Gazzettino Italiano Patagónico
February 10, 2019 - Budapest, Hungary - Right-wing Hungarian Prime Minister VIKTOR ORBAN delivers his annual speech, announcing a bold seven-point action plan on helping families with children in order to tackle population decline. (Credit Image: � Attila Volgyi/Xinhua via ZUMA Wire)

Ungheria: perché nello stato magiaro la libertà di informazione è a rischio

  • Continuano gli attacchi del governo ungherese contro la libertà di stampa
  • Questa volta nel mirino ci sono due Ong come Amnesty International e Human Rights Watch che vengono di fatto censurate dalla più grande agenzia di stampa governativa
  • La reazione di Amnesty: “Un altro affronto alla libertà di espressione e un’ulteriore restrizione dell’operato delle ONG nel Paese”

Mentre in Italia viene preso a modello dalle destre sovraniste, il governo ungherese, guidato da Viktor Orban, continua la sua corsa verso qualcosa che assomiglia sempre meno a una democrazia liberale e sempre più a regimi che speravamo di esserci lasciati definitivamente alle spalle. L’ultimo allarme viene lanciato questa volta dalla stampa, per la precisione dal quotidiano Nepszava che ha dato conto del divieto stabilito dall’agenzia di stampa ufficiale ungherese (Mtva), controllata dal governo, di dare voce a due importanti ONG, focalizzate sul rispetto dei diritti umani: Amnesty International e Human Rights Watch. Una misura che ha incontrato il commento piccato dei vertici nazionali della ONG: «È scandaloso che lo stato ungherese stia censurando le importanti informazioni pubblicate da Amnesty International e Human Rights Watch. È un altro affronto alla libertà di espressione e un’ulteriore restrizione dell’operato delle ONG nel Paese» ha sentenziato Dávid Vig, direttore della sede ungherese di Amnesty International, aggiungendo: «Il Governo sta volontariamente negando ai cittadini l’accesso a informazioni vitali riguardo l’abuso di diritti umani, sia in Ungheria, che nel resto del mondo». Del resto, non sono pochi gli osservatori che puntano il dito sui rischi corsi dalla libera stampa in Ungheria. Come riportato da un’inchiesta del Fatto Quotidiano: la strategia del governo sui media è duplice. Da un lato molti media sono spariti da un giorno all’altro, comprati e “normalizzati” da uomini vicino a Orbán. Nel 2016 è chiuso Népszabadság, uno degli ultimi giornali di sinistra, dopo essere stato comprato da investitori collegati a Fidesz, mentre sono molti i media e i giornali diventati veri e propri megafoni del Governo. Ma non solo, lo Stato sembra avere un ruolo importantissimo anche per quel che concerne gli investimenti pubblicitari, condizionando così pesantemente il mercato pubblicitario ed esercitando una pressione costante su tutta la stampa. Secondo quando riportato dall’Associazione dei pubblicitari ungheresi, lo stato è il player che investe maggiormente in pubblicità nel Paese. Negli scorsi anni ha spento milioni di euro per pubblicizzare esclusivamente campagne pro-governative. Campagne, va ricordato, pagate con i soldi dei contribuenti ungheresi.
Daniele Tempera

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