molti, infatti, hanno notato quella somiglianza e hanno mosso gravi critiche alla Puma, ricordando anche come Rudolf Dassler – fondatore di un’azienda di abbigliamento sportivo insieme al fratello Adolf (per una curiosa coincidenza) – fosse un grande sostenitore delle politiche del nazismo in Germania durante il periodo tra le due guerre mondiali. I due fratelli, al termine del secondo conflitto, divisero in due l’azienda – Adolf creò Adidas -, e le loro strade si divisero con Rudolf che diede vita a quella che poi venne chiamata Puma.
I capelli e il baffo
Insomma, la storia va in soccorso di chi si è indignato per quel ricordo che ora sembra comparire sull’ultimo modello Puma messo in vendita negli Stati Uniti e sul mercato britannico. Quell’iconico taglio di capelli e quei baffi sono molto, forse troppo, simili al volto di Adolf Hitler.
Enzo Boldi