Di Battista e la pistola carica di Erdogan donata dall’Europa

Di Battista e la pistola carica di Erdogan donata dall’Europa

2 marzo, 2020 Off By Gazzettino Italiano Patagónico


 L’assordante silenzio dell’Europa sulla situazione sempre più tesa tra Siria e Turchia è molto più rumoroso del tacere che stiamo vivendo in questi giorni. La situazione al confine è sempre più vicina all’orlo del precipizio, ma il tutto sembra non provocare reazioni. A muovere una critica a questo atteggiamento è Alessandro Di Battista che sottolinea come l’Unione Europea sia correa di quel che sta accadendo in Medio Oriente. Responsabilità che hanno un’origine ben lontana, quando la questione sembrava essere sottovalutata. «Tutti hanno condannato l’attacco siriano (supportato da Mosca) all’esercito turco – scrive Alessandro Di Battista in un lungo post su Facebook -. Ma si può dire o no che i turchi lì non ci dovevano stare, perché hanno invaso un Paese sovrano e stanno facendo di tutto per non far vincere Assad? Quanti sono i giornalisti mainstream che hanno il coraggio di dire che oggi la Turchia in Siria sostiene al-Nusra, un gruppo jihadista affiliato ad Al Qaida fino al 2016?». Le critiche più grandi, però, vengono mosse a chi – secondo Alessandro Di Battista – ha creato questa situazione e ora resta in silenzio: «L’Europa ha dato miliardi di euro a Erdogan per ‘contenere’ l’immigrazione. Gli ha dato di fatto una pistola carica da usare a suo piacimento. Lui oggi la sta usando. E di munizioni ne ha molte […]. L’Europa ha una sola possibilità di sopravvivenza: iniziare a fare gli interessi degli europei e non accettare imposizioni altrui! L’Europa ha accettato in modo miope – oltre che vergognosamente colpevole – che la guerra, con tutte le conseguenze del caso – arrivasse a suoi confini».
Il monito ai giornalisti
Il post social si conclude con un monito ai cronisti: «’Se le guerre possono essere avviate dalle bugie allora possono esser fermate dalla verità’. Queste parole le ha dette Julian Assange. Un patriota dell’umanità oggi lasciato solo (probabilmente per senso di vergogna) proprio da quella categoria che avrebbe dovuto maggiormente difenderlo: i giornalisti».
Enzo Boldi