Gazzettino Italiano Patagónico

Nel 2024 torneremo sulla Luna, per restarci!


I voli lunari dell’Apollo sono terminati nel 1972, ma la Luna desta ancora grande interesse per la NASA e per gli scienziati di tutto il mondo. Ora per la prima volta il programma Artemis della NASA apre all’umanità la porta per lavorare e vivere in modo sostenibile su un altro mondo per la prima volta. Utilizzando la superficie lunare come terreno di prova per vivere su Marte, il prossimo capitolo dell’esplorazione lunare servirà a stabilire per sempre la nostra presenza nello Spazio.
Gli astronauti atterreranno al Polo Sud lunare entro il 2024
La NASA sta attuando la Direttiva sulla politica spaziale degli USA per “guidare un programma innovativo e sostenibile di esplorazione con partner commerciali e internazionali per consentire l’espansione umana in tutto il sistema solare”. Lo strumento della NASA per la futura esplorazione dello spazio profondo è costituito dal più grande razzo mai costruito, il sistema di lancio spaziale (SLS), dalla navicella spaziale Orion e dal modulo di comando lunare Gateway. La NASA utilizzerà il modulo di comando lunare Gateway in orbita attorno alla Luna come punto di partenza per le missioni che permetteranno agli astronauti di esplorare più parti della superficie lunare. Tornando sulla Luna, la NASA stabilirà le basi che permetteranno l’esplorazione umana di Marte. La Luna fornirà un terreno di prova per testare tecnologie e risorse, compresa la costruzione di una base sostenibile e riutilizzabile. La prima missione di atterraggio dovrebbe essere breve, solo un paio di giorni al massimo sulla superficie lunare, per collaudare le nuove tecnologie della NASA. Poi la durata della permanenza andrà via via aumentando. Come per le missioni Apollo, la prossima generazione di astronauti lunari sarà addestrata per una serie di compiti scientifici. Anche le migliori missioni robotiche, infatti, non sono paragonabili al tipo di lavoro che gli esseri umani possono svolgere sulla superficie lunare.
Perché il polo sud?
La destinazione del polo sud è allettante, perché è lì che gli scienziati avrebbero identificato il ghiaccio bloccato sotto la superficie e gli ingegneri credono di poter raccogliere quel ghiaccio portando le attrezzature adatte. Dal ghiaccio si potrebbe ricavare l’acqua potabile per gli esseri umani o, scisso in idrogeno e ossigeno potrebbe servire da carburante per razzi. Scienziati e ingegneri potrebbero dover affrontare problemi che non erano rilevanti durante le missioni Apollo, ma che potrebbero diventarlo. Per esempio, l’atterraggio di una navicella spaziale sulla Luna solleva nuvole di polvere, molto invasiva. Se si deve atterrare e decollare più volte da una base lunare, è probabile che tutta la polvere ogni volta sollevata vada a colpire l’habitat e le strumentazioni.
Un evento per gli appassionati della Luna
 Venerdì 31 gennaio, a Roma Tre, si svolgerà l’evento Occhi sulla Luna! Dalle 18 fino a mezzanotte sarà possibile per tutti osservare la Luna ai telescopi del Dipartimento di Matematica e Fisica dell’Università degli Studi Roma Tre. Durante la serata ampio spazio sarà dedicato al nostro satellite naturale, attraverso diverse attività. Grazie alla mostra “La conquista della Luna” si potranno seguire le prime esplorazioni spaziali e le missioni Apollo. Si potrà scoprire come cambia la gravità sul nostro satellite rispetto alla Terra e godere di un panorama lunare; approfondire la distanza tra Terra e Luna grazie ad una rappresentazione in scala realizzata in collaborazione con l’associazione Speak Science; si potranno infine riconoscere i siti di allunaggio attraverso l’attività di realtà aumentata “Walking on the moon” sviluppata da INAF-IAPS e INAF-Osservatorio di Padova.
I bambini potranno sfidarsi nel gioco interattivo “Cattura la Luna”.
Nel corso della serata, inoltre, studenti e ricercatori guideranno il pubblico alla scoperta dell’astronomia, della fisica e della matematica con esperimenti, laboratori, dimostrazioni scientifiche, conferenze divulgative. Come sempre arricchiranno la serata gli spettacoli astronomici del Planetario del Dipartimento, gestito in collaborazione con Speak Science.
Luca Serafini

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