Le Donne possono cambiare il mondo..soprattutto contro la violenza!

Le Donne possono cambiare il mondo..soprattutto contro la violenza!

6 marzo, 2020 Off By Gazzettino Italiano Patagónico

A tu per tu con Minou Tavárez Mirabal, figlia di Minerva che, con le sorelle, è diventata il simbolo del 25 novembre, giornata mondiale contro ogni abuso femminile.

di Mariangela Petruzzelli

Minou Tavárez Mirabal è una donna intensa, appassionata e molto amichevole. Ha lo sguardo intelligente e profondo. Minou Tavárez Mirabal è una donna simbolo per la storia socio-politico-culturale nel mondo perché la sua vita personale e, quella di tutta la sua famiglia ed in particolare quella di sua madre e delle sue zie, ha cambiato per sempre il suo futuro ed ha lasciato un segno profondo a tutela della dignità e del valore di tutte le Donne fino ai giorni nostri. Come tutti sappiamo il 25 novembre è la Giornata dedicata all’eliminazione di ogni forma di violenza contro le Donne e fu istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel dicembre del 1999 dopo la proposta di alcune Donne attiviste che si riunirono nel 1981 a Bogotà durante un meeting internazionale delle associazioni femministe dei Paesi latinoamericani e caraibici. Fu scelto il 25 novembre poiché proprio, in quella data del 1960, avvenne l’omicidio della sorelle Mirabal, di Minerva e delle sue due sorelle, Patria e Maria Teresa, tre Donne illuminate e rivoluzionarie che si opposero, per anni e con tutte le loro forze, al regime del dittatore della Repubblica Dominicana, Rafael Leonidas Trujillo. Minerva era la madre di Minou Tavárez Mirabal che, quando perse anche le due zie, aveva appena 4 anni. Ho avuto l’onore di incontrare e di poter intervistare Minou quando, poco tempo fa, è giunta in Italia per raccontare, soprattutto ai giovani delle scuole, la sua esperienza di vita pubblica e privata, la sua eredità di dolore e di crescita in un momento, come questo, in cui la violenza contro le Donne ed il femminicidio sono diventate piaghe sociali. Minou Tavárez Mirabal, decisa, libera e intraprendente, come sua madre Minerv,a ha scelto la carriera politica divenendo vice ministro degli esteri nella Repubblica Dominicana, dopo aver fondato il partito Option Democratica. E’ tata la prima donna a essere candidata alla Presidenza del suo Paese ma senza riuscire a vincere; è filologa e docente universitaria. E’ emblematico raccontare l’esperienza di vita pubblica e privata della Signora Minou Mirabal in questo mese di marzo, in cui ricade la ricorrenza dell’8 marzo, festa di tutte le Donne.

D: Signora Minou Mirabal, sua madre Minerva, con le sue zie, è diventata il simbolo mondiale della lotta alla violenza contro le Donne. Che lezione di vita le ha lasciato il sacrificio di sua madre?

R: Mi ha sicuramente cambiato la vita e mi ha insegnato il valore alto della dignità e della libertà delle Donne. Mia madre e le mie zie appartenevano ad una famiglia importante di Santo Domingo dal punto di vista sociale, culturale ed economico, una famiglia in cui si professavano i principi della democrazia e della libertà e che, da sempre, lottava contro il regime dittatoriale legandosi alla resistenza politica. Mia madre aveva sposato appieno questi principi e non li aveva mai nascosti anche pubblicamente! E questo fatto l’ha pagato con la perdita della vita! E’ importante che sia stata istituita la Giornata Mondiale sulla Violenza contro le Donne in modo tale che si dia visibilità e si prenda sempre più coscienza che la violenza contro le Donne è una realtà che è sempre esistita in ogni Stato e in ogni epoca storica, non solo oggi. Un tempo gli abusi contro il genere femminile venivano nascosti, erano questioni private di cui era tabù e disdicevole parlarne fuori dalle mura domestiche. La società civile non poteva condannare le violenze spesso brutali nei confronti delle Donne. Dopo l’omicidio di mia madre e l’istituzione del 25 novembre qualcosa è cambiato perché la violenza contro le Donne è diventato un crimine sotto gli occhi di tutti da combattere e non nascondere più!”

D: Secondo Lei cosa si deve ancora fare oggi a livello internazionale per la tutela contro la violenza sulle Donne?

R: “Ormai la violenza contro le Donne è diventata un’epidemia incontrollabile. Non è solo un problema che riguarda le Donne ma tutti quanti. E’ sicuramente un impegno di lotta socio- politica da affrontare sempre più con leggi mirate e più punitive. E’ oggi più che mai necessario che questo tema sia strettamente legato e vincolato all’agenda dell’intera società e affrontato realmente con leggi e con risorse che prevengano e puniscano questi abusi. La società civile mondiale denuncia sempre più i crimini contro le Donne, ma purtroppo vige ancora una grande indifferenza sul problema. E’ chiaro che non vi è un reale e serio impegno politico per dare vita a risultati efficaci e concreti. Lo confermano i dati in continuo aumento di violenze e femminicidi in tutto il mondo. Nessun Paese che non denuncia e non lavora concretamente contro la violenza sulle Donne può definirsi democratico e moderno. Si deve lavorare sulle coscienze, sulla cultura e sull’educazione delle nuove generazioni soprattutto ma anche di coloro che sono meno giovani. Si devono formulare leggi di sicurezza pubblica in modo che ogni Donna possa avere il diritto di vivere senza avere paura, con serenità, potendo uscire da sola sia di giorno che di notte. Si devono investire molte più risorse nella prevenzione più che nella punizione degli abusi contro le Donne”.

D: Cosa ricorda di sua madre Minerva?

R: Quando fu uccisa io ero molto piccola, avevo appena 4 anni e la ricordo poco, molto poco purtroppo. L’ho conosciuta e amata, anche se non mi era più accanto, dal racconto dei miei familiari e dei suoi amici che l’hanno vissuta. Era una Donna libera, intelligente, determinata, forte, sensibile, incorruttibile. Mia madre era bellissima e faceva parte della resistenza contro la dittatura terribile di Trujillo. All’età di 23 anni divenne oggetto morboso delle mire di conquista di Trujillo che quando desiderava qualcuno o qualcosa faceva di tutto per possederlo, soprattutto una Donna. Il dittatore tentò il tutto e per tutto per far capitolare mia madre: addirittura, nel 1949, organizzò molteplici feste per incontrarla e farla tracollare tra le sue braccia con la forza e l’arroganza. Ma non vi riuscì mai e Minerva divenne, in tutta la Repubblica Domenica, il simbolo della “resistenza” in tutti i sensi al potere del dittatore che si sentì umiliato e sfidato facendo diventare la ritrosia di mia madre un affare di stato contro il suo governo. Trujillo incarcerò mia madre, mio nonno e altri miei parenti più volte negli anni. La mia famiglia fu costretta a chiudere le attività commerciali e fu emarginata e perseguitata. Mia madre, nonostante tutto, si iscrisse all’università pur incontrando grandi difficoltà. Lì conobbe mio padre, Manolo Tavarez Justo, che era animato, come lei, da ideali rivoluzionari. A 21 anni mia madre si laureò con il massimo dei voti in legge, sposò mio padre e diede alla luce mio fratello ma Trujillo le negò per anni il permesso di esercitare la professione di avvocato. Con mio padre ed altri giovani rivoluzionari dominicani Minerva fondò un movimento di resistenza alla dittatura. Trujillo combattè ferocemente la resistenza capeggiata da mia madre e dalla mia famiglia con violenze atroci e con il carcere. Si generò un’indignazione a livello internazionale. Dopo l’ennesimo arresto illegale, uscita di prigione, mia madre fu prima condannata a 30 anni di lavori forzati, dopo a 5 anni per avere, infine, gli arresti domiciliari. Mio padre era ancora in carcere e mia madre poteva uscire di casa solo una volta a settimana per poterlo andare a trovare. L’attentato per ammazzare “Las Mariposas”, il nome simbolo di libertà delle tre sorelle Mirabal, fu progettato nei dettagli per il 25 novembre del 1960 quando mia madre e le mie due zie decisero di viaggiare su una jeep per raggiungere la prigione dove erano incarcerati mio padre e i miei zii. Poco prima di arrivare a destinazione, furono aggredite dai militari di Trujillo. Furono torturate e uccise a bastonate. I loro corpi morti furono caricati sulla jeep e si simulò un incidente. Nessuno credette all’incidente e, dopo il loro martirio, il popolo dominicano, stanco delle vessazioni, si sdegnò e commosse al punto di ribellarsi al regime di Trujillo e sei mesi dopo il femminicidio di mia madre e delle mie zie, il dittatore fu ucciso con un agguato. Questa storia dolorosa e la perdita di mia madre mi hanno insegnato che l’amore per la libertà, l’uguaglianza, la giustizia e la legalità valgono più della vita di ciascuno di noi..sono valori sacri per cui combattere e agire sempre!”

D: Cosa pensa dell’Italia in materia di tutela sulla violenza contro le Donne e da quanto tempo ci mancava?

R: L’Italia è un paese bellissimo. Ci mancavo dal 2012 quando venni a Roma, nella sede del vostro Governo, a discutere delle tematiche di tutela contro la violenza sulle Donne. Sono tornata dopo alcuni anni con grande onore e piacere per parlare alle scolaresche oltre alle istituzioni in numerose città da Milano a Salerno. L’Italia sta facendo tanto contro la violenza sulle Donne sia in termini di informazione e sensibilizzazione che in termini di leggi politiche per la sicurezza delle Donne.

D: Continua ad occuparsi di politica? Riesce a conciliare la sua vita pubblica con la sua sfera privata?

R: Sì, continuo a svolgere l’attività politica pur avendo insegnato a lungo come docente universitaria ma amo la politica e sono nata per viverla. Sono molto impegnata politicamente nella Repubblica Dominicana dove le Donne sono ancora molto osteggiate per lavorare al governo; vigono ancora tanto maschilismo e sessismo. Ma con il mio partito stiamo facendo grandi passi in avanti. Nella vita privata sono felice perché madre di due figli splendidi che seguo e amo: mia figlia, 25 anni si è laureata da poco in agraria e mio figlio ha appena iniziato a studiare medicina negli Usa.