2 marzo, 2024

La Russia ammette responsabilità nello scandalo del doping di Stato

BEIJING, Dec. 5, 2019 Cai Qi (C), secretary of the Communist Party of China Beijing Municipal Committee and president of the Beijing 2022 Organizing Committee, opens the online Beijing 2022 Volunteer Application Portal during the launching ceremony of the global recruitment of volunteers for the 2022 Olympic and Paralympic Winter Games in Beijing, capital of China, Dec. 5, 2019. The global recruitment of volunteers for Beijing 2022 Games officially started on the 34th International Volunteer Day at a launching ceremony in the newly completed Shougang Big Air competition venue. (Credit Image: © Peng Ziyang/Xinhua via ZUMA Wire)


Tokyo 2020 e Pechino 2022. Potrebbero essere questi gli appuntamenti che la Russia dovrà saltare a causa del rapporto con il doping da parte dei suoi atleti e delle sue intere federazioni. Il tribunale della Wada, agenzia mondiale antidoping, ha deciso di squalificare la Russia dai Giochi Olimpici per i prossimi quattro anni. Se la decisione dovesse essere confermata, il Paese non parteciperà ai Giochi olimpici per tre volte consecutive, considerato anche la mancata partecipazione alle olimpiadi invernali di Pyeongchang nel 2018.
Le motivazioni che hanno portato la Wada a squalificare la Russia dalle Olimpiadi
La Rusada, l’agenzia antidoping russa, è stata accusata più volte di aver gestito con leggerezza le disposizioni antidoping che erano state emanate nel passato a livello internazionale. Il caso di doping, che va avanti ormai da prima delle olimpiadi invernali in casa (quelle di Sochi 2014), aveva visto il coinvolgimento dei servizi segreti russi (FSB), il ministero dello sport russo, il laboratorio antidoping moscovita, i vertici della federazione di atletica russa (la Araf) e quelli dell’associazione delle federazioni mondiali di atletica leggera (ex Iaaf, oggi World Athletics). La motivazione che ha portato la Wada a squalificare la Russia dalle prossime due edizioni dei Giochi olimpici è stata descritta nella sentenza: il Paese sarebbe stato complice nell’aver manomesso i dati dei propri atleti che avrebbero dovuto partecipare proprio alle Olimpiadi. Sarebbero stati eliminati i nominativi relativi agli atleti che potevano essere identificati come positivi all’antidoping da parte dell’agenzia internazionale antidoping.
Michele Canzanella