Andrea Agnelli, ma è giusto che la Juventus sia in Champions League?

Andrea Agnelli, ma è giusto che la Juventus sia in Champions League?

6 marzo, 2020 Off By Gazzettino Italiano Patagónico

 

  • Perché la dichiarazione di Andrea Agnelli è sbagliata?
  • I risultati sul campo contano più delle tradizioni
  • Occorre dire sì ha chi ha il sogno e riesce a sedersi al tavolo dei grandi

Sgombriamo qualsiasi dubbio e diamo immediatamente la risposta alla domanda provocatoria del titolo: sì, la Juventus merita di partecipare alla  Champions League. Lo ha detto il risultato dello scorso anno in campionato, con lo scudetto conquistato davanti a Napoli, Inter e Atalanta. Perché nello sport, come dice il motto tipico che riecheggia nell’ambiente bianconero, « vincere non è importante, ma è l’unica cosa che conta». Il dna bianconero, dunque, dovrebbe sintetizzare al meglio la partecipazione alla massima competizione europea da parte di una piccola-grande come l’Atalanta che negli ultimi anni si è ritagliata uno spazio di rilievo anche nel panorama internazionale. Per questo motivo è poco comprensibile (a livello sportivo) il discorso fatto da  Andrea Agnelli al forum organizzato dal  Financial Times. Ripercorriamo le tappe della vicenda. Nel corso del suo intervento, il numero uno della Juventus ha detto: «Ho grande rispetto per quello che sta facendo l’Atalanta, ma senza storia internazionale e con una grande prestazione sportiva ha avuto accesso diretto alla massima competizione europea per club. È giusto o no?». Poi ha fatto riferimento alla Roma, rimasta fuori dalla Champions League lo scorso anno (e con alta probabilità di confermare questo trend anche al termine di questa stagione) con il sesto posto finale. Si parla di storia, ma anche di soldi. L’Atalanta non ha alle sue spalle una tradizione di successi: una vittoria in Coppa Italia (nel lontano 1963) e cinque primi posti in Serie B. Un palmares non invidiabile. Ma la storia non è solo il passato, ma anche quello che si costruisce nel quotidiano. E le ultime stagioni del club bergamasco – ora agli ottavi di finale di Champions League con un piede ai quarti dopo la vittoria dell’andata per 4-1 sul Valencia, come sottolineato anche dallo stesso Andrea Agnelli – le hanno permesso di sviluppare un progetto di successo, fino alle meraviglie di quest’anno. E qui arriviamo al punto. Tradizioni la Juventus ne ha e da vendere. Lo testimoniano i 35 scudetti (e non 37 come campeggia ancora fuori dall’Allianz Stadium), le 13 Coppe Italia, le 8 Supercoppe Italiane. Insomma, una vera e propria potenza del calcio italiano che, però, non ha questa grande storia a livello Europeo. La Champions League è un vero e proprio tallone per il club bianconero: due successi finali nelle stagioni 1984/1984 e nel 1995/1996. Poca roba per un club che in Italia ha fatto e sta facendo la storia a suon di record. Ma se vale il discorso delle tradizioni, fatto da Andrea Agnelli, allora occorre rigirare la domanda e chiedersi: «È giusto che la Juventus sia in Champions League?». Come detto, ovviamente la risposta non può che esser sì, perché nel calcio (ma anche nella vita) conta sempre il ‘qui e ora’.
Il discorso investimenti
Sempre nel discorso di Andrea Agnelli viene citata la Roma. Il club giallorosso negli ultimi anni ha speso tanto e male. Per questo motivo i risultati sul campo non l’hanno premiata ed è rimasta, meritatamente, fuori dall’ultima edizione della Champions League. E, a lume di naso, rimarrà al palo anche in questa stagione. L’Atalanta, invece, con spese ridotte, cessioni con il lanternino, e un’amministrazione con meno voli pindarici si è ritagliata sul campo – sì, «sul campo» – il diritto di sedere al tavolo dei grandi club europei. Perché chi programma e costruisce ha più diritto di essere lì rispetto a chi vive alla giornata e fallisce. Ergo, fino a che il regolamento non sarà modificato e il calcio manterrà quel briciolo di romanticismo, la Champions League la meritano quelle squadre che vincono sul campo. Non chi investe di più (e anche male).
Enzo Boldi