Ricercatori INGV mappano un'area vulcanica sottomarina nel canale di Sicilia

Ricercatori INGV mappano un'area vulcanica sottomarina nel canale di Sicilia

27 diciembre, 2019 Off By Gazzettino Italiano Patagónico


Il braccio di mare tra la Sicilia e l’Africa continua a rivelare nuove sorprese geologiche. Un team di ricerca dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha mappato e caratterizzato morfologicamente due campi vulcanici situati a poche decine di chilometri dalle coste di Sciacca, in provincia di Agrigento. Si tratta del Banco Graham, un plateau con circa 10 centri vulcanici che comprende anche la mitica “isola Ferdinandea”: il vulcano che nel 1831 emerse dalle acque ed in pochi mesi beffò Borboni, Inglesi e Francesi che volevano rivendicarne il possesso, venendo smantellato dai marosi. L’area vulcanica, vicina alla costa e in un braccio di mare molto frequentato dal traffico marittimo, è attiva e poco conosciuta, da questo punto di vista i ricercatori si sono posti l’obiettivo di contribuire ad affinare la stima della pericolosità vulcanica che impatta sulla costa e sulla sicurezza della navigazione.
I risultati dello studio
Lo studio, pubblicato sulla rivista internazionale “Frontiers in Earth Science” è basato su dati batimetrici multibeam (una tipologia di sonar) ad alta risoluzione e video ROV (Remotely Operated Vehicle) grazie ai quali è stato possibile realizzare un’analisi morfologica degli elementi vulcanici, erosivi e deposizionali che caratterizzano il campo vulcanico. I conetti giacciono su un fondale la cui profondità varia tra 150 e 250 metri e mostrano altezze variabili tra 100 e 150 metri, arrivando fino a 9 metri sotto il livello del mare in corrispondenza del conetto dell’ex Isola Ferdinandea. Questi sono costituiti da materiale piroclastico poco consolidato, ad eccezione di guglie appuntite presenti sulla sommità di alcuni centri eruttivi, costituite da basalti massivi che rappresentano ciò che resta dei condotti d’alimentazione. L’analisi dei parametri morfometrici dei coni, unitamente a quella degli elementi erosivi e deposizionali e la loro relazione con le variazioni del livello marino, ha permesso di confinare l’età del vulcanismo cha ha originato il campo vulcanico Graham a circa 20.000 anni fa.
Il Banco Terribile e gli altri vulcani
“La distribuzione spaziale e la forma degli edifici vulcanici sottomarini che costituiscono il campo vulcanico Graham”, spiega il ricercatore Mauro Coltelli, “hanno permesso di avvalorare l’interazione tra tettonica e attività vulcanica nella formazione di questo campo vulcanico, poiché i conetti sono situati lungo allineamenti orientati da Nord-Ovest verso Sud-Est e da Nord a Sud, corrispondenti alle principali direttrici tettoniche del Canale di Sicilia”. Inoltre, il Banco Graham non sarebbe neanche l’unico sistema vulcanico della zona. La ricerca ha, infatti, permesso di identificare e caratterizzare morfologicamente anche il campo vulcanico “Terribile”, costituito da una trentina di piccoli conetti di età probabilmente maggiore rispetto a quelli del Graham.
Frane sottomarine ed emissioni di gas
La correlazione poi tra i processi vulcanici sottomarini e la forma dei centri eruttivi ha confermato la natura del vulcanismo che ha originato questi campi vulcanici. Tale vulcanismo rappresenta una peculiarità perché si è impostato in corrispondenza di una fascia trascorrente che interessa la crosta continentale, e quindi in un ambiente geodinamico diverso da quelli tipici di altri campi vulcanici che interessano zone di subduzione (es. le Eolie) o le dorsali oceaniche.

Inoltre, lo studio morfo-batimetrico ha individuato numerosi depositi di frana sottomarina e depressioni causate dall’emissione violenta di gas nei pressi dei due campi vulcanici studiati, suggerendo la presenza di fenomeni di frane sottomarine e diffusi rilasci di gas accumulato nel sottosuolo. Ulteriori ricerche verranno svolte in futuro per caratterizzare ancor meglio la zona vulcanica e per una valutazione della pericolosità associata ai possibili fenomeni naturali che potrebbero originarsi.
Andrea Di Piazza