Gazzettino Italiano Patagónico

Un presepe diventa un grido contro l'orrore

  • A metà tra denuncia e provocazione: così, in una chiesa metodista americana, il presepe diventa un atto di accusa contro le politiche verso profughi e rifugiati
  • Maria, Gesù e Giuseppe separati in diverse gabbie diventano la metafora di un dramma universale
  • La pastora della chiesa: “Miriamo a smuovere compassione nelle persone”

Gesù, Maria e Giuseppe divisi da delle gabbie: dimenticate il presepe con bue, asinelli e panorama bucolico. Se la natività avvenisse oggi, nel 2019, lo scenario sarebbe molto diverso. A portare in scena la provocazione, al tempo in cui Santi e Madonne, diventano terreno di bottini elettorali è una chiesa metodista americana. E a spiegare il perché è proprio la pastora della comunità evangelica di Claremont, città universitaria americana della Contea di Los Angeles. «Nel tempo in cui nella nostra terra le famiglie di rifugiati cercano asilo bussando ai nostri confini e vogliono evitare di separarsi, abbiamo semplicemente considerato la “famiglia” più conosciuta del mondo»scrive su Facebook Karen Clark Ristine, con un post che sembra un implicito e diretto attacco alla politica di Donald Trump. Del resto la storia della natività si presta esattamente a questo parallelismo: «Subito dopo la nascita di Gesù, Maria e Giuseppe sono stati costretti a fuggire con il loro bambino da Nazareth all’Egitto per sfuggire da Erode. Hanno avuto paura di more e persecuzioni. Cosa succederebbe se avessero chiesto rifugio oggi a casa nostra? Immaginate Giuseppe e Maria al confine separati da Gesù che viene strappato da sua madre  e deportato in un campo di detenzione per immigrati clandestini insieme agli altri 5.500 bambini che sono stati ospitati qui nel corso di 3 anni» insiste la Ristine. Il riferimento è sicuramente alla politica che il Governo americano ha portato avanti al confine con il Messico che prevedeva anche separazioni coatte tra figlie e genitori che, nel corso del 2018, ha scatenato un’indignazione trasversale che hanno portato Trump a porre fine alle discusse disposizioni. Secondo il Los Angeles Times, la pastora non è nuova a sollevare temi sociali all’interno della sua attività pastorale. Nelle precedenti raffigurazioni del Presepe, per esempio, sarebbe stata evocata la crisi degli homeless, che dilagano in tutta la California. Intervistata dal Los Angeles Times, la Ristine ha difeso le ragioni di queste scelte: “Non è un’azione politica, ma teologica. C’è gente che mi ha detto di essersi commossa fino alle lacrime. Se tu tieni all’immagine dalla Sacra famiglia, e la vedi improvvisamente separata, questo ti porterà ad avere un moto di compassione. Questa è la cosa più importante”.
Daniele Tempera

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