Gazzettino Italiano Patagónico

Il governo cinese accusa gli Usa di aver seminato il panico


Dopo la decisione presa dagli Usa di dichiarare l’emergenza sanitaria pubblica e vietare l’ingresso alle persone che hanno visitato la Cina nelle scorse due settimane, il governo di Pechino lancia un’accusa esplicita: invece di aiutare a far fronte all’emergenza del Coronavirus, gli Usa si sarebbero concentrati sul seminare il panico. Negli scorsi giorni il New York Times ha pubblicato un articolo, discusso anche ne podcast The Daily, sulle responsabilità del governo cinese sulla diffusione del Coronavirus. In sostanza, sostiene che il contagio e la diffusione siano stati in parte sottovalutati, in parte volutamente ignorati per paura delle conseguenze pubbliche, considerando anche che negli stessi giorni in cui cominciavano a registrarsi un aumento dei casi di contagio, erano in corso due importanti congressi del Partito comunista. Il portavoce del ministro degli esteri di Pechino Hua Chunying ha dichiarato che la decisione degli Stati uniti «può solo creare e diffondere il panico» invece di essere d’aiuto. Ha aggiunto che gli usa sono stati il primo paese a imporre un divieto di viaggio ai viaggiatori cinesi e il primo a suggerire una evacuazione completa dello staff delle ambasciate presenti sul territorio. «Sono proprio i paesi sviluppati come gli Stati Uniti con forti capacità di prevenzione delle epidemie – ha aggiunto secondo quanto riportato dalla Reuters- che hanno assunto la guida nell’imporre restrizioni eccessive contrarie alle raccomandazioni dell’OMS». Al momento il divieto di ingresso per tutte le persone che sono state in Cina recentemente è attivo negli Stati Uniti, in Australia e a Singapore. A chiudere i confini sono state la Mongolia e una parte della Russia. Giappone e sud Corea hanno vietato l’ingresso solo agli stranieri che hanno visitato la provincia di Hubei, mentre il divieto per chi ha viaggiato in tutta la Cina è stato adottato da Nuova Zelanda e Israele. Italia, Egitto, Finlandia, Indonesia e Regno Unito invece hanno solo sospeso le tratte aeree con la Cina, eccezion fatta per il ponte aereo utilizzato per far rimpatriare non solo gli italiani rimasti bloccati a Whuan ma anche i Cinesi presenti sul territorio italiano.
Maria Citro

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