2 marzo, 2024


4 gennaio 2020, ore 10, autostrada Milano-Genova: nei pressi dell’uscita per il Serravalle Designer Outlet una colonna di auto lunga più di tre chilometri e in rapida crescita annuncia l’inizio dei saldi invernali. Un’infinità di persone attratte dal miraggio di realizzare l’affare della vita o più semplicemente desiderose di procedere senza sosta nella corsa agli acquisti si accodano e attendono. Qualcuno, al solito, s’immagina più furbo di tutti e salta la fila per gettarsi verso l’uscita solo all’ultimo momento. Manovra incivile e soprattutto pericolosa, ma diffusa. W l’Italia! Osservo attonito lo spettacolo mentre procedo verso Genova. Fra quel groviglio di lamiere c’è di tutto: dal conducente della piccola utilitaria che ha deciso di dare fondo agli avanzi della tredicesima, in buona parte probabilmente già dilapidata con lo shopping natalizio, al guidatore del luccicante Suv appena immatricolato, naturalmente alta gamma, con il sorriso sbiancato di fresco e il portafoglio gonfio. Ci sono operai e dipendenti pubblici, ristoratori da 14.550 euro di reddito netto dichiarato, imprenditori di successo e falliti, lazzaroni con i loro garzoni e pure qualche proprietario di yacht. È la giustizia sociale, bellezza! Quella sancita da una società che ci vuole tutti consumatori incalliti e possibilmente indebitati. Compra oggi e paga domani. Compra e paga in comode rate. Compra in saldo. Insomma, compra! Nel caso non ve ne siate accorti siamo andati oltre le peggiori previsioni. Quasi mezzo secolo fa, Pier Paolo Pasolini denunciò il totalitarismo dei consumi. Totalitarismo che dietro la garanzia di un’apparente libertà cela una subdola volontà di omologazione senza precedenti nella storia dell’umanità. Oggi nessuno di noi è più innocente. È capitato e capita a tutti di fare acquisti inutili, compulsivi, stupidi. Perfino di sprecare una meravigliosa giornata di sole in coda: prima tra il traffico caotico, poi comprando merce che il più delle volte non ci serve affatto.
Michele Mauri