Travaglio su Zingaretti e il Pd che si finge morto

Travaglio su Zingaretti e il Pd che si finge morto

12 diciembre, 2019 Off By Gazzettino Italiano Patagónico


La capacità dialettica di Marco Travaglio è una delle doti migliori del direttore de Il Fatto Quotidiano. Spesso e volentieri, infatti, con poche parole (al massimo poche righe) ha una capacità di sintesi per esprimere al meglio (spesso condendo con dell’ironia) il proprio pensiero. In particolar modo quando si parla di politica. Oggi, giovedì 12 dicembre, il giornalista ha dedicato il proprio editoriale al Movimento 5 Stelle: una sorta di invito a tornare al passato e ritornare quel che erano i pentastellati all’inizio della loro avventura. Poi l’inciso di Travaglio su Zingaretti e il Pd definendolo una partito che si finge morto per sopravvivere. L’analisi tecnico-tattica fatta dal direttore de Il Fatto Quotidiano parte da un confronto tra i leader dei vari partiti. Si parte da un Salvini e da una Meloni capi delle proprie forze parlamentari, con un principio di ubbidienza da parte dei parlamentari – rispettivamente di Lega e Fratelli d’Italia – che ricevono indicazioni dai vertici ed eseguono gli ordini partiti dall’alto. Senza fiatare.
La non invidia per Luigi Di Maio
Un qualcosa che non accade nel Movimento 5 Stelle che, per loro natura (almeno secondo i principi imposti alla loro nascita), hanno un capo politico che, di fatto, è solo un referente e collante tra la base e le istituzioni parlamentari e ministeriali. Ed è per questo motivo (vedendo la differenza con gli altri) che Travaglio dice di non invidiare Luigi Di Maio, sempre sferzato da questo continuo confronto interno ai pentastellati. Poi c’è spazio anche per il Partito Democratico, ed ecco Travaglio su Zingaretti e i dem: «Il Pd, specie da quanto si è liberato di Renzi e Calenda, va col pilota automatico. Per quanto ammaccato, mantiene una rete territoriale di abitudini e potere che gli garantisce uno zoccolo duro intorno al 20%. Tutta gente che ne ha viste troppe e digerisce tutto, anche senza un leader forte, tant’è che Zinga non si vede quasi mai e il partito sopravvive fingendosi morto».
Enzo Boldi