Musei Vaticani: gli incanti e i drammi dell'Amazzonia in mostra nel rinnovato Museo Etnologico

Musei Vaticani: gli incanti e i drammi dell'Amazzonia in mostra nel rinnovato Museo Etnologico

13 diciembre, 2019 Off By Gazzettino Italiano Patagónico


L’esposizione dedicata alla regione amazzonica, il nuovo allestimento realizzato per le collezioni etnologiche, i progetti per il futuro nell’intervista al direttore del grande complesso museale vaticano
Non esiste popolo per il quale il Signore non abbia passione e compassione. La Chiesa – che di questa passione e compassione vive – sa che la famiglia umana è una, che una è l’origine degli esseri umani, una la destinazione promessa da Lui. La Chiesa che si fa complice del lavoro bello dello Spirito diventa un grembo ospitale nel quale possono trovare casa e riprendere vita le folle che aspettano il tocco della tenerezza di Dio e gesti di liberazione dal male. Ovunque esse vivano. Gli stessi Musei Vaticani «sono chiamati a diventare sempre più una “casa”», ha affermato papa Francesco; «una casa viva, abitata e aperta a tutti, con le porte spalancate ai popoli del mondo intero. Un posto dove tutti possano sentirsi rappresentati; dove percepire concretamente che lo sguardo della Chiesa non conosce preclusioni. Chi entra qui dovrebbe sentire che in questa casa c’è spazio anche per lui, per il suo popolo, la sua tradizione, la sua cultura. […] Tutti i popoli sono qui, all’ombra della cupola di San Pietro, vicini al cuore della Chiesa e del Papa. E questo perché l’arte non è una cosa sradicata: l’arte nasce dal cuore dei popoli». Il Pontefice ha pronunciato queste parole in occasione dell’inaugurazione del nuovo allestimento del Museo Etnologico “Anima Mundi” all’interno dei Musei Vaticani e della mostra temporanea “Mater Amazonia. The deep breath of the world” che resterà aperta sino all’11 gennaio 2020. Di questa mostra e del rinnovato Museo dialoga con Vatican Insider Barbara Jatta, dal 2017 direttore dei Musei Vaticani.
Qual è l’origine di questa mostra dedicata all’Amazzonia e come si articola?
«Quando papa Francesco, nell’ottobre del 2017, annunciò di voler convocare un sinodo dedicato all’Amazzonia, pensammo di accompagnare questo importante appuntamento ecclesiale con una mostra (in collaborazione con i missionari della Consolata) che potesse restituire ai visitatori gli incanti e i drammi di quella terra, la vita dei popoli che la abitano, l’opera di evangelizzazione compiuta dai missionari, l’incontro del Vangelo con le culture indigene. Il fiume, la foresta, la “maloca”, ossia la casa comunitaria, sono i grandi temi attraverso i quali si è scelto di raccontare questa regione del mondo: abbiamo allestito un percorso particolarmente ricco e coinvolgente che propone filmati (anche del passato), fotografie e 120 oggetti in parte provenienti dal nostro Museo Etnologico, in parte prestati dal Museo dei missionari della Consolata. Alla mostra hanno collaborato, fornendo materiale prezioso, anche i salesiani, i cappuccini e i saveriani».
La mostra diventerà itinerante?
«Non è stato ancora deciso. È una possibilità che valuteremo presto insieme ai missionari della Consolata».
Il Museo Etnologico Vaticano è ancora forse poco conosciuto: quali sono le sue peculiarità e quali i punti di forza del nuovo allestimento che papa Francesco, nel corso dell’inaugurazione, ha elogiato?
«Il Museo Etnologico Vaticano – che documenta l’arte e la cultura dei Paesi extraeuropei insieme all’opera di evangelizzazione compiuta in quelle terre – è nato dopo l’Esposizione Universale Missionaria svoltasi in occasione dell’anno Santo del 1925. Fu istituto con Motu Proprio da Pio XI e collocato nel Palazzo del Laterano: accoglieva 40.000 opere provenienti da quella Esposizione. A questo nucleo iniziale si aggiunsero successivamente preziose opere custodite nel Museo Borgiano di Propaganda Fide: tra esse alcune, precolombiane, erano state inviate in dono a papa Innocenzo XII nel 1692, data con la quale si fa iniziare la storia di questo Museo. Per volontà di Giovanni XXIII tutte le collezioni furono poi trasferite all’interno dei Musei Vaticani e il nuovo Museo venne inaugurato nel 1973 da Paolo VI. Cresciuto nel corso dei decenni grazie a donazioni e acquisizioni, oggi custodisce 80.000 opere dalla preistoria all’epoca contemporanea: una parte di esse testimonia l’arte cristiana nei diversi Paesi del mondo. La prima sezione che abbiamo rinnovato è quella dedicata all’Oceania e all’Australia: presto apriremo al pubblico anche le altre sezioni riservate all’Asia, all’America e all’Africa. Il nuovo allestimento che abbiamo progettato ha il pregio di mettere quasi in dialogo tra loro le opere, di educare a uno sguardo benevolo sugli altri, di far sentire a casa ogni visitatore, che qui potrà trovare le proprie radici scoprendosi benvenuto nella Chiesa. “La bellezza unisce”, aggiungeva il Papa nel corso dell’inaugurazione. Essa “invita a vivere la fratellanza umana contrastando la cultura del rancore, del razzismo, del nazionalismo, che è sempre in agguato”: nei Musei Vaticani lavoriamo per contribuire, attraverso l’arte, all’edificazione di questa fratellanza costruendo ponti, dialogo, incontro».
Nel 2020 quali saranno le principali iniziative avviate dai Musei Vaticani?
«L’anno prossimo si celebrerà il 500° anniversario della morte di Raffaello, di cui i Musei Vaticani conservano opere di insuperabile bellezza: stiamo preparando molteplici iniziative che presenteremo presto. Nel 2020 ricorrerà anche il 300° anniversario della nascita di Giovanni Battista Piranesi: organizzeremo, nel Braccio di Carlo Magno, una grande mostra dedicata alle collezioni vaticane di antichità e di stampe. Inoltre proseguiremo gli scambi di opere con i musei di diversi Paesi. Tengo molto anche all’attività didattica, che abbiamo voluto potenziare: in questi giorni sto incontrando presidi e docenti delle scuole di Roma e della provincia per far conoscere i nuovi percorsi didattici e formativi che abbiamo studiato per gli studenti. I Musei Vaticani non custodiscono soltanto le magnifiche opere di Raffaello e Michelangelo: posseggono un patrimonio vastissimo, unico al mondo, in grado di svolgere un ruolo educativo insostituibile. Nei Musei Vaticani risplende la fecondità della fede cristiana: condividerla è la nostra missione».
Cristina Uguccioni