Truffe ambientali: sacchetti di plastica illegali

Truffe ambientali: sacchetti di plastica illegali

18 diciembre, 2019 Off By Gazzettino Italiano Patagónico


Continua, fiorente, il grande business dei sacchetti di plastica illegali. La Guardia di Finanza e i Carabinieri Comando Unità Forestali Ambientali e Agroalimentari hanno sequestrato ben 2.100.000 sacchetti, pari a 13.900 kg di materiale, in 97 punti vendita di una catena di prodotti ittici surgelati. I punti vendita della catena di surgelati si trovano in 13 regioni del Centro-Nord, mentre due depositi intermedi di distribuzione verso i punti vendita si trovano in provincia di Macerata e Fermo. I sacchetti fuori norma erano destinati a contenere, pesare e imballare prodotti alimentari sfusi. Le Forze dell’Ordine hanno riscontrato la difformità delle buste in materiale plastico rispetto alla normativa vigente. «È l’ennesimo caso di illegalità a spese di cittadini, commercianti onesti e ambiente» ha commentato Marco Versari, presidente di Assobioplastiche. A 8 anni di distanza dall’entrata in vigore della legge, il fenomeno dell’illegalità nel settore dei sacchetti per asporto merci permane in tutta la sua evidenza e consistenza. «Sono anni che denunciamo i comportamenti di individui e organizzazioni che immettendo in commercio sacchetti fuori legge si rendono responsabili di reati ambientali ed erariali, oltre a sottrarre risorse economiche, posti di lavoro e sviluppo al nostro Paese». «Non abbiamo ancora individuato le fabbriche di produzione dei sacchetti illegali, ma sicuramente sono di provenienza italiana» spiega il colonnello Salvatore Paiano, del Nucleo speciale beni e servizi della Guardia di Finanza. Non è stato accertato fino ad ora il coinvolgimento della criminalità organizzata, «anche se è noto il suo interesse per questo settore, che assicura ricchi profitti” conclude il colonnello.
Cosa dice la Legge
I sacchetti utilizzati per i prodotti alimentari sfusi – come l’ortofrutta la gastronomia e i surgelati – devono essere conformi agli standard europei di ecocompatibilità e avere una certificazione di biodegradabilità, compostabilità e rinnovabilità; in particolare, devono raggiungere in 180 giorni la percentuale minima del 90% di biodegradazione. Sostanzialmente quasi scomparire. Un enorme passo in avanti rispetto alle vecchie buste, praticamente indistruttibili e di difficile e costoso smaltimento nel sistema dei rifiuti.
Luca Serafini